Eleonora di Toledo, fra seta, oro e politica

di Elisabetta Morici // pubblicato il 01 Novembre, 2010

E’ l’estate del 1545 quando, durante un soggiorno alla villa di Poggio a Caiano, il pittore Agnolo Bronzino ritrae Eleonora di Toledo insieme a suo figlio Giovanni nel dipinto che ha immortalato il suo volto di porcellana.
La bellezza algida ma discreta è sottolineata con maestria dall’artista grazie al prezioso fondo azzurro che incornicia l’ovale perfetto della granduchessa, che all’epoca aveva solo 23 anni, essendo nata ad Alba de Tormes, vicino a Salamanca, in Spagna nel 1522.
Il suo destino si era compiuto nel 1539, quando aveva sposato Cosimo I de’ Medici duca di Firenze, un giovane che aveva già conosciuto nel 1535 a Napoli.
Cosimo era nella città partenopea per accompagnare Alessandro de’ Medici, duca di Firenze, per trattative diplomatiche; lei era la figlia secondogenita del nobile spagnolo Don Pedro di Toledo, Viceré di Napoli, una fanciulla di rara bellezza, che il giovane ed avvenente Cosimo non aveva dimenticato, visto che quattro anni dopo, il 29 Marzo del 1539, viene stipulato il matrimonio per procura con la consegna dell’anello.

Eleonora giunse via mare a Livorno il 22 giugno 1539, in un elegantissimo abito nero di raso, puntinato d’oro, e incontrò Cosimo a Pisa, per poi spostarsi a Firenze.
Al suo ingresso in città indossava un abito color cremisi ricamato a fili d’oro, che esaltava la sua carnagione alabastrina.

La loro unione fu incredibilmente armonica, considerando che era comunque un matrimonio politico, ma le cronache e i documenti scoprono invece che la loro fu una vera coppia, unita anche da passioni comuni ed equilibrata nei temperamenti.
La responsabilità principale di Eleonora a palazzo era l’abbigliamento del marito, dei figli, dei vari livreati che lavoravano per i Medici, la cura e il rinnovamento degli arredi nelle varie residenze.
Tutto questo comportava un continuo approvvigionamento di stoffe di vario genere, tutte registrate scrupolosamente dal funzionario della Guardaroba che ne trascriveva le quantità, la provenienza, la destinazione, supervisionato da Eleonora.
Le stoffe erano una vera passione per la granduchessa, ed a Firenze, centro manifatturiero fra i più importanti d’Europa, questo amore poteva trovare grande soddisfazione.
Non solo erano famosi i suoi broccati e le sue sete e velluti operate, ma artisti importanti lavoravano per il design di nuovi decori prodotti dalle manifatture fiorentine.
Con Eleonora e il suo forte impegno verso questo aspetto dell’economia fiorentina, Firenze ritornerà a guadagnare un ruolo di primissimo piano che aveva un poco perduto negli anni turbolenti precedenti.
L’impegno della “donna di casa” nella scelta delle stoffe era un tradizionale compito riservato in tutte le famiglie alla padrona di casa, ma per Firenze e il Granducato le stoffe rappresentavano molto di più di un bene di prima necessità o di un mezzo di manifestazione della ricchezza. Esse erano uno degli elementi importanti del lusso proprio di una corte, che ne faceva una vera e propria pubblicità per il benessere del commercio fiorentino.

Il personale guardaroba di Eleonora teneva conto essenzialmente della necessità di avere una varietà di abiti adatti per far fronte alle diverse esigenze della vita ufficiale e non, considerando anche le diverse stagioni.
In tutto questo, rimane costante la varietà dei tessuti e dei colori usati, con il solito monotono elenco di colori: il rosso, insieme con il grigio, il tanè, ovvero un marrone dorato, con il bianco, accompagnati per le grandi occasioni da stoffe operate in oro ed argento. Il rosso incarnato era il colore più acceso che si ritrovava nel suo guardaroba, più facilmente il rosso chermisi, simbolo di regalità, usato per un abito che, sappiamo dai documenti, le viene confezionato subito dopo il parto di don Garzia, nel 1547 ed usato per occasioni ufficiali e di rappresentanza.

Il colore, così come le fogge,non si discostavano quindi da quelle degli abiti delle altre dame fiorentine, in modo tale da porsi in posizione democratica e modesta fra le persone della corte, secondo una oculata politica di avvicinamento ai nobili che li circondavano.
Scriveva nel Cinquecento Monsignor della Casa nel suo Galateo:“Et sappi che in molte città pure delle migliori non si permette per le leggi che il ricco possa gran fatto andare più splendidamente vestito che non può il povero: perciò che a’poveri pare di ricevere oltraggio quando altri, eziandio pure nel sembiante, dimostri sopra la loro maggioranza”.
Anche a Firenze vennero promulgate leggi suntuarie sin dal 1546, proprio da Cosimo I .

La passione di Eleonora per le stoffe la portava addirittura a scommettere su tutto, altra grande passione che condivideva col marito, mettendo in palio pezzi di raso o di broccati: “Dalla Signora Duchessa una pezza di teletta d’argento con opera…disse haver guadagnata al Luccino a’mastio et femina più mesi sono…” da questa nota di Guardaroba si registra che nel 1555 Eleonora vince un drappo di stoffa pregiato per aver vinto una scommessa sul sesso di un neonato.
Questa stessa passione è alla base della creazione di un laboratorio specializzato per la tessitura in palazzo Vecchio, che poteva controllare di persona. E il tessitore capo era una donna, madonna Francesca di Donato, registrata fra gli stipendiati e chiamata la “tessitora in Palazzo” o la “tessitora della signora Duchessa”. Abitava nel palazzo, nella zona della Dogana, e dormiva accanto ai suoi due telai, aiutata da suo genero.

Ragioni politiche impedirono probabilmente ad Eleonora di vestirsi come avrebbe desiderato anche nella vita di tutti i giorni, ma nelle cerimonie ufficiali, alla presenza di ambasciatori o personalità straniere, la manifestazione della ricchezza della famiglia e dello stato era rivelata dalle ricche stoffe fiorentine e dai colori indossati.
I tessuti a tinta unita erano insufficienti a questo scopo, e bisognava ricorrere a stoffe uniche per bellezza e manifattura, divenendo testimonial della eccellenza delle produzioni granducali.

La veste indossata da Eleonora nel famoso ritratto del Bronzino è un documento unico di questo genere di ufficialità, dove la personalità di Eleonora è in ombra per sottolineare il suo rango e la sua forza; una testimonianza incredibile delle pregiatissime stoffe fiorentine, lavorate con tecniche sopraffini, realizzate nella metà del Cinquecento.

Ci appare come un velluto operato, broccato, su un fondo di raso di seta bianco, con i grandi motivi a melagrana in broccato d’oro a bouclé, uno dei quali perfettamente composto al centro del corpetto, quasi come un emblema.
La melagrana, simbolo di fertilità, allude alla sua fecondità, ma è emblema anche della unione di una famiglia, così come impresa di Isabella di Spagna, consorte dell’imperatore Carlo V.
Un ritratto ufficiale all’ennesima potenza, frutto di uno studiato disegno politico,che è, soprattutto, un incredibile pubblicità per l’industria fiorentina della seta, in grande ripresa in quegli anni.

Eleonora questo abito non lo ha mai avuto.
Il modello è un classico modello alla spagnola del suo guardaroba, con scollo squadrato, con rete dorata per le spalle e ornata di perle in abbinamento con la reticella dei capelli, che le veniva realizzata da una “tessitora” spagnola, maniche con tagli per intravedere la camicia di seta bianca a sbuffi e disegni ad arabeschi. Ma la stoffa con il quale è realizzato non faceva parte del suo guardaroba, come si evince dai documenti, dove nessun broccato con pelo nero, colore non amato da lei, appare.
Con molta probabilità al Bronzino fu consegnata dalla stessa Eleonora, o dal funzionario della Guardaroba, una pezza di stoffa broccata che doveva ritrarre nel dipinto e rappresentare ufficialmente la migliore produzione cittadina; è conservato al museo del Bargello di Firenze un drappo di velluto operato, che presenta lo stesso disegno di quello ritratto da Bronzino, a testimonianza del fatto che fosse ritenuto uno dei più bei tessuti mai realizzati a Firenze.
Oltre al disegno, innovativo per l’epoca, con dettagli arabescati desunti dal repertorio turco, la qualità della lavorazione era significativa delle capacità manifatturiere fiorentine, che dovevano essere evidenziate grazie alle precise pennellate del pittore.
Poiché sappiamo che Eleonora, per le cerimonie ufficiali, non amava indossare broccati con effetto di pelo, come quello del ritratto, possiamo una volta di più sottolineare l’interesse che la granduchessa ha avuto per incrementare ed aiutare la produzione manifatturiera fiorentina, anche in occasione di questo stupendo ritratto.
Nell’estate del 1545, con il caldo che possiamo immaginare in quel di Poggio a Caiano, fra Prato e Firenze, la granduchessa Eleonora si è fatto strumento politico e commerciale, dove diviene immagine del potere, rigidamente imprigionata in quel suntuoso abito, che è soggetto del dipinto quanto lei e suo figlio Giovanni.
Inoltre, sono da lei indossati gioielli bellissimi, realizzati da importanti artisti dell’epoca, come Benvenuto Cellini, che probabilmente elaborò la stupenda cintura d’oro decorata da una nappa di perle, come lui stesso ci narra nella sua autobiografia.

La moda era un vero “instrumentum regni”, per la capacità di comunicazione immediata, ed Eleonora ha saputo sempre usare questo mezzo nel migliore dei modi, riuscendo ad elevare la giovane corte fiorentina al livello delle più importanti e antiche d’Europa.
Allevata secondo i severi dettami della corte spagnola, è stata la granduchessa giusta per ricoprire un ruolo così nuovo per Firenze, capace di dimostrare quanto fosse saggia ed avveduta negli acquisti e nella gestione della corte.
Vigile attenzione che non veniva meno neppure nei delicati periodi del parto, che sono stati numerosi, come ci raccontano tanti preziosi documenti.
E’ stata una donna amata e stimata da suo marito, tanto che aveva, in assenza di Cosimo, il potere di firma, ed insieme a lui fu un genitore particolarmente attaccato ai suoi figli, cosa molto strana per l’epoca e nonostante il cerimoniale dell’epoca non desse loro molto tempo per stare insieme.
Erano soliti addirittura desinare con loro, tutti insieme, fuori da ogni tipo di etichetta di corte.
Tutto questo amore può ben essere sintetizzato nel nomignolo che suo marito Cosimo I, il granduca, le aveva dato: la pavoncella con i pulcini.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

 

  • Agnolo Tori, detto il Bronzino
    (Monticelli, Firenze 1503-Firenze 1572)
    Ritratto di Eleonora di Toledo, 1543
    Praga, Narodni Galerie
  • Alessandro Allori dal Bronzino
    Ritratto di Eleonora di Toledo
    Firenze, Palazzo Vecchio, Studiolo
  • Agnolo Tori, detto il Bronzino
    Ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni, 1545
    Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Particolare della manica del vestito di Eleonora
    Ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni, 1545
 
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