Fabergé. Le immagini sacre
di // pubblicato il 04 Maggio, 2011
Come se non bastasse la straordinaria collezione di opere d’arte che richiama ogni giorno migliaia di persone da tutto il mondo, i Musei Vaticani si arricchiscono, almeno fino a giugno, di una collezione di oggetti Fabergé e di icone russe del XIX e XX secolo, per un totale di oltre 140 pezzi.
La mostra Fabergé. Le immagini sacre nasce da un’idea della fondazione storico culturale “The link of times” creata dal filantropo russo Vicktor Vekselberg allo scopo rintracciare all’estero e riportare successivamente in Russia alcune testimonianze della vita della corte degli zar.

Nucleo fondamentale della collezione, così come della mostra romana, è rappresentato dalle opere di quello che è stato definito “il Cellini del nord”: Carl Fabergé. Figlio di un gioielliere di San Pietroburgo, e grande protagonista della vita culturale della Russia a cavallo tra Ottocento e Novecento, Fabergé raggiunge l’apice della carriera grazie alle committenze degli ultimi Romanov, gli imperatori Aleksandr III e Nikolay II, e soprattutto grazie alla produzione, a partire dal 1885, di preziosissime uova di Pasqua. In poco più di trent’anni (fino al 1916) Fabergé realizza, su ordine dello zar, ben cinquanta uova, otto delle quali sono andate perdute nel corso degli anni ’20 del secolo scorso.

Il primo esempio della lunga serie di uova è quello realizzato su commissione di Aleksandr III come dono all’imperatrice Maria Fjodorovna: l’uovo cela all’interno una piccola gallina che nascondeva a sua volta una corona imperiale in miniatura e due ciondoli in rubino a forma di uovo. Nonostante le preoccupazioni dello zar, incerto sulla reazione della consorte, l’uovo piacque talmente che nello stesso anno Fabergé venne nominato Fornitore di Corte, carica che mantenne fino al 1917 realizzando creazioni per ogni evento connesso alla vita dei Romanov. Eccezionale, a questo proposito, è l’uovo Incoronazione, realizzato in occasione della Pasqua 1897 per l’imperatrice Aleksandra Fjodorovna: a ricordo dell’incoronazione dell’anno precedente l’uovo in smalto giallo dorato conserva al suo interno una sorprendente miniatura della carrozza dell’incoronazione, realizzata per Caterina II a San Pietroburgo nel 1793 e tradizionalmente utilizzata per condurre la futura imperatrice (tra cui la stessa Aleksandra) nella Cattedrale dell’Assunzione nel Cremlino di Mosca, dove si svolgeva la cerimonia di incoronazione.

Oltre alla commissioni imperiali, la bottega Fabergé (e le altre che negli anni a venire saranno aperte a Mosca, Kiev, Odessa e Londra) divenne ben presto punto di riferimento di una clientela sempre più vasta composta dai monarchi dei vari paesi d’Europa, da governatori del vicino ed estremo Oriente, da nobili, ricchi borghesi e persone decisamente meno facoltose che tuttavia riuscivano ad acquistare oggetti che, seppur poco costosi, erano realizzati con una maestria ed una cura dei particolari non minore delle uova degli zar, che hanno contribuito a creare la fama di colui che venne definito, dall’imperatrice Maria Fjodorovna “il vero ed incomparabile genio del nostro tempo”.