Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più

di Amici in Visita // pubblicato il 17 Dicembre, 2011

- di Mattia Visani -

Perché non c’è più? Non c’è più perché le è spuntato tra le gambe un enorme fallo ed è stata rapita dagli ufo, insieme all’amica del cuore e alla sua cagnolina impagliata. Ora guarda il mondo dalle stelle.

Lo spettacolo scritto diretto e interpretato “en travesti” da Filippo Timi, si candida come uno dei migliori spettacoli dell’anno.
È la “Favola” di Mrs. Fairytale, qualcuno si accorgerà di una certa omologia di contenuto tra il nome della pièce e quello della protagonista.
Mrs. Fairytale è una donna sola, dedita all’alcool, tradita e quotidianamente picchiata dal marito, confortata solamente dalla compagnia della sua barboncina imbalsamata, Lady, e dal suo incrollabile ottimismo.
Anche Mrs. Emerald, sua unica amica, sospetta il coniuge di infedeltà, ma questa volta sembra che il tradimento si sia consumato con un altro uomo, un culturista.
Ogni giorno si incontrano per assicurarsi, al di sotto delle apparenze, di essere entrambe ugualmente infelici. Lentamente, però, con il mutare di sessualità della protagonista, anche il rapporto con Mrs. Emerald  si trasforma. Lucia Mascino ci offre, nei panni dell’amica, una grande prova d’attrice.
I tre fratelli Smith, che a vario titolo frequentano il salotto di Mrs. Fairytale, sono bene interpretati dal Luca Pignagnoli.
Siamo in America alla fine degli anni Cinquanta, la donna è l’angelo del focolare, l’immaginario è popolato dalle dive del cinema e dai loro abiti sfarzosi, la paura e la fascinazione arrivano da lontano, dai dischi volanti e dagli alieni. Materia per un racconto popolare.
“Favola” è l’immagine sovraesposta di un interno borghese di quegli anni. Un salotto accuratamente arredato, un albero di natale scintillante, la moquette color salmone, il verde alle pareti, la radio che trasmette le canzoni di Judy Garland, The Chordettes, Nat King Cole e Doris Day. Un incubo color pastello.

Tanto il copione quanto lo spettacolo sono il risultato del montaggio di materiali eterogenei e di varia provenienza: motivi, figure e citazioni che appartengono all’immaginario cinematografico di quegli anni e alla sua tradizione, immagini da cartolina, oggetti d’epoca, abiti da far invidia al pubblico femminile, realizzati da Miu Miu. “Ho svaligiato eBay” dichiara l’autore.
Tutto è teso a esaltare la finzione teatrale, ben al di sotto del travestimento, così camuffata, risuona nitidamente la voce personale dell’interprete, predicato verbale che coordina gli oggetti della rappresentazione. Una dimensione in cui si confonde scrittura a tavolino e scrittura scenica, materia letteraria e materia teatrale, formalismo e improvvisazione, in cui il rapporto con il pubblico non è garantito, non preordinabile, da costruire, mentre la distanza con lo spettatore diventa variabile, cangiante.
Elementi che ricollegano la “Favola” di Timi alla grande tradizione della commedia: il gusto per il travestimento, il segno della mescolanza e della contaminazione, la confusione dei ruoli, lo schematismo delle figure, l’esibizione dei caratteri, l’esiguità della trama, l’argomento fallico, l’intento parodico, un codice teatrale declinato sulla fisicità degli interpreti, l’esasperazione del contrasto tra immediatezza dell’evento e artificio della rappresentazione. “Sono un comico” ama ripetere Timi.

La materia è organizzata in una struttura simile a quella del Carosello, e questo è uno dei temi della messinscena. Una formula accattivante che mescola illustrazioni, colori sgargianti, tinte moralistiche, musiche e canzoni, come preludio allo spot.
Su uno schermo cinematografico che fa da sipario, a ogni cambio d’abito, viene proiettato un episodio del Carosello, i disegni sono quelli di Pagot, tra le voci, quella di Franca Valeri pubblicizza una nota marca di sapone.
Sul finale, coerentemente alla forma di sviluppo di questo genere televisivo, sulle note di uno dei capolavori di David Bowie, “Space Oddity”, anche l’attore si rivolge agli spettatori, dallo spazio.
Da lassù, può guardare la terra, la sua vita, e trarre la morale della “Favola”: “Quando tieni troppo alle apparenze, queste si incancreniscono, ti divorano, ti cambiano” e la felicità può diventare una smorfia. Indimenticabile.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Filippo Timi © Danilo Scarpati

DETTAGLI

Favola. C'era una volta una bambina, e dico c'era perché ora non c’è più
di Filippo Timi

regia: Filippo Timi
produzione: Teatro Franco Parenti
con: Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli
Viso a Bologna, Teatro delle Celebrazioni, dal 6 al 7 dicembre 2011

DIDASCALIE IMMAGINI

Filippo Timi © Danilo Scarpati