Facce di mafiosi
di // pubblicato il 27 Maggio, 2009
Il 23 maggio è la data dell’inaugurazione della mostra “Facce di mafiosi” di Flavia Mantovan, che si tiene nei saloni del Castello di Salemi.
La data non è casuale. Il 23 maggio ricorre la memoria della strage di Capaci, in quell’anno maledetto, 1992, in cui oltre al Giudice Falcone, la sua compagna e gli uomini della scorta, persero la vita anche il Giudice Borsellino e i quattro uomini e una donna, che lo proteggevano, in via d’Amelio, nel pomeriggio del 19 luglio.
Impossibile dimenticare, doveroso ricordare.

La mostra è articolata in 20 opere, che raffigurano i volti di alcuni famigerati mafiosi, come Liggio, Provenzano, Matteo Messina Denaro, al Capone, ritratti dall’artista dopo la loro cattura.
“Flavia Mantovan ritrae i volti dei boss dopo la loro cattura (dice Vittorio Sgarbi) sceglie, dunque, di mostrare il volto sfatto, invecchiato, perdente, del mafioso, in contrapposizione all’iconosfera dei nostri tempi, che, al contrario, li celebra alla stregua di presidenti, ministri, sindaci, assessori. “Facce di mafiosi” apre la sezione di esposizioni temporanee del museo della mafia, il quale non vuole essere mera provocazione, bensì testimonianza di un fatto umano, negli stessi termini in cui esiste un museo dell’olocausto” .
Flavia Mantovan vive e lavora da anni negli Stai Uniti, come modella e pittrice, ed ha sentito il bisogno di raffigurare su tela le emozioni nate dopo l’arresto di Bernardo Provenzano dell’11 aprile 2006.

Il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, ha scelto questa mostra come anteprima dell’istituendo “Museo della Mafia” (iniziativa promossa dal sindaco stesso e da Oliviero Toscani, assessore alla creatività) perché, come lui stesso ci spiega “Il suo punto di vista, di italiana dall’America, mi ha incuriosito, e ho pensato che potesse essere l’annuncio, con una sezione di attività espositive temporanee, del Museo della Mafia. Non è dunque una mostra su commissione, ma una coincidenza di curiosità, forse morbosa come ogni curiosità, ma lecita nella iconosfera del nostro tempo, dove le immagini parlano più delle parole. “Facce di Mafiosi” è giornalismo, cinema, denuncia. È applicare la lezione di Andy Warhol, di Schifano, a una materia incandescente. Il potere mafioso che vive nascosto trova volto e viene esibito, senza paura, senza ipocrisia,… Il male esiste come la disponibilità al crimine di molti uomini. I giornali ne sono pieni ogni giorno. Immagini e racconti di imprese di inaudita violenza. E, dunque, noi ci specchiamo nel male. Taluno per ritrarsene inorridito. Altri per compiacersene. Flavia trasferisce in pittura quello che ha visto nelle cronache dei giornali, non ha fatto ricerche speciali. Qualcosa del mondo mafioso l’ha attratta e l’ha respinta. Ma non ha voluto astenersi.”

Non è facile astenersi quando si parla di mafia. Salemi è un comune siciliano, in provincia di Trapani, sito nella valle del Belice, e può sembrare lontano, come lontane possono sembrare Capaci o via d’Amelio; ma via dei Georgofili è vicina, a me, alla mia arte, cultura, coscienza. Tutte ferite ancora aperte, che fanno male, ovunque ci si trovi. Anche in America.