“Et et” al Padiglione Toscana
di // pubblicato il 26 Luglio, 2011
"Il Padiglione Italia vero e proprio sarà altrove, sarà in tutta Italia, tentando una rappresentazione variegata e credibile della creatività italiana indagata regione per regione".
Con queste parole, già riportate da Marica, Vittorio Sgarbi ci aveva lasciato a Venezia, creando aspettative e curiosità per la sua versione della kermesse. Ed ecco che per la prima volta la Biennale, dalla laguna, approda nella “culla del Rinascimento”. Il Padiglione Toscana si articola in due sedi principali, a cui si aggiungono ulteriori spazi che il curatore consiglia nel territorio.
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Ma procediamo per gradi, e facciamo il punto della situazione. Come già noto, quest'anno, con l'occasione del 150° anniversario dell'Unità nazionale, Sgarbi ha pensato un Padiglione Italia principale a Venezia, con relative ramificazioni in tutte le regioni italiane e a tutti gli Istituti di Cultura Italiani all'estero, in modo da proporre una coralità di espressioni artistiche specifiche di ogni territorio, approfondendo in situ il discorso intrapreso a Venezia.
Immaginiamo l'Italia come un corpo – un corpo astratto, informale, come lo è l'arte contemporanea. E immaginiamo il cervello di questo grande corpo a Venezia: è qui che confluiscono le idee, gli impulsi, che vengono raccolti, filtrati e tradotti in opere concrete. Ma cosa sarebbe il corpo se si limitasse solo al cervello, escludendo le altre parti? Ed ecco che Sgarbi decide di raccogliere e al tempo stesso sezionare gli impulsi, articolandoli sull'intero territorio nazionale. Così, mette in atto una mappatura delle proposte in Italia, un'antologia delle personalità emergenti sul fronte artistico degli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2011. Organi, tessuti, muscoli, ossa, e perfino unghie. Componenti più o meno fondamentali del bellissimo corpus che è l'Italia; certo, non tutte le parti hanno un ruolo fondamentale nel funzionamento di questa grande macchina. Ma tutte – proprio tutte – unite inscindibilmente in una rete capillare, contribuiscono a creare la fisionomia del Bel Paese. Così, attraverso una definizione dei “confini dell'arte italiana”, Sgarbi propone un approccio democratico e il più possibile neutrale verso l'arte contemporanea italiana, astenendosi da giudizi di valore. Lo dimostra anche il fatto che gli artisti che ha scelto di esporre volutamente non sono stati proposti da critici, ma da un comitato composto da uomini di cultura (intellettuali, scrittori, cantanti, registi). E questo perché “L'Arte non è Cosa Nostra”, come annuncia il provocatorio titolo del Padiglione Italia di quest'anno, non è appannaggio esclusivo di una élite di galleristi che individuano pochi nomi su cui puntare. Secondo l'idea del critico ferrarese, che denuncia la “mafiosità” del sistema, l'arte appartiene a tutti, ed è a tutti che deve tornare per poter essere fruita.
Per conseguire al meglio la riuscita di questa grandiosa idea, egli decide di mettere da parte i suoi gusti personali per lasciare spazio agli artisti, a tutti gli artisti, anche a quelli che non gli piacciono: “Molti degli artisti esposti non li conosco, e neppure [li] amo. La cosa bizzarra è che sono arrivato in questi mesi, girando l'Italia (...) a farmi piacere quello che non mi piace”. Una filosofia che non si distacca troppo dal nostro atteggiamento di fronte allo specchio; guardarsi, scrutarsi, non apprezzare tutto ciò che si vede, ma in fondo accettarsi così, per quello che si è.

Eccoci dunque approdati in Toscana, costola immaginaria del Padiglione Italia.
Durante la conferenza stampa, Vittorio Sgarbi paragona il suo colossale progetto, riferito all'arte del nuovo millennio, agli “indici” che Bernard Berenson aveva proposto, proprio a Firenze, all'inizio del secolo scorso per quanto riguarda l'arte Rinascimentale.
Per il Padiglione Toscana il curatore propone una rosa di quarantatré artisti; ventitré a Firenze, presso Villa Bardini: Aurelio Amendola, Carlo Bertocci Antonino Bove, Pasquale Celona, Folco Chiti Batelli, Paola Crema, Roberto Fallani, Mario Fani, Marco Fidolini, Andrea Granchi, Edoardo Gonnella, Giulio Greco, Marcello Guasti, Mauro Lovi, Guglielmo Malato, Martino Marangoni, Lucia Marcucci, Lisa Nocentini, Piero Mosti, Silvano Porcinai, Andrea Ponsi, Antonio Possenti, Giovanni Ragusa, Diego Saiani, George Tatge e Stefano Tonelli sono visibili fino al 9 Ottobre nel “Corridoio dei passi perduti” e nel ristorante con la bellissima terrazza annessa. Gli altri venti artisti espongono fino al 18 Settembre nello spazio delle Project Room del Centro d'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato: Christian Bolzano, Lorenzo Banci, Massimo Barzagli, Chiara Bettazzi, Michele Chiossi, Andrea Garuti, Gumdesign, Yonel Hidalgo Perez, Paolo Maione, Paolo Meoni, Silvio Palladino, Sandro Palmieri, Cristina Pancini, Virginia Panichi, Massimiliano Pelletti, Daniela Perego, Pieralli-Favi, Marco Signorini e Paolo Ulian. (immagine Fabrizio Corneli) All'altezza di Campi Bisenzio, visibile dall'autostrada che collega Firenze e Prato, in un raccordo ideale e fisico tra le due sedi espositive, Fabrizio Corneli interviene sulla facciata dello stabilimento industriale Targetti (che produce sistemi di illuminazione con particolare attenzione al design) con una installazione solare, che consiste nel profilo del volto di una donna, visibile in condizioni ottimali dalle 11.45 alle 12.15 circa. Eterogenei nelle tipologie delle opere e nei materiali utilizzati, il denominatore comune di questi artisti è lo sguardo al passato rielaborato nella consapevolezza del presente, un "Presente" discutibile e discusso, bene esemplificato da Andrea Martinelli, a cui è dedicata l'omonima mostra nella sede milanese del Museo Pecci, in un ennesimo distaccamento della Biennale voluto da Sgarbi.

Oltre alle due principali sedi espositive, il curatore ha suggerito ulteriori “Percorsi e soste del Padiglione Italia”; per quanto riguarda la Toscana, due sono le mete indicate, che riservano un particolare interesse il territorio in cui si svolgono: a Figline Valdarno, nell'ex Oratorio dello Spedale Serristori tutti i fine settimana dal 16 Luglio al 27 Novembre viene presentata per la prima volta la collezione dei “Ciottoli d'Arno” di Giovanni Pratesi, una selezione di ottocento pietre dure raccolte nell'Arno e nei suoi affluenti, come un tempo facevano i ricercatori dell'Opificio fiorentino per i relativi commessi. Nella stessa sede, la Fondazione Pratesi promuove anche “l'Andata al Calvario secondo Antonio Maraini”, artista e critico d'arte, padre di Fosco e nonno di Dacia Maraini, un'esposizione di quattordici modelli in gesso, realizzati nel 1925 per la Cattedrale di Rodi, allora colonia italiana, che rappresentano le stazioni della Via Crucis, a cui si aggiunge la grande “Pietà”, pensata per Santa Croce a Firenze.
Infine, Sgarbi suggerisce una sosta anche nel Comune di Massarosa, dove è stato allestito una sorta di Salon des Refusés: nel complesso “La Brilla”, presso il Lago di Massaciuccoli, località marginale rispetto ai consueti circuiti artistici, si svolge la terza edizione di "Ri-Generazioni”, che quest'anno, con la Biennale, viene inserito nei circuiti ufficiali dell'arte: ventisei artisti si cimentano nel riciclo di materiali di scarto, dando vita a vere e proprie opere d'arte, in un connubio tra natura e cultura espresso attraverso l'ecologia. A questa iniziativa si aggiungeranno tre serate, dal 10 al 12 Agosto, in cui avrà luogo nell'Oasi Lipu di Massaciuccoli “Arte in Volo”, un esperimento di land art in cui sarà possibile anche “riscoprire l'immensità e la bellezza di un cielo stellato lontano dalle luci artificiali”.
Un approccio fenomenologico, quindi, democratico, portato alle estreme conseguenze, che non significa carenza di idee o di proposte valide, ma che si impone con una scelta curatoriale programmatica volta a scardinare il sistema vigente e a mostrare lo stato della contemporaneità dell'arte in Italia.