Emanuele Becheri Après coup
di // pubblicato il 09 Febbraio, 2009
Fino al 28 febbraio la cripta del Museo Marini vede come ospite dei suoi spazi la personali di Emanuele Becheri, accompagnata da Simone Menegoi attento e raffinato interprete dell’oscurità dell’artista.
La prima mostra di Becheri -Donner à Voir- artista nato a Prato, dove attualmente vive e lavora, risale al 2004 e segna la prima tappa decisiva nel suo percorso, presentando una serie di disegni prodotti nella completa oscurità.

Nel 2005 invitato ad un progetto speciale nella rassegna Arte all’Arte a cura di Associazione Continua crea una stanza completamente bianca dove traccia, sempre nell’oscurità un grande disegno sul pavimento chiudendo e aprendo così la riflessione sull’origine del disegno che non abbandonerà negli anni successivi.
Nel 2006 presenta un nuovo ciclo di lavori che chiama Rilasci (esposti a Bregenz, Palais de Thurm und Taxis), lavori sempre e comunque legati ad una perdita di autorità sull’opera; semplici carte accartocciate appese in teche verticali , abbandonate al tempo , scolpite dalla forza di gravità.
Nel 2007 espone al Museo di Arte Contemporanea Luigi Pecci nella mostra ‘Nessuna Paura’ enormi carte nere attraversate dalle scie luminose di chiocciole lasciate libere di vagare sui fogli, dove l’artista non fa nient’altro che guardare l’opera nel suo formarsi.
Nel 2008 presenta nella personale ‘Shuffling the same card’ lavori di varia natura, essi appartengono a momenti diversi del suo percorso e mettono in evidenza una coerenza stilistica ma soprattutto intrinseca nel lavoro degli ultimi anni.
Sempre nel 2008 espone a Bangkog, nella mostra ‘All Our Every Days’ un progetto di scultura (Killing the time) dove affida l’esecuzione delle sculture a degli sconosciuti i quali producono lavori imprevisti e imprevedibili.
L’ultimo lavoro -Time out of joint esposto al PAC di Ferrara- consiste in un’installazione composta da tre video proiezioni; ogni proiezione mostra un accendino, nella notte, in aperta campagna, sul bordo di una strada asfaltata.
Questi accendini dopo essere stati arrogati dal loro stesso fuoco si consumano fino ad essere di nuovo inghiottiti dal buio da cui provengono.

La personale di Becheri che adesso è presente al Museo Marini vede esposte alcune opere inedite , per la maggior parte realizzate per l’occasione e calibrate sugli spazi del museo: un lavoro su carta, una serie di fotografie, alcuni oggetti combusti e un’installazione sonora collocata nella grande cripta sotterranea.
Oltre al disegno, disciplina di riferimento per l’artista, nelle mostre più recenti ha presentato sculture, video e opere sonore: creazioni in cui il disegno si ripresenta come concetto astratto, come metafora, al limite come paradosso; le due mostre precedenti avevano già segnato il cambiamento dell’artista, ma solo adesso si impone in modo sistematico come una nuova regola.

Nel passaggio da un medium all’altro l’artista mantiene comunque immutate alcune linee-guida, prima fra tutte l’idea di creare le proprie opere grazie a processi dotati di una logica autonoma, controllabile solo in parte. Uno di questi processi è la combustione: chi visiterà la mostra si troverà davanti ad alcuni oggetti carbonizzati, assolutamente interessanti nella loro originalità, neri e fragili come se fossero stati tracciati a carboncino su un foglio, opere in cui il disegno si fa tridimensionale, e la sua esecuzione è lasciata al fuoco.
Il fuoco, è protagonista assoluto attraverso le sue conseguenze,e le reazioni di ciò che ha “vissuto” il suo passaggio, anche di altre opere che sono presenti nella mostra: una installazione sonora e un ciclo di fotografie; entrambe fanno riferimento all’installazione video Time out of joint, presentata nella mostra da poco conclusa al Padiglione d’arte contemporanea di Ferrara, tre proiezioni in cui altrettanti accendini, incendiati dalla loro stessa fiamma, crepitano, esplodono, si consumano e vengono inghiottiti di nuovo dal buio che li circonda.
Il repertorio di rumori prodotti dalla combustione viene proposto al Marino Marini come opera a se stante, registrati su alcuni vinili, come quello gentilmente concesso in allegato al catalogo della mostra, di durata diversa, suonati contemporaneamente, i rumori danno vita a un tessuto stratificato e complesso, che non si ripete mai identico.

Quello del suono è l’elemento più sorprendente, amplificare i crepitii, sibili, scoppi violenti e tintinnii, i rumori aumentano e diminuiscono creando un vera e propria sinfonia: il suono è inciso appunto su tre vinili che ruotano su giradischi automatici, aggiungendo ai rumori di fondo quel brusio tipico degli LP di una volta.
“Per il Museo che ospita l’esposizione la presenza di giovani artisti che attraverso la loro ricerca e presenza innescano motivi di riflessione, un ideale di confronto e nuove possibilità di letture dell’opera Marini, è fondamentale per poter continuare idealmente il lavoro, la passione e la ricerca di un’artista che ha attraversato tutto il novecento – afferma Alberto Salvadori direttore artistico del Museo - Il nostro è un museo concreto, nel senso che il contenuto dell’esperienza di Marino Marini è tradotto come oggetto reale nelle sue sculture; così i lavori di Becheri, all’opposto della scultura, eterei e impalpabili, si concretizzano alla visione e all’ascolto di tutti noi”..
Conclude idealmente la mostra Après Coup, un’opera realizzata in precedenza, appartenente alla serie Rilasci: un grande foglio di carta in cui un segno tracciato dall’artista, minimo e quasi impercettibile, dialoga con le pieghe casuali ottenute accartocciando il foglio stesso.
Il lentissimo (e idealmente mai concluso) dispiegarsi del foglio sotto l’effetto della gravità e lo scricchiolio che produce, talmente debole da essere puramente virtuale, contengono già in sintesi gli elementi che sono protagonisti della mostra fiorentina: il tempo e il suono.
