Eugenio Fasana. Mitografia di un alpinista

di Federica Falleri // pubblicato il 15 Settembre, 2014

Il Museo Civico “Floriano Bodini” di Gemonio, situato in una tipica cascina settecentesca appositamente restaurata nel duplice scopo di conservazione della tipologia originaria e di allestimenti espositivi, ha una vasta collezione permanente di scultura, pittura e grafica a documentazione e testimonianza di molti protagonisti dell'arte contemporanea italiana ed europea. Di particolare pregio le piccole sculture di maestri storici di prevalente area lombarda fine Ottocento e inizio Novecento tra i quali spiccano i nomi di Leonardo Bistolfi, Giuseppe Grandi e Francesco Messina. Gessi, bronzi e medaglie di Bodini, unitamente a una biblioteca di testi d'arte. che ne completa il patrimonio culturale.
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Dal 21 settembre al 23 dicembre 2014 è in programma anche la mostra “Eugenio Fasana. Mitografia di un alpinista” curata da Daniele Astrologo Abadal, Gianni Pozzi e Luca Zuccala (Archivio Fasana) - avverrà in collaborazione con i Club Alpini Italiani coinvolti e si avvale dei contributi scientifici di Carlo Caccia, Anna Gasparotto e di Marco Ferrazza - si propone di indagare lo spessore culturale di Eugenio Fasana, già Accademico C.A.I. e Presidente della S.E.M. dal 1919 al 1925. Memorabili le sue imprese sportive e autentico pioniere dell’alpinismo moderno, tra i più completi alpinisti italiani del primo Novecento con oltre 120 nuove ascensioni dalle Alpi Occidentali a quelle Bavaresi tra il 1906 e il 1935.
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Fu anche guida alpina della Regina Maria José del Belgio, del Re Alberto I del Belgio, di Papa Pio XI e tra i primissimi in Italia a praticare lo sci in alta quota. Tra i suoi allievi va ricordato Vitale Bramani, alpinista e inventore di chiara fama per aver creato la suola “a carrarmato” utilizzando per la prima volta il procedimento della vulcanizzazione: suola Vibram. A lui il museo dedicherà una sezione specifica a testimonianza dell’importante passaggio generazionale avvenuto tra maestro e allievo. Di Eugenio Fasana sono da ricordare i suoi scritti (articoli, saggi, libri, aforismi e poesie) e la sua opera artistica (olî, carboncini, chine e fotografie ritoccate con raffinati interventi pittorici).
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In esposizione la la raccolta completa delle edizioni pubblicate a firma del celebre scrittore alpinista, da Uomini di sacco e di corda (SEM, Milano 1926) a Quando il Gigante si sveglia (Montes, Torino 1944), da Cinquant’anni di vita della Società Escursionisti Milanesi (SEM, Milano 1941) al celebre Il Monte Rosa. Vicende Uomini e Imprese (Rupicapra Editore, Milano 1931) poi scopertinato e ripresentato come L’epopea del Monte Rosa nella collezione “Montagna” di G. Zoppi per le edizioni L’Eroica, Milano 1934, che lo portò alla notorietà del grande pubblico nazionale e internazionale.
Non mancheranno gli articoli apparsi sui periodici, quali ad esempio le riviste del «CAI» o il quotidiano «La Stampa» di Torino dove il Fasana per vari anni tenne una rubrica alpinistica. Vi saranno anche delle pubblicazioni incentrate sul Fasana come nel caso di Grigna assassina di Marco Ferrazza (Ed. Vivalda, Torino 2006), oltreché i capitoli di importanti volumi a lui dedicati, come ad esempio “Un’avventurosa salita al Dru” nel celebre Scalatori a cura di A. Borgognoni e G. Titta Rosa (Ulrico Hoepli Editore, Milano 1939), “Il Francescano delle alpi” in Alpinismo Romantico di Sandro Prada (Tamari Editori, 1972) e “Fasana il visionario” in Dal monte Leone al Basodino di Marco Fortis (Grossi-Domodossola, 1994), come articoli dedicatigli su riviste specializzate nazionali e internazionali, «La vie alpine», «Lo Scarpone», «Revue Alpine», «Spiritualità», «Verbanus» solo per citarne alcune.
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Oltre alle pubblicazioni verranno esposte lettere autografe (come ad esempio l’interessante scambio epistolare con l’abate Henry e quello con Guido Rey), stampe fotografiche, cartine topografiche intelate, medaglie al valore, dattiloscritti e parte dell’attrezzatura sportiva appartenuta al Fasana, documenti provenienti dagli archivi del comune di Gemonio e dalla parrocchia (ad esempio il registro di nascita e di battesimo, il registro di famiglia), documenti sulla cartiera Fasana e un busto in marmo di Fasana.
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Un cospicuo nucleo di opere è incentrato sugli schizzi (carboncini, chine) e sui dipinti (olî) a mano del Fasana e sulla sua collezione di stampe fotografiche e di quadri. Tra i dipinti in collezione si ricordano le firme di Luigi Binaghi, Gianfranco Campestrini, Achille Jemoli, Walter Ranghieri e Vincenzo Schiavio. Da ricordare sono anche le fotografie ritoccate con interventi pittorici, un vero e proprio unicum artistico, quali quelle di Bestetti, Cescotti, Flecchia, Gugliermina e Wehrli. Una sezione inedita che getta un’interessante luce sulla sensibilità artistica, lo spessore culturale di una figura conosciuta per le sue imprese alpinistiche.
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Infine un nutrito numero di opere pittoriche che hanno per soggetto le vedute di montagna. Gli artisti selezionati sono quelli legati, per vicende biografiche e creative, al territorio varesino e più in generale a quello lombardo, come nel caso di Oreste Albertini, Mario Aubel, Natalia Aubel Bolis, Ugo Bernasconi, Enrico Edoardo Intraina, Achille Jemoli, Luigi Russolo e Innocente Salvini.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Eugenio Fasana in Grignetta nel 1921
    Archivio Fasana
    (© Archivio Fasana)
  2. Eugenio Fasana, Dente de gigante (Monte Bianco), 1947
    olio su compensato. Eredi Fasana-Zuccala
    (Foto Franco Ricci -Copyright © 2014. Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio )
  3. Eugenio Fasana - Si procedeva tra insospettate condiscendeze della montagna
    Eredi Fasana-Zuccala
    (Foto Franco Ricci - Copyright © 2014. Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio )
  4. Eugenio Fasana - Studio per copertina de Il Monte Rosa, 1931
    Eredi Fasana-Zuccala
    (Foto Franco Ricci - Copyright © 2014. Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio )
  5. Luigi Binaghi, Aiguilles du dru, anni '30
    olio su compensato. Eredi Fasana-Zuccala
    (Foto Franco Ricci - Copyright © 2014. Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio )
  6. Achille Jemoli, Tramonto fondo Toce, autunno 1930
    olio su compensato. Eredi Fasana-Zuccala
    (Foto Franco Ricci - Copyright © 2014. Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio )

In copertina:
Eugenio Fasana in Grignetta nel 1921
[particolare] Archivio Fasana
(© Archivio Fasana)

BIOGRAFIA EUGENIO FASANA
(courtesy Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio) 

Nasce a Gemonio il 29 aprile 1886, primo di 5 fratelli.
A 10-12 anni compie le sue prime passeggiate solitarie, ascendendo il Monte Nudo sopra Gemonio e il Monte Zeda per il sentiero alpinistico Bove.
Frequenta il Collegio Arcivescovile di Saronno e lavora presso la cartiera di famiglia prima di trasferirsi presso la Cartiera Binda a Milano.
E’ pioniere dell’alpinismo moderno nonché tra i più vivaci e completi alpinisti italiani della prima parte del Novecento con oltre 120 nuove ascensioni nelle Alpi Occidentali, Centrali, Dolomitiche, Bavaresi e Bernesi tra il 1906 e il 1935.
Membro autorevole del CAAI (Accademici Alpini del CAI) e Presidente della SEM (Società Escursionisti Milanesi) dal 1919 al 1925, dal 1915 arrampica con i nomi più noti dell’alpinismo del primo dopoguerra: Aldo Bonacossa, Ugo di Vallepiana, Ettore Castiglioni, Elvezio Bozzoli-Parasacchi, Antonio Omio, Luigi Binaghi, Piero Mariani, Enrico de Enrici, Erminio Dones, Gigi Vassalli, Abele Miazza, Celso Gilberti, Piero Ghiglione, Ninì Pietrasanta, Vitale Bramani, Piero Fasana (suo fratello) e ne avvicina altri come Gabriele Boccalatte, la guida trentina Tita Piaz, gli abati-alpinisti valdostani Pierre Chanoux e Joseph Henry.
“Alpinista completo, coraggioso e dal gran temperamento”, è esperta guida alpina della Regina Maria José del Belgio, del Re Alberto I del Belgio e di Papa Pio XI ed é tra i primissimi in Italia a praticare lo sci alpinismo, lo sci discesistico e lo sci di fondo, alle quali dedica moltissime pubblicazioni, tra cui la prefazione del celebre libro di Emilio Comici “Con te, a scuola di sci” - Ulrico Hoepli Editore Milano, 1945.
Contemporaneamente all’attività alpinistica si dedica all’attività letteraria e artistica, partecipando a mostre di pittura alpina e figurativa, accompagnando le proprie opere (oli, chine, carboncini e fotografie ritoccate con interventi pittorici) ai suoi articoli e alle sue pubblicazioni.
Scrive 4 libri: “Uomini di sacco e di corda” (SEM, Milano 1926), “Quando il Gigante si sveglia” (Montes, Torino 1944), “Cinquant’anni di vita della Società Escursionisti Milanesi” (SEM, Milano 1941), di cui Fasana è il curatore e l’autore di gran parte dei testi, e il celebre “Il Monte Rosa: vicende, uomini, imprese” (Rupicapra, Milano 1931), poi scopertinato e ripresentato come “L’epopea del Monte Rosa” nella collezione “Montagna” di G. Zoppi per le edizioni L’Eroica, Milano 1934, che lo porta alla notorietà del grande pubblico nazionale e internazionale. Il volume vale a Fasana il riconoscimento degli alpinisti italiani e stranieri e il collocamento dello stesso fra i migliori scrittori dell’epoca. Nel 1934 viene ammesso al Gruppo Italiano Scrittori di Montagna.
Tiene numerose conferenze alpinistiche sempre pervase da un lirismo appassionato per la montagna (viene per ciò insignito della medaglia dell’Ordine del Cardo del quale fu Vicepresidente) tra cui una dedicata a San Francesco d’Assisi (“San Francesco e la montagna”) registrata e trasmessa da Radio RAI nel secondo dopoguerra.
E’ redattore della rivista “Le Prealpi” dove scrive dal 1909 al 1936 utilizzando anche svariati pseudonimi (Efas, Geni Anasaf, Ugo Enea Fiasna, Nano Gaiusefea, Rupicapra, Sottozero, Ignoto Alpinista). Ottiene una rubrica sul quotidiano “La Stampa” di Torino per diversi anni e un’altra di aforismi su “Lo Scarpone”. Collabora con le principali riviste specializzate letterarie e d’alpinismo del tempo. Compone numerose poesie, canzoni di montagna e conia raffinati e acuti aforismi sull’alpinismo che vengono tradotti in francese sulla Rivista del Club Alpino Francese. Gli viene dedicata l’Inno-Marcia per il Trentennio della SEM (“In alto di più!” – Parole e musica di Poma, 1921) e una marcia di regolarità e resistenza alpina denominata appunto “Coppa biennale Eugenio Fasana” nel 1942. Fasana ama anche l’arte e dei suoi scritti si ricordano le pagine dedicate a Giovanni Segantini, Vincenzo Schiavio, Walter Ranghieri, Luigi Binaghi e Gianfranco Campestrini che realizzò un ritratto del Fasana.
Fasana è al centro di clamorose e tragiche imprese rievocate nei suoi libri, quali la morte dei suoi 3 compagni di cordata in una ascensione alla Grigna mentre sta aprendo una nuova via su uno dei Torrioni Magnaghi (“La disgrazia dello Spigolo Dorn”), il 17 maggio 1914 (la tragedia ha ampio eco sulle più importanti testate nazionali come il Corriere della Sera, Achille Beltrame dedica la copertina de La Domenica del Corriere agli avvenimenti, 7-14 giugno 1914), il suo folgoramento sul Petit Dru e la tragedia sulla Rasica il 15 settembre 1935, in Val Bregaglia, che costa la perdita di sei uomini per assideramento, dalle quali usce sempre fortunosamente indenne.
Svolge la carriera militare negli alpini, in varie zone delle Alpi (Valtellina, Valcamonica, Bergamasca) e diviene caporalmaggiore (degli alpini sciatori), decorato di medaglie al valore militare durante la Prima Guerra Mondiale. Nel periodo della naja ha modo di compiere molte escursioni, alcune delle quali insieme all’Ing. Augusto Saltarelli.

Mappa

Dove e quando

  • Date : 21 Settembre, 2014 - 23 Dicembre, 2014

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