Fausto Melotti graphikós
di // pubblicato il 28 Maggio, 2010
Per i visitatori degli Uffizi un po' meno distratti, ecco un altro regalo del Gabinetto Disegni e Stampe.
Si tratta del nuovo allestimento - visibile con il biglietto di ingresso in Galleria - a seguito della recente donazione alla collezione del GDS di centotrentadue opere, tra incisioni, litografie, cartelle e volumi di Fausto Melotti (Rovereto, 8 giugno 1901 - Milano, 22 giugno 1986) disposta dalla figlia Marta con il tramite di Sergio Risaliti.

Vissuto durante infanzia e adolescenza tra il Trentino e Firenze, laureatosi in ingegneria a Milano, poi alla classe di scultura dell'Accademia di Brera, la formazione di Fausto Melotti si sviluppò con lo studio della matematica e dei classici, la passione per l’arte e l’esercizio della musica.
Con il cugino Carlo Belli e Gino Pollini nei primi anni Venti frequentò l’ambiente futurista di Rovereto poi a Milano l’avanguardia del razionalismo architettonico italiano - fondamentale per la formazione del movimento astrattista milanese che faceva capo alla Galleria del Milione - di cui Carlo Belli fu teorico riconosciuto e Melotti protagonista con Lucio Fontana.
I disegni degli anni Venti e Trenta sono un chiaro specchio di questi percorsi formativi e ne documentano l’adesione all’astrattismo.
Soggetti e miti della classicità, Hermes, Euridice, Orfeo (1926), sono interpretati con spirito originale pur consapevole dei contemporanei movimenti metafisici. Invenzioni impregnate della componente matematico-ingegneristica e della continua riflessione sul linguaggio e le strutture musicali.

La guerra fu una pesante cesura per l'evoluzione del suo pensiero, un periodo di crisi e di stasi creativa da dove uscì applicandosi alla ceramica con i "Teatrini", scatole sceniche di impianto narrativo eseguite in terracotta e materiali poveri a cui si collega un precoce Disegno del 1940.

Fondamentale fu il ricorso alla meditazione poetica. Infatti, una nuova versione di Euridice, disegno del 1955, sembra volerlo suggerire e come più tardi sarà confermato da due raccolte di aforismi e poesie significativamente intitolate Linee.
E' dalla fine degli anni Cinquanta che le forme vanno assumendo sempre più aspetti lineari simili a grafismi leggeri sospesi nello spazio, sia nei disegni che nelle sculture.
Dal 1969 la produzione si arricchisce di una componente cromatica preferendo soggetti e composizioni quasi a riassumere tutta la sua precedente attività.
Come spiega la Soprintendentente Cristina Acidini "Questa occasione espositivasi è proposta di far cogliere nel rigoroso contesto museografico della Sala Detti il 'mondo geometrico' che disciplina l'astrattismo melottiano, evidenziando la elementarità espressiva delle tenui stesure di questi suoi fogli".

Graphikós, nel duplice significato greco di disegno e di scrittura, è un allestimento curato da Marzia Faietti, Alessandra Griffo, Giorgio Marini, Sergio Risaliti e Ilaria Rossi che traccia completamente il pensiero di Melotti, dagli esordi degli anni Venti fino alla prove della piena maturità attraverso una selezione delle opere donate a cui si sono aggiunti quarantuno disegni prestati dall’Archivio Fausto Melotti di Milano e due sculture di collezione privata.
Fra questi geometrie esatte legate all’astrattismo degli anni Trenta, i motivi decorativi e le strutture che caratterizzano i “Teatrini” e i linearismi tipici delle sculture della maturità.
Le due versioni di Canone variato alludono inoltre alla continua riflessione sulla musica, mentre fogli come La piuma, rivelano con levità melottiana il suo approccio eminentemente poetico alla realtà, all’arte e alla vita.

Come ricordato nel catalogo edito da Electa, queste opere agli Uffizi costituiscono un ideale ritorno in quanto, quasi un secolo fa, proprio da un primo incontro con Firenze, esule dalle regioni colpite dal conflitto mondiale, Melotti si nutri di una prima formazione artistica a contatto con le testimonianze del passato.
Un rapporto con la città mai interrotto e culminato nella grande retrospettiva dedicatagli nel 1981 al Forte del Belvedere e nella collaborazione per scene e costumi per il Maggio Musicale.

I versi dei poeti a primavera
alleggiano intorno ai rami dei peschi
prima ancora che vi spuntino i fiori.
(Fausto Melotti, La melagrana aperta, 1986)