Fili Fatali
di // pubblicato il 04 Agosto, 2009
“sono poche le volte che guardando un quadro o una scultura, ci sembra di vedere non solo una storia particolare, individuale, non solo l’ingegno e la fantasia di un artista, ma qualcosa di più, qualcosa che riassume, magari da un’angolatura specifica, lo spirito e il tempo della realtà che ci tocca vivere. In Massini direi che succede questo: si ha l’impressione di una partita giocata con coraggio, senza dilettantismi né velleità eccessive”
(P.Magris)
“Fili fatali” è l'articolato progetto espositivo che sarà visitabile a Trieste fino al prossimo 5 novembre, ideato per celebrare l'originale stile pittorico di Claudio Massini.
Disseminate all'interno di sette prestigiosi spazi museali della città, le sue opere si relazionano con quelle del passato e costituiscono l'occasione per ripercorrere gli ambienti e le memorie d'infanzia del pittore.

Napoletano di origine, Massini si è trasferito molto presto a Trieste dove ha vissuto fino a 18 anni, studiando decorazione pittorica all'Istituto Statale D'Arte “Enrico e Umberto Nordio”. E' grazie a questo percorso di studi tradizionali, che l'artista ha acquisito conoscenze che ritornano in un percorso espressivo interamente votato al culto della bellezza e della preziosità della superficie cromatica, entrambe coniugate secondo un sentire contemporaneo.
Le tele in esposizione, dipinte a tecnica mista con rilievi e incisioni, si rivolgono essenzialmente alla realtà triestina, come testimoniato da alcune architetture facilmente riconoscibili.
Nei dipinti viene evidenziato il sentimento del lusso e della voluttà, attraverso la preziosità del pigmento che è ricollegabile all'antica pittura di tradizione medievale.
Una luce uniforme investe le cose raffigurate, quasi immobilizzandole, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: è costante il richiamo al mondo dell’estremo oriente, soprattutto nipponico, che si ritrova nel gusto grafico per i fiori e nella presenza icastica dell’oggetto nudo e crudo.

Osservando le opere di Massini, si avverte il desiderio istintivo e irrefrenabile di sfiorare con il palmo della mano la tela dipinta, per saggiarne le diverse temperature dei materiali impiegati, la loro rugosità e l’accuratezza delle finiture.
Con l’utilizzo di una tecnica particolarissima e ingannevole e di una genuina esuberanza espressiva, l’artista vuole meravigliare, accantonando la centralità del corpo umano e alimentando l’idea di una vita iperdecorata.

Aldilà di ogni appiglio tecnico è comunque sostanziale il richiamo a pittori di massima levatura: da Matisse (fede in un esasperato decorativismo) a Picasso (ricorso frequente a segni linguistici e materici), fino a Duchamp, per l’aspetto ideologico del suo intero lavoro.
In anni dominati dal relativismo morale ed ideologico dunque, la durezza strutturata di Claudio Massini pretende di fare da argine, fondando, in nome della complessità, una nuova scuola del pensiero figurativo a cui far corrispondere un rigoroso impianto di costruzione formale.