Eugenio Barba e Odin Teatret di nuovo in Italia
di // pubblicato il 19 Giugno, 2010
Eugenio Barba (1936), figura tra le più importi del Novecento Teatrale, il 16 giugno chiude in bellezza la stagione del Centro La Soffitta – Dipartimento di Musica e Spettacolo, centro di promozione teatrale dell’Università di Bologna diretto dal Prof. Marco De Marinis, con una Lectio Magistralis seguita da un uditorio pieno di docenti e studenti. Inoltre, lo storico l’ensemble barbiano è stato impegnato per il mese di giugno con lo spettacolo Il sogno di Andersen (2004) al Piccolo Teatro di Milano e in dimostrazioni di training o vari soli. Un occasione per ammirare i cosmopoliti attori storici dell’Odin Teatrat quali Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Tage Larsen, Augusto Omolù, Iben Nage Rasmussen, Julia Varley, Torgeir Wethal, Frans Winter.
L’importanza del regista di origini salentine, per l’esattezza di Gallipoli, è carattere trasversale. Infatti, il suo operato costituisce uno prezioso esempio in cui l’aspetto artistico si coniuga a quello pedagogico, allineandosi così per affinità agli altri maestri del Novecento Teatrale, i così detti “registi pedagoghi” per usare una felice espressione dello studioso Fabrizio Cruciani, come Grotowski, Copeau, Stanislavskij, De Croux.
Alla guida del suo Odin Teatret, compagnia che ai tempi accolse i giovani aspiranti attori rifiutati dalle scuole teatrale istituzionali scandinave, fondata ad Oslo nel 1964 e poi spostatosi in Danimarca ad Holstebro, Barba con sforzi e sacrifici è riuscito a mantenere per ben 46 anni il proprio gruppo. Del proprio segreto ne parla lo stesso regista, già discepolo di Jerzi Grotowski in Polonia durante gli anni della dittatura. Infatti, il segreto di longevità dell’Odin Teatret è dato dalla “capacità di intessere relazioni con tutte le istituzioni piccole, ossia con la parte sommersa dell’iceberg”. Ad esempio lo stesso Teatro Ridotto, copromotore e coorganizzatore, dell’evento che da anni mantiene rapporti con il gruppo di Holstebro.
Continuando la propria riflessione durante la lectio, Barba afferma che in fin dei conti la stessa essenza del Teatro è data dalla capacità di intessere relazioni, ne costituisce la stessa forza ed arma politica. “Il teatro è politica. È una possibilità di difendersi. Possibilità di rompere l’accerchiamento della mente”. Segno questo di una militanza che trascende segnali espliciti, essendo rivolta verso un agire che vada ad arricchire l’individuo operante nella sua totalità. Tutto ciò si realizza attraverso la rimozione di blocchi fisici e mentali, grazie ad un training nel quale mente e corpo sono due realtà inseparabili.
Infatti, l’esperienza di Barba e dell’Odin Teatret è segnata da una duplice ma al contempo unitaria azione che sposa sia il lato pratico che riflessione teorica. Si pensi all’inizio alla stessa rivista edita dal gruppo di Holstebro fin dalla sua nascita, Teorie e Tecniche del Teatro. In questa direzione ne è testimonianza fondamentale la nascita nel 1979 dell’ISTA, International School of Theatre Antropology, vera e propria scuola itinerante che, unendo nelle proprie sessioni artisti e studiosi di tutti i continenti, ricerca e studia i principi pre-espressivi del attore-danzatore: tecniche usate dal performer, per catturare l’attenzione dello spettatore, in situazione di rappresentazione organizzata. L’Antropologia Teatrale, vera e propria “scienza pragmatica” per citare Ruffini, individua nell’analisi delle varie tecniche performative degli elementi transculturali - quali ad esempio l’equilibrio precario o l’isolazione e l’opposizione dei vari arti - rintracciabili nelle differenti culture del globo e costituenti vere e proprie leggi del bios dell’attore.
Laureato ad honorem in DAMS nel 1998 all’Università di Bologna, Eugenio Barba acuto creatore di spettacoli - quali Ferai (1969), Min Fars Hus (1972), Le Ceneri di Brecht (1980), Talabot (1988), Kaosmos (1993), Mythos (1998) e Ur-Hamlet (2006) - è già a suo tempo promotore dell’attività teatrale di Grotowski all’estero, si distingue per essere, inoltre, scrittore di libri di interessante spessore analitico quali, solo per citarne alcuni, La canoa di carta. Trattato di Antropologia Teatrale e L’arte segreta dell’Attore. Un dizionario di Antropologia Teatrale (quest’ultimo assieme a Nicola Savarese).
Anche il doppio appuntamento bolognese vede protagonista il “Teatro dei Libri” con la presentazione di Prediche dal giardino (L’arboreto Edizioni, 2010), collazione di varie Lectio Magistralis e conferenze tenute in tutto il mondo, presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo e Bruciare la casa. Origini di un regista (Ubulibri, 2009), penultimo testo scritto da un regista che si racconta, presso il teatro Ridotto di Lavinio di Mezzo.