Elisabeth Strigini a Milano per narrare fiabe contemporanee

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 06 Agosto, 2012

Talvolta più vicine all'immaginario mass mediatico; altre volte avvolte da un'aura quasi noir e di impatto cinematografico, le favole narrate da Elisabeth Strigini restano comunque assolutamente contemporanee.
Non a caso è proprio questo il titolo della mostra milanese dedicata all'artista di origine francese, ma stabile ormai tra Londra e New York: Contemporary Tales; prima retrospettiva nazionale che da settembre lascerà il Museo della Permanente di Milano per spostarsi verso il Chiostro del Bramante a Roma, nata da un'idea di Ottavia Landi di Chiavenna con il coordinamento organizzativo di Sara Mesiano e a cura di Chiara Gatti e Angelo Crespi,
Citando il simbolista Odillon Redon, secondo cui La logica del visibile è al servizio dell'invisibile, Elisabeth Strigini sembra appropriarsi di elementi onirici e fonderli con la storia contemporanea tra fatti di cronaca e rotocalco immergendo le atmosfere ovattate delle proprie tele in un simbolismo pop che attinge elementi dalla tradizione pittorica fiamminga e li miscela con l'iconografia del XX Secolo.
E' su questi presupposti che il percorso espositivo si snoda, dando l'opportunità al visitatore di percorrere tre strade: quella delle storie d'America, quella dei ritratti e quella dedicata al mondo della fantasia.
In tutte e tre le strade si è accompagnati da una musica a tratti inquietante e che potremmo quasi definire Lynchiana: trattasi del brano Tableau, titolo indicativo per una "colonna sonora" realizzata appositamente per la mostra dal produttore parigino Valentin Stip.

Una delle strade, si diceva, American Story, tradotto: l'America come Stato e come stato mentale, per essere più precisi come way of ife o state of mind, in cui si susseguono eventi di cronaca che l'artista reinterpreta con occhio thrilleriano e scenografico pur rimanendo fortemente legata al simbolismo. E' il caso della tela The Ranch (2007) o ancora di più di A Year Ago (2008) in cui l'artista, a un anno di distanza, recupera la memoria di un episodio di razzismo avvenuto in una scuola lasciando all'osservatore un primo input visivo della realtà fantasy, il castello disneyano, che costituirà un fil rouge all'interno di molti lavori.
Altra tela di forte impatto è certamente Tree Lights (2008): sembra di esseri dentro e nel notturno silenzio del bosco essere colpiti dai fari. Trattasi dei fari del carcere, unici bagliori dalla presenza incombente.
Lo stesso senso di angosciante presenza è insito nella coppia di lavori raffiguranti due piccoli fantasmi realizzati tra il 2008 e il 2009; tele in cui manca il tempo per la riflessione e l'impatto visivo dei colori polverosi, cupi e notturni contribuisce a scuotere l'emotività e l'empatia piuttosto che l'analisi distaccata delle opere. Il desiderio dell'artista sembra, in questa sezione, proprio quello di scavalcare l'elemento di cronaca pur trattandolo ma sublimando da esso l'aspetto empatico.
Se in American Story la nerratività è elemento preponderante, non si può certamente sostenere che questa manchi nella sezione Portraits. Non si pensi ad una serie di ritratti canonici, sebbene la ritrattistica, così come il paesaggio, sia da considerarsi una delle direzioni della pittura più tradizionali; tuttavia la Strigini, così come nelle allegorie della tradizione pittorica, carica i lavori di simbologie e riferimenti che danno ampio spazio all'interpretazione e al lavoro cerebrale. E' il non-detto quello che conta, forse più di ciò che viene palesato; ce lo dimostrano Serial Hairdresser (2008) in cui il personaggio ritratto punta gli occhi sullo spettatore tenendo in mano qualcosa di vicino a uno scalpo e Shy Feet (2009) raffigurante un ibrido Donna-Teletubby attorno al quale aleggiano in bolle di sapone parti di una lontana Wonder Woman.
C'è certamente molto di autobiografico in queste tele, che parlano dei molti spostamenti dell'artista, dall'Europa al Giappone; dal Vecchio Continente agli Stati Uniti: tutto è concentrato nei lavori, che si tratti di oli o quando in essi viene aggiunto l'elemento, particolarmente femminile, del ricamo, come in SG (2009) o Big Girl and White Marshmallow (2008).
Anche nei ritratti, l'artista non abbandona l'utilizzo delle tinte fangose e cupe sebbene i personaggi rappresentati ravvivino, di tanto in tanto, cromaticamente, le scene; solo un'impressione superficiale poiché, anche nelle tele in cui l'uso del colore si fa più vivace: si pensi a Silent Boots (2009) o Laws of Motion (2010), il risultato finale è tutt'altro che spensierato e giocoso.

La terza strada delle Contemporary Tales narrate dall'artista è (quasi inevitabilmente) quella del Fantasy. Un filone, possiamo dire, che dalla tradizione di Esopo passando dai Fratelli Grimm fino a Perrault e Andersen per poi arrivare al mondo Disney, non ha risparmiato nessuna generazione. In questa "ala" della mostra, per usare il termine fiabesco che fa riferimento alle sale di un castello, emerge in maniera ancora più evidente il lato gotico e grottesco della Strigini che fa pensare al freddo di Narnia e ai colori lividi di Biancaneve e il Cacciatore, in sala in questi giorni.
Castle (2005) racchiude tutto questo; come già detto, non è un caso che il castello resti uno dei topoi iconografici dell'artista.
Torna in questa sezione anche l'immagine trasversale del marshmallow come simbologia targata USA; a differenza dell'opera precedentemente citata, in questo caso è una Little Girl la protagonista; realizzata tre anni prima di Big Girl and White Marshmallow, Little Girl and White Marshmallow è immersa in un silenzio siderale e ovattato.
Particolarmente interessante è Are you sleeping? contemporanea a Little Girl, l'opera unisce uno sfondo idilliaco che ricorda i paesaggi dei primi lungometraggi Disney (si pensi a Biancaneve e i Sette Nani, 1937 o a Bambi 1942) all'angosciante figura del bambino addormentato nel bosco.
La stessa tipologia di fondale è rappresentato in MP e MPB, entrambi del 2005, una sorta di tributo a Mary Poppins che accosta la dimensione standard a quella dilatata del formato panoramico. Altra coppia di lavori è quella del 2006 dal doppio titolo Inside/ Outside, una sorta di prima e dopo evocativo di scene di caccia e che per la sua interattività coinvolge direttamente lo spettatore.
Paesaggio singolare e allegoricamente autobiografico è Metro Ticket del 2007. Già il titolo presagisce il tema del viaggio, in cui aria di solitudine aleggia se si entra nelle atmosfere create dalla pastosità dell'olio e dalle scelte cromatiche. Una linea di stacco tra due livelli della medesima opera a descrivere visivamente il passaggio dell'artista dall'Europa agli Stati Uniti, già accennato precedentemente. L'aquila, simbolo dell'America appollaiata ai bordi di un paesaggio di chiara impostazione fiamminga, mentre in alto, ancora una volta, il castello della Disney.
Anche in questo lavoro, la densità di immagini racconta una storia che parla di viaggi, distacchi e punti di vista diversi. L'aquila osserva il castello dalla radura e viene da chiedersi se qualcuno nello stesso tempo sia affacciato alla finestra o se il castello sia abbandonato.
Così come i paesaggi, anche i personaggi, in questa sezione, hanno un valore simbolico elevato. Il famoso cerbiatto Bambi è l'ombra dell'opera Binky - Animale di pezza (2007) evanescente e impalpabile che verrà data in donazione, peraltro, ai bambini del reparto pediatria dell' Ospedale Fatebenefratelli di Milano.
Tra autobiografia e osservazione della contemporaneità la Strigini utilizza la narrazione come motore per la compilazione di una tassonomia dell'immaginario collettivo che restano, comunque, se pure in maniera diversa, fortemente legati all'individualità di ciascuno.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Castle
oil on canvas, 50 cm x 70 cm, 20 x 28 inches, 2005

1. Pool, oil on canvas, 50 cm x 60 cm, 20 x 24 inches, 2005

2. Castle, oil on canvas, 50 cm x 70 cm, 20 x 28 inches, 2005

Catalogo: 24 ORE Cultura

Mappa

Dove e quando

Contemporary Tales Elisabeth Strigini. Selected works 2004-2012

  • Date : 13 Luglio, 2012 - 13 Settembre, 2012
  • Sito web

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