EX3 Centro per l’arte contemporanea

di Elena Pratesi // pubblicato il 08 Novembre, 2009

Nasce EX3, il nuovo Centro per l'Arte Contemporanea di Firenze: il cui nome è la contrazione della parola "exhibition" e dalla ubicazione nel Quartiere 3 - opererà sul modello della Kunsthalle tedesca; non uno spazio museale dotato di una propria collezione dunque, ma un centro espositivo dinamico.

Si tratta del progetto selezionato da una commissione di esperti per la riqualificazione dell'ex Auditorium di Gavinana, in viale Giannotti, a Firenze; proposto dall'associazione Extre Toscana Contemporanea, si tratterebbe, nelle parole di Andrea Tadini, presidente dell'Associazione EXTRE, dell'“ultimo tassello del sistema metropolitano dell'arte contemporanea dopo Museo Pecci, Palazzo Fabroni e CCCS”.

Gli spazi all'interno di EX3 si articolano nella "Main Room" , la grande sala centrale di circa 600mq, dove saranno ospitate sia mostre personali che collettive e presentati lavori site-specific dal forte impatto visivo, e nelle "Side Rooms", le sale laterali, che presenteranno una programmazione dinamica, con mostre più frequenti e con aperture ad artisti emergenti.

EX3 lavorerà in stretta collaborazione con altre istituzioni del settore e presenterà giovani individualità artistiche, tra le più interessanti del panorama nazionale e internazionale contemporaneo dando spazio a linguaggi e poetiche differenti attraverso un programma articolato in attività espositive, workshop, seminari ed eventi collaterali.

Diretto da Sergio Tossi con la collaborazione dei critici Lorenzo Giusti e Arabella Natalini, EX3 andrà a colmare un vuoto "storico" per la città di Firenze: quello di uno spazio aggiornato e attivo, attraente nella sua componente architettonica e idoneo all'esposizione di opere d'arte contemporanea.

Il nuovo spazio espositivo si inaugura con una doppia personale, Julian Rosefeldt e Ian Tweedy, a cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini.

EX3 inaugura la programmazione 2009/2010 con Julian Rosefeldt / Ian Tweedy: La scelta dei due curatori Lorenzo Giusti e Arabella Natalini è frutto di un'attenta osservazione della scena contemporanea più attuale.

Entrambi artisti di spicco della scena internazionale, Tweedy e Rosefeldt, presenti alla mostra, affrontano temi comuni anche se con mezzi differenti afronte di evidenti differenze linguistiche e stilistiche, le opere di Tweedy e Rosefeldt, presenti in mostra, affrontano temi comuni: la cultura delle armi, il bisogno di dominio, l’idea della conquista, il fascino della retorica della guerra, il fallimento della politica, il rapporto dell’individuo con il reale e con la sua rappresentazione.

Attraverso continui salti temporali, virando tra memoria collettiva e personale, gli artisti sfruttano differenti immaginari per riflettere sulla condizione dell’uomo nella società contemporanea. I loro lavori affiancano, a un approccio di carattere speculativo, una palese forza comunicativa capace di trasformare l’esperienza estetica in un singolare momento di conoscenza.

Fino al 5 dicembre sarà possibile visitare l’esposizione: lo spazio del Project Room è stato inaugurato da una personale di Ian Tweedy, artista statunitense nato in una base militare americana in Germania e ora residente in Italia. 

Tutti i lavori di Tweedy nascono dalla trasposizione di immagini che provengono da un suo archivio personale in continua crescita. «Ciò che faccio», ha dichiarato l’artista in una recente intervista, «è semplicemente incorporare il mio archivio nella mia vita quotidiana. Da una parte mi lascio influenzare da queste immagini, dall’altra piego e costruisco le verità che queste immagini trasmettono per adattarle alla mia propria verità».

Attraverso l’utilizzo di mezzi diversi - dal disegno al collage, dall’installazione al video - Tweedy interpreta la realtà come espressione di una sovrapposizione fluida di memorie e di immagini.

L’uso in pittura di supporti diversi, che portano in sé le tracce di un passato più o meno recente - come copertine di libri, pagine di vecchie riviste, superfici d'appoggio, stracci utilizzati per pulire i pennelli - risulta funzionale a questo tipo di visione del tempo e della storia.

Alla formazione del pensiero di Tweedy ha contribuito in maniera determinante l’esperienza del graffitismo. Nello spazio urbano ogni immagine è sottoposta a un processo di accostamento visivo capace di modificarne la percezione e dunque il significato ultimo.

Ogni immagine urbana è affiancata ad un contesto di segni che preesistono all’immagine stessa e che ad essa si sovrappongono. Così come nei lavori di Tweedy, scritte e pitture murali portano in sé i segni di storie precedenti e durano finché un’altra scritta o un’altra immagine non le modifica, sovrapponendosi ad esse.

La mostra concepita per gli spazi di EX3, dal titolo 70 Zeppelins, ruota attorno all’omonima installazione composta da 70 diversi disegni raffiguranti immagini di dirigibili.

Ogni disegno è realizzato su un diverso supporto a stampa che conferisce all’immagine disegnata un significato inedito: nell’immaginario dell’artista il dirigibile viene a costituirsi come un elemento di grande valore espressivo e simbolico, legato alla storia della prima guerra mondiale, all’idea di progresso e alla letteratura di viaggio.

Completa la mostra un grande lavoro site-specific, un wall painting dal titolo The Departed in Dazzle, in cui l’immagine di un soldato americano, in partenza per la guerra, è incorporata all’interno di un gigantesco pattern mimetico realizzato secondo le curiose modalità diffusesi in Inghilterra durante la Prima guerra mondiale.

L’immagine fortemente emotiva del soldato nell’atto di salutare moglie e figli - una chiara riflessione sull’idea della morte e sulla memoria - contrasta nettamente con la percezione straniata dello spazio, segnato da linee bianche e nere orientate in direzioni diverse.

L’artista tedesco Julian Rosefeldt è noto al pubblico internazionale per le sue grandiose installazioni multi-canale; elaborate messe in scena che, nella maggior parte dei casi, intrecciano i comportamenti stereotipati della vita quotidiana con la finzione filmica.

American Night, l’ultima produzione a 5 canali dell’artista, è un grande omaggio alla costruzione cinematografica. Su cinque grandi schermi disposti a ventaglio scorrono le immagini di quella che a prima vista si profila come la scomposizione in parti di un tradizionale film western: la natura selvaggia, il cowboy solitario, la cittadina semideserta, un gruppo di cowboy attorno al fuoco, il saloon, la donna in perenne attesa. Con il passare del tempo e il sovrapporsi delle scene, l’opera svela la propria complessità.

Una costruzione a cui fa dunque seguito una continua destrutturazione, operata attraverso il ricorso a una serie di meccanismi funzionali alla generale decostruzione del processo narrativo. Così, mentre i cowboy bivaccano di fronte al fuoco (un’immagine senza tempo che ben presto rivela, però, che siamo di fronte a cowboy contemporanei che passano dalla difesa del diritto di “fare ciò che l’uomo ritiene essere più giusto” al discutere la teoria del film western), un elicottero dell’armata USA atterra nel mezzo di un villagio deserto e soldati in tenuta da combattimento lo invadono; a seguire, fantocci, che sembrano Barack Obama e George W. Bush, discutono animosamente della possibilità di cambiamento fino ad arrivare allo scontro fisico. American Night è anche una potente allegoria politica contemporanea, dove passato e presente si incrociano in una riflessione sulla cultura globalizzata del nostro tempo.

Un’altra opera dal titolo Lonely Planet indaga il rapporto tra realtà e finzione, attraverso la retorica del viaggio; la successiva invece, intitolata Stunned Man, parte della celebre Trilogy of Failure (2004/05), esemplifica la frustrazione di fronte all’impossibilità della ricerca di senso della vita contemporanea, presupposto ricorrente del lavoro di Julian Rosefeldt.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Logo EX2
  • Julian Rosefeldt
    American Night, 2009
    Installazione a 5 canali
    foto (di produzione)
    106x159
    Courtesy Arndt & Partner Berlin, Max Wigram Gallery London & the artist
  • Ian Tweedy
    70 Zeppelins, 2008
    particolare dell’installazione composta da 70 disegni a matita su carta stampata.

Mappa

Dove e quando

  • Date : 29 Ottobre, 2009 - 05 Dicembre, 2009
  • Indirizzo: EX3 Centro per l’arte contemporanea , Firenze, Viale Giannotti 81/83/85
  • Sito web

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