Enrico Reffo pittore della tradizione sacra
di // pubblicato il 27 Luglio, 2011
Uno spazio inedito, al secondo piano della GAM, inaugura la nuova stagione espositiva della Wunderkammer, dal 2009 vocata alla valorizzazione del patrimonio grafico conservato nel museo, una delle più cospicue raccolte italiane.
L’allestimento presenta cinque cartoni preparatori di Enrico Reffo (Torino 1831-1917), uno dei maggiori talenti che la pittura sacra abbia saputo esprimere nella seconda metà dell’Ottocento.

I disegni presentati per la prima volta al pubblico ritraggono due grandi composizioni con gruppi di Angeli e la figura stante di San Giovanni Evangelista per la decorazione dell’abside nella omonima chiesa in corso Vittorio Emanuele; l’Angelo assiso con le chiavi di San Pietro per la sacrestia della chiesa dei Santi Pietro e Paolo in largo Saluzzo; e un Angelo che porta le Sacre Scritture, per la chiesa dei Santi Angeli Custodi, in via Avogadro.
Accanto ad essi è esposto un raro modello ligneo, forse l’unico conservato tra quelli eseguiti dall’artista, con la grande Crocefissione ideata per la decorazione del catino absidale della chiesa di San Giovanni Evangelista.
Donati dai suoi famigliari alla GAM nel 1917 ed esposti da Enrico Thovez negli anni Venti, dei cartoni per le chiese torinesi si perse la memoria fino alle revisioni inventariali compiute tra il 2002 e il 2007, terminate con la pubblicazione nel 2009 del catalogo “Disegni del XIX secolo della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. Fogli scelti dal Gabinetto Disegni e Stampe”. Dopo la prima stagione espositiva, dedicata a Giacomo Palmieri, Enrico Gamba, Antonio Fontanesi e Vittorio Avondo, la Wunderkammer si prepara a diventare entro i prossimi due anni, con un progetto ambizioso sostenuto dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, un vero e proprio Gabinetto di Disegni e Stampe sull’esempio di prestigiose istituzioni museali europee.

Valsesiano come Gaudenzio Ferrari, Enrico Reffo continua la tradizione sacra piemontese nella Torino dei santi sociali, Don Bosco e Leonardo Murialdo soprattutto, promotori del decoro e dell’abbellimento neomedievale di numerosi edifici di culto. Alla Scuola del Collegio degli Artigianelli a lui intitolata, il Reffo accoglie come un dogma l’invito del Murialdo a “fare il bene bene”, insegnando a dipingere con la padronanza formale della migliore tradizione accademica di ascendenza italiana e francese.
Presso il Collegio degli Artigianelli di Torino è perfettamente conservato il Fondo disegni e cartoni del maestro con 700 fogli preparatori realizzati in 50 anni di attività per le pitture murali e per moltissime grandi tele, per esempio destinate alla Cattedrale di Alba.
“Un archivio dove i disegni non si abbandonano dopo la fine dell’opera. Si può riconoscere lo stesso nudo che poi indossa panni e ruoli diversi, santi che cambiano attributi ed identità, angeli che ricompongono nuovi gruppi e nuovi ruoli”, scriveva nel 1991 Claudio Daprà, curatore con Caterina Thellung De Courtelary della mostra “Enrico Reffo (1831-1917). Pittore religioso tra Ottocento e Novecento. I suoi disegni”. In quell’occasione si ribadì l’importanza degli elaborati grafici, considerati la sua testimonianza più autografa e se ne auspicava la futura valorizzazione. Se nel 1918 le qualità di compositore, colorista e disegnatore, ricordate da Reycend in occasione della retrospettiva postuma presso l’Accademia Albertina non erano ancora adeguatamente considerate, certamente la mostra torinese ha assolto il compito.

La pittura parietale “tecnica dell’arte cristiana per eccellenza” diventa per Reffo una sorta di diario esistenziale, redatto in modo appartato, in adesione sincera e profonda ai valori morali -tale da valergli l’appellativo di “Beato Angelico torinese”, superiore per ispirazione al Nazareno Overbeck-, con un purismo realistico in grado di oltrepassare i motivi risorgimentali e le nascenti proposte simboliste.
Il lavoro del Reffo rivolto al popolo umile e credente, lontano da musei e gallerie si inserisce nel dibattito sulla questione arte-fede, sollevata dai Congressi Cattolici a partire 1874 fino ai primi del ‘900, che vede l’arte del passato “ispirata” contrapposta alla contemporanea “immorale”. Si rileva da una nota iconografica che il fregio con la teoria di Santi nella Chiesa di S.Dalmazzo, la cui decorazione è considerata a Torino l’esempio del definitivo rinnovamento dell’arte sacra, offre un quadro completo dei santi venerati nel XIX sec., come una moderna Biblia pauperum. Il busto del Soave Maestro, dell’allievo scultore Anacleto Barbieri, voluto fra gli altri da Leonardo Bistolfi, Giacomo Grosso, Carlo Ceppi e Andrea Tavernier, commemora nella stessa chiesa l’ apostolo di un ritrovato dialogo tra arte e religione.