Federico Zuccari: innocente e calunniato?
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2009
Durante le festività natalizie il nostro Paese propone un gran numero di mostre da non perdere e l'unico imbarazzo è scegliere dove andare e cosa vedere. Fra le tante, una mi ha davvero rapita.
Si tratta di quella al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi anche se, in verità, la Direttrice, Marzia Faietti, ci sta abituando ad allestimenti di alto spessore.

Questa volta, però, la sorpresa è stata abissale. Pur continuando a non strapparmi le vesti di passione per Federico Zuccari (se i 2.400 metri quadri di sua pittura, la massima estensione mai dipinta in città, fossero stati affidati da Francesco I a qualcun altro, la cupola del Brunelleschi non sarebbe solo un capolavoro architettonico) sono rimasta piacevolmente sorpresa nell'approfondirlo non avendo difficoltà ad ammettere il mancato interesse per chi ha criticato anche la Gioconda.
Sbagliavo perché, se l'opera del pittore non è minimamente avvicinabile a quella dei grandi contemporanei, Zuccari fu un fondamentale teorico d'arte e un eccellente letterato, manifesto delle proprie convinzioni e, per questo, ha duramente pagato in prima persona.
Un personaggio che, se vivesse ai giorni nostri, sarebbe fisso sui media con il vantaggio per noi di ascoltare qualcosa di intelligente.

Un fortissimo fascino quello esercitato dalla personalità poliedrica dell'artista controverso. Un ringraziamento quindi alla Soprintendente al Polo Museale Museale per aver ideato e averci offerto questa mostra curata con Elena Capretti.
Al riguardo, perdonate un inciso diretto a chi, a Firenze, ancora non ha iniziato a fare qualcosa, ma si atteggia da protagonista.
Qui, già da anni, esiste la "Prima Donna" e si chiama Cristina Acidini: vertice non certo regalato, ma raggiunto attraverso qualità professionali unite a cortesia, simpatia e, non ultima, la costante disponibilità al dialogo anche con noi giornalisti.

Il 1609 fu "un anno funesto per la pittura" come scrisse lo storiografo barocco Giovan Pietro Bellori, morivano alcuni massimi esponenti di un momento cruciale dell'arte europea: Annibale Carracci e Federico Zuccari (in quattro secoli di storiografia artistica, nonostante i riconoscimenti ricevuti in vita, la figura del "principe" dell'Accademia di San Luca è stata ovunque fortemente ridimensionata. Qui a Firenze, fra gli storici dell'arte "gira" addirittura il detto che porti sfortuna).
Per onorarne il quarto centenario della morte, questa mostra offre un'opportunità unica di conoscerlo attraverso il percorso in sezioni divise da colori diversi che evidenzia il valore del fondo proveniente dalle collezioni Medici e Lorena, grandi estimatori della prolifica produzione grafica dello Zuccari.

Sono centrali i temi di polemica e vendetta usati da artisti, in particolare proprio lo Zuccari, per dichiararsi innocenti a fronte di calunnie e ingiustizie vere o presunte attraverso soggetti come “Verità rivelata dal Tempo”, “Verità sottratta dall’Invidia”, “Trionfo della Virtù sull’Invidia” e quello della “Calunnia. Quest'ultimo tema ha goduto fin dall'antichità classica notevole fortuna figurativa. Di origine letteraria risalente a Luciano (Samòsata, 120 circa – Atene, 180 circa) che narra le vicende del grande pittore Apelle, ingiustamente accusato da calunniatori presso il re egiziano Tolomeo, che dipinse per primo questo soggetto con gran numero di personificazioni allegoriche. Inclusa da Leon Battista Alberti fra gli esempi di storia adatti alla trasposizione pittorica, la "Calunnia" fu dipinta da Sandro Botticelli e Leonbruno e ripresa dallo Zuccari contro il cardinal Farnese con icastica originalità.
Una lunga carriera quella dello Zuccari, eccellente "politico" nell'ottenimento di committenze importanti, ma incapace di conservare il favore dei potenti, reagendo con vendette artistiche poi oggetto di gravi conseguenze tanto da sentirsi un "innocente calunniato" come Apelle, Esopo e Dante.
Qui a Firenze, lo conosciamo bene per ... il "Giudizio Universale" di Santa Maria del Fiore oltre alla casa di via Giusti, già di Andrea del Sarto, che lo Zuccari abitò e abbellì con pitture murali e rilievi.

La mostra prende però spunto da un prestito eccezionale, la tela inviata al duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere, negli anni Ottanta del Cinquecento, entrata nel secolo seguente nelle collezioni medicee e creduta perduta (ricomparsa di recente sul mercato dopo tre secoli di oblio nella collezione Bruschi d'Anna a Firenze, lo Stato italiano l'ha acquistata destinandola alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino).
Mai esposto a Firenze, si tratta di un quadro raffigurante, in versione ridotta, la cosiddetta Porta Virtutis, la monumentale composizione allegorica che nel 1581 causò l'ira di Gregorio XIII e il conseguente esilio da Roma. Un quadro dove vi è la contrapposizione tra virtù e vizio, tra sapienza e ignoranza, tra arte e incapacità di comprendere l’arte in una scenografia complicata e alquanto sinistra che i contemporanei decifrarono senza difficoltà un attacco dello Zuccari a un suo ex committente, funzionario della corte papale. Da qui la denuncia, il processo, l’esilio.

Quadro colmo di significati e invenzioni allegoriche, idealmente posto a conclusione del percorso espositivo di oltre sessanta opere, in prevalenza disegni, oltre a stampe, dipinti e volumi, riassumendo ogni istanza, anche la più profonda dell'arte dello Zuccari.
Imperdibile, il catalogo edito da Giunti, per i saggi contenuti e anche per la documentazione completa di una vita di ingiustizie subite!