Entre glace et neige. Processi ed energie della natura

di Elisa Bergami // pubblicato il 19 Maggio, 2010

“O femme dangereuse, o séduisants climats!
Adorerai-je aussi ta neige et vos frimas,
Et saurai-je tirer de l’implacable hiver
Des plaisirs plus aigus que la glace et le fer?”

(Charles Baudelaire)


KAR (neve). É la forma solida che l’acqua acquista scendendo, ruotando oppure sollevandosi nell’atmosfera. In generale è a forma di cristallo a struttura esagonale. Ognuno ha una struttura propria. I segreti della neve, fin dai tempi antichi, hanno attirato l’attenzione e l’ammirazione dell’uomo. Il primo ad affermare che ogni fiocco di neve avesse una struttura esagonale fu il sacerdote Olaus Magnus nella città di Uppsala, in Svezia, nel 1555.

La natura che scruta, guarda ed accoglie è colei che tutto regola. La neve che delicata abbraccia ogni cosa, quasi a voler proteggere l’elemento su cui si posa; il ghiaccio che, quasi impaurito da un repentino distacco, tenta di imprigionare quanto più a lungo possibile l’oggetto di tanta attenzione.
Questi i protagonisti dell’esposizione Entre glace et neige. Processi ed energie della natura, in mostra fino al 26 ottobre 2010 presso il Centro di Saint-Bénin di Aosta. Più di 30 artisti italiani e stranieri, riuniti per dare forma concreta all’archetipica relazione tra arte e natura, concentrandosi su due degli elementi che meglio rappresentano il costante mutamento della materia.

Curioso o, forse, volutamente ricercato il parallelo tra le infinite possibilità di incontro e coesione tra arte e natura e la non dissimile varietà dei medium espressivi utilizzati dagli autori esposti: l’uso del mezzo pittorico e di quello fotografico, della scultura, dell’installazione o del video sembrano infatti aderire perfettamente all’esposizione delle varie interpretazioni artistiche date ai diversi stati solidi dell’acqua; poco importa se ciò che emerge è una personale rappresentazione del fenomeno, perché ciò che realmente va sottolineato è la capacità di imprimere su un supporto ciò che, a prima vista, appare inafferrabile e fugace.

Artisti già affermati come Salvo, Mario Merz, Hamish Fulton e colleghi sono affiancati da giovani e promettenti autori come Anthony Goicolea, Lucy+Jorge Orta, Hans Op de Beeck che insieme agli altri tentano di indagare non solo il rapporto tra la natura e i suoi componenti, ma anche la relazione tra le sue forze e l’uomo, ponendo in evidenza le difficoltà di quest’ultimo nell’instaurare un rapporto equilibrato con essa, senza prevaricazioni e senza volontà di conquista o manipolazione. Centrale è, infatti, Madre Natura che attraverso le proprie “creature” si anima di rinnovato vigore tentando di superare in lirismo e portata le umane creazioni.

Ecco che l’igloo di Mario Merz, per esempio, oltre a celebrare con metallo e pietra l’energia della vita pone un accento ulteriore sulla volontà dell’uomo di vivere sì a contatto con l’ambiente circostante ma allo stesso tempo di costruirsi attorno una sorta di scudo protettivo, quasi a voler partecipare ad una gara a braccio di ferro immaginaria per dimostrare chi tra i due contendenti sia il più forte. L’igloo resisterà o perirà sferzato dal vento, dalla neve e dal ghiaccio?

L’assoluta assenza di una presenza umana si coglie nell’immagine di Elisa Sighicelli che illumina i ghiacci dell’Islanda, adottando una prospettiva di ripresa volutamente abbassata, quasi a voler invitare l’osservatore ad entrare nell’opera; fisicamente inadatto a superare la bidimensionalità del supporto, quest’ultimo potrà comunque partecipare alla sterminata immensità del paesaggio, semplicemente immaginandosi all’interno di esso.

Olivo Barbieri ritrae un coloratissimo colosseo cinese di ghiaccio, tanto fake da suscitare un sorriso e ulteriore riprova di quanto strumentale possa essere il rapporto tra l’uomo e i prodotti della natura. Se al principio di ogni cosa essa poteva essere qualcosa di pericoloso, perché instabile ingestibile e spiazzante nella sua grandezza, con immagini come questa si sottolinea il fatto che le cose sono cambiate: da carnefice a vittima, variamente manovrata e volutamente sfruttata essa si è ben presto trasformata in un patrimonio in pericolo, bisognosa di protezione o quantomeno di testimonianze perenni di ciò che è stata, ciò che è, di ciò che presto potrebbe cambiare.

Costante, all’interno della mostra, la presenza di lavori che intendono dialogare con il visitatore, offrendo punti di vista molteplici, tanti quanti sono gli artisti, portando sul sentiero della scoperta o della riscoperta di luoghi siano essi fisici o dell’anima.

La neve fa perdere ogni punto di riferimento, trasforma la mappatura del territorio, la geografia mentale; crea uno spiazzamento, una sensazione di derealizzazione.
Essa ci parla di trasformazione, è una materia processuale, in perpetua metamorfosi; è metafora di cambiamento, di rigenerazione.
La neve può avere un rumore, un’eco. La neve può avere un colore.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Anthony Goicolea
    Snowscape with owls, 2003
    stampa fotografica
    cm 76x76
    © Anthony Goicolea
    courtesy Aurel Scheibler, Berlino

  • Immagine alliestimento
    all'interno del Centro Saint-Bénin

  • Ulteriore immagine alliestimento
    all'interno del Centro Saint-Bénin

  • Olivo Barbieri
    Harbin, China, 2010
    stampa a getto d’inchiostro
    su carta archival
    cm 111x146,1
    courtesy Franco Noire
    Contemporary Art, Torino

 
IN COPERTINA
un particolare di
Sabrina Mezzaqui
Fuochi, 2006,
still da video,
courtesy Galleria Continua,
San Gimignano/Beijing/Le Moulin


Catalogo bilingue italiano-francese,
edito da Musumeci

Mappa

Dove e quando

  • Date : 15 Maggio, 2010 - 26 Ottobre, 2010
  • Indirizzo: Centro Saint-Bénin, Via Bonifacio Festaz, 27 Aosta
  • Sito web

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