Fare gli Italiani. Mostra multimediale sull’identità nazionale
di // pubblicato il 08 Agosto, 2011
È da poco fatta l’Italia quando a Torino si edificano tra il 1885 e il 1895 le Officine Grandi Riparazioni, uno spazio per la manutenzione di vagoni e locomotive alla periferia ovest della cinta daziaria, realizzata nel 1853 in seguito allo Statuto Albertino. Oggi in 10000 mq dei complessivi 190000, ormai divenuti un monumento di archeologia industriale, si ricostruisce l’identità di un popolo che ancora per qualche mese festeggerà i suoi primi 150 anni.

Fare gli Italiani è la missione dell’esposizione che accoglie l’auspicio attribuito a Massimo D’Azeglio ne “I miei ricordi”, in un allestimento drammaturgico e spettacolare che a partire dalla tradizione plastico figurativa con i busti degli eroi risorgimentali, dal romanticismo patriottico di Induno e Hayez, dal Pietro Micca di Andrea Gastaldi, attraverso i ritratti dei settantatré volontari garibaldini sbarcati a Sesto Calende immortalati da Eleuterio Pagliano, conduce ad un ambiente visionario fatto di reperti storici, postazioni multimediali, video proiezioni e otto pannelli in plexiglas per altrettanti momenti salienti dal 1815 ad oggi.
Un impianto cronologico e tematico suddiviso in tredici isole - L’Italia delle città, Le campagne, La scuola, La Chiesa, Le migrazioni, La Prima Guerra Mondiale, La Seconda Guerra Mondiale, La partecipazione politica, Le mafie, Le fabbriche, I consumi, I trasporti, I mezzi di comunicazione di massa - che costituiscono il nucleo centrale della mostra e il luogo deputato ad approfondire contraddizioni, pregi e difetti di una civiltà ancora molto variegata. A metà fra museo e laboratorio il percorso è costellato di oggetti, interviste, filmati di varie epoche, oltre a ricostruzioni d’ambiente che illustrano da angolazioni diverse la nascita e la fine dello Stato liberale, le lotte partigiane, l’associazionismo politico. Per arrivare al boom economico, amplificato da radio, stampa e tv, fino al sistema di trasporti e infrastrutture che letteralmente costituiscono l’apparato circolatorio e il vero collante della penisola.

Calati in una miscellanea di luci, suoni, rumori otto fondali dipinti presentano le capitali degli Stati preunitari -Torino, Genova, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo- politicamente divise, ma culturalmente unite dal teatro dell’opera. È l’esordio dei moti rivoluzionari, dell’emancipazione contadina avvenuta con la battaglia del grano nell’Agro Pontino, con le riforme agrarie, i congressi dei coltivatori diretti a cui si sovrappongono le lotte operaie e le periodiche migrazioni. Progressi e coscienza di classe conseguenti all’alfabetizzazione di massa voluta dallo Stato per favorire la coesione sociale e la formazione di un ceto dirigente preparato a guidare il Paese.

Ma identità per gli italiani significa condividere riti, tradizioni sacre, liturgie che hanno conferito alla Chiesa oltre ad un enorme potere, l’onere di guidare le anime e regolare gli equilibri diplomatici in delicati passaggi storici. Ad esempio durante e al termine del secondo conflitto mondiale, seguito radiofonicamente da milioni di italiani che soltanto qualche anno dopo, complice la pubblicità, conosceranno un insperato benessere trasformando e omologando le proprie abitudini. Ci vorranno gli anni di piombo per placare l’euforia consumistica e la secolare piaga delle mafie, germinate in seno al regno borbonico, a incancrenire i gangli vitali dell’economia in una lotta senza quartiere con le istituzioni. Così ad una voragine, ai faldoni giudiziari, ai macchinari industriali, si affiancano gli arredi effimeri di uno studio televisivo, i trofei sportivi, le tecnologie, i drammi e i trionfi che nel tempo hanno forgiato il carattere del popolo italico.
.jpg)
Un impianto epico con qualche concessione al romanticismo per ricordare i tanti individui che hanno contribuito alla nascita di uno stato laico e democratico: imprenditori, intellettuali, operai, contadini, artigiani, artisti, singole identità che in particolari frangenti hanno saputo ‘fare squadra’ e adesso affrontano il compito arduo di diventare cittadini dell’Europa comunitaria in un mondo globale.

Tutto questo si apprende dal percorso di visita. Un’esperienza unica che alla pregevole funzione didascalica degli apparati multimediali aggiunge testimonianze dirette del passato e alcune ipotesi interpretative sul presente. Uno spazio d’incontro ideale e reale fra differenti regionalismi, articolato su molteplici piani di lettura, per studenti, turisti, torinesi desiderosi di conoscere meglio un paese di santi, poeti e navigatori, svincolato per quanto possibile dai soliti luoghi comuni.