Fall-out

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 10 Giugno, 2011

Qualcuno ha detto che è sbagliato ragionare e magari scegliere sull’onda emotiva degli eventi, io titolare di questa rubrica non posso che dissentire da tale affermazione.
Spesso è col cuore, tradizionale centro delle emozioni, che si vede meglio la via, che si può distinguere il giusto dall’iniquo senza interferenze razionali di calcolo o convenienze.

Il 26 aprile 1986 l’esplosione della centrale nucleare di Černobyl ha immesso nel ciclo vivente del pianeta una quantità di radiazioni pari a duecento volte la bomba di Hiroshima, elementi come lo Iodio 131 o il Cesio 137, prodotti esclusivi della fissione nucleare che non esistono in natura, sono sfuggiti al controllo dell’uomo riversandosi nell’ambiente. Unica soluzione possibile adesso per riparare il danno, aspettare migliaia di anni.

Fall-out è il termine che indica la ricaduta di radiazioni dall’atmosfera su terra e mari, ma è anche il titolo di un bel documentario ideato da Daria De Benedetti, che ne firma la regia con Francesca Politano, uscito al cinema solo a Roma e reperibile adesso in dvd in edicola per un periodo limitato. Sfidando il silenzio mediatico di autorità che vorrebbero la disgrazia già archiviata come capitolo chiuso, il film ci porta nei luoghi contaminati a oltre vent’anni dalla tragedia.

I dati ufficiali sono ben celati dalle autorità locali che non hanno alcuna intenzione di renderli di pubblico dominio, le stime parlano di almeno 3,2 milioni di persone, di cui un terzo bambini, che hanno subito danni da esposizione a radiazioni ma un bilancio effettivo e definitivo probabilmente non lo avremo mai.

La prima reazione delle autorità dopo lo scoppio fu quella di tentare l’occultamento degli eventi, pensando che fosse sufficiente ignorare l’accaduto e non allarmare la gente con evacuazioni forzate per nascondere la totale incapacità a gestire un evento di proporzioni imprevedibili. Nessuno fu avvertito del pericolo delle radiazioni per molti giorni a seguire e anche la popolazione locale, come il mondo intero, fu informata dell’incidente da notizie provenienti dalla Svezia su tassi troppo alti di radioattività rilevati nell’aria.

L’inferno evocato dalle parole di chi vide scomparire il proprio mondo da un giorno all’altro è qualcosa di paradossale difficilmente immaginabile. Il ricordo del silenzio irreale che avvolgeva l’intera zona, gli abitanti parzialmente evacuati, donne e bambini scomparsi e in strada solo uomini ubriachi a cui era stato detto che le sostanze alcoliche potevano dare protezione dal contagio. Un terribile panorama innaturale di distruzione e morte.

L’impreparazione totale di allora oggi sarebbe la stessa, le autorità dell’ex Unione Sovietica evacuarono la zona compresa in una circonferenza limitata intorno alla centrale, 10 km prima e 30 in un secondo tempo, senza sapere che la ricaduta agisce a macchia di leopardo ed è quindi impossibile da circoscrivere in un’area definita. La cosa allucinante è che a Fukushima l'11 marzo 2011 sono stati adottati gli stessi criteri errati, a conferma che in questi anni nessuno ha tentato di predisporre un valido protocollo per fronteggiare l'evenienza di un nuovo disastro.

Oggi nella riserva di Poliesse vengono svolte ricerche su animali, piante e terreno ad alta concentrazione di radioattività, l’obiettivo è riuscire a ipotizzare le mutazioni genetiche nelle generazioni future ma Vladimir S. Ageyets, direttore dell’istituto di ricerca sulla radioattività, afferma senza mezzi termini che in oltre vent’anni non è praticamente cambiato niente. La contaminazione non è calata rispetto ai giorni della catastrofe e nonostante questo, grano, legno, funghi e mirtilli vengono prodotti nelle zone circostanti ed esportati senza controllo.

Ormai dopo tanto tempo la gente si è abituata al peggio, assuefatta a una situazione assurda in cui l’evacuazione totale sarebbe la sola scelta sensata, ma disgraziatamente l’Ucraina non ha risorse economiche per spostare quasi un quarto della sua popolazione e il governo ha deciso di tentare la via della sopravvivenza in loco.

Nato come reportage fotografico Fall-out unisce l’impatto delle testimonianze dirette di chi ha visto l’apocalisse con i propri occhi, alle bellissime immagini in un rigoroso bianco e nero del progetto originale. Il tutto unito a dare corpo a questo prezioso documento senza il complesso evocato da Susan Sontag nel suo libro Davanti al dolore degli altri, ispiratore dell’ultimo numero di Iperuranio, secondo cui ci sarebbe un che di sacrilego nell’associare bellezza estetica a immagini che testimoniano dolore.

Un recente studio della Strahlenschutzkommission, la commissione del governo tedesco per la protezione da radiazioni, ha evidenziato l’aumento di leucemie infantili nei bambini che vivono intorno a centrali nucleari anche senza il verificarsi d’incidenti. Questo dato, unito alla constatazione che non esiste a tutt’oggi un modo sicuro di stoccare le scorie radioattive prodotte, dovrebbe essere sufficiente ad abbandonare un sistema per la produzione di energia così pericoloso e poco controllabile.
Se domenica prossima siamo chiamati a esprimere ancora il nostro pensiero nel segreto dell’urna, significa che un certo percorso collettivo di salvaguardia dell’ambiente è di nuovo sotto assedio, minacciato da un’avidità senza consapevolezza.
 

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Fall-out
  • Regia: Daria De Benedetti & Francesca Politano
  • Con: Olga e Elena Atroscenko, Vassili Shablosky, Alexandra e Dimitry Alexandrovitch Didenko, Ludmila Ignatenko, Iekatierina Marcovna Cecko, Natalia Kudiacova, Alexander Leonidovich, Vladimir S. Ageyets, Anna Nicolaievna Bobrignova, Vladimir Ivanovitch, Alexander Shabalin, Kurg Vassili Alexandrovitch, Svetlana Ratnikova, Victor Rudenka, Alexandra Grigorievna Repiceva, Yuri Kusmich, Evgheniy Nicolaevitch, Mania Ivanovna, Rimma, Piotr Luchianenko, Tatiana Vladimiravna Medvedeva, Lubov Nicolaevna Ribnicava, Elmira Kansba
  • Riprese: Daria & Eugenio De Benedetti
  • Fotografie: Daria De Benedetti
  • Musica: Gabriele Pierri
  • Montaggio: Francesca Politano
  • Produzione: Daria De Benedetti
  • Genere: Documentario
  • Origine: Italia, 2010
  • Durata: 52’ minuti

 

DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Eppure la bellezza riemerge
  anche dalla distruzione
- Internato di Vassilevici
- Storie e volti per non dimenticare
- Foto di Daria De Benedetti
- Altri fotogrammi del film

IN COPERTINA

La mia nipotina è nata proprio quel giorno.
Il 26 aprile 1986. E’ nata già malata.
A sette anni è morta.

Iekatierina Marcovna Cecko