Egitto. Tesori sommersi

di Cinzia Colzi - pubblicato il 10 Febbraio, 2009 in Mostre

Allestimento che esalta emozione e fascino dell'esplorazione in un luogo da favola.
La Reggia di Venaria ospita la tappa italiana della mostra internazionale di cinquecento reperti archeologici di Alessandria, Heracleion e Canopo (zona del Delta del Nilo sprofondata in mare nei primi secoli dell'era cristiana) e riemersi dall'equipe guidata da Franck Goddio.
Un incontro ravvicinato per incantare i ragazzi di ogni età o il più appassionato e attento cultore.

Canopo, Heracleion, Thonis, inviano il pensiero ai testi antichi, ma non erano mai state individuate con i loro tesori, coperti dai sedimenti portati dal Nilo, sepolti nei fondali mediterranei al largo della costa di Alessandria e nella baia di Abuqir.
Dal 1992, supportato dall'ultima tecnologia, l'Institut Européen d'Archéologie Sous-Marine (IEASM), in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità dell'Egitto, iniziò gli scavi subacquei con la supervisione di Franck Goddio.
Via via si sviluppava il disegno della nuova carta geofisica della regione fu compreso come nell'VIII secolo a.C. parte della costa era crollata sprofondando in mare. Il mistero delle città scomparse era risolto.

E il mare ha restituito reperti il cui valore va ben oltre ogni immaginazione. Quelli esposti ne rappresentano solo una piccola parte, ma raccontano quindici secoli di storia, dal 700 a.c. all'Ottocento, per un viaggio in quella parte dell'antico Egitto che fu a contatto con Greci, Romani e Bizantini, prima della conquista araba.

Statue di divinità e sfingi con le fattezze di re e regine, steli, offerte e oggetti liturgici, ceramiche, gioielli e monete, oggetti della vita quotidiana, bardature di guerrieri formano una collezione di tesori che ci tuffa nella vita, nella cultura, nelle credenze degli Egizi. Un allestimento pensato proprio per esaltare la percezione di maesteso grazie alla parte scientifica. I reperti sono stati studiati da squadre di archeologi e storici specialisti guidati da Jean Yoyotte, professore onorario presso il Collège de France e consulente di egittologia dell'IEASM. In molti casi, i ritrovamenti ne hanno confermato il lavoro e le ipotesi.
La grande avventura, con le sue esplorazioni, continua e "Tesori sommersi" potrebbe essere base di ispirazione per una nuova generazione di egittologi.

Mai esposta prima al pubblico nella sua totalità, questa proprietà dello stato egiziano, grazie all'accordo IEASM, è in viaggio per allestire una serie di mostre. Sono stati quasi due milioni i visitatori delle sedi di Berlino, Parigi, Bonn e Madrid.
Adesso la tappa italiana, promossa dalla Compagnia di San Paolo, è stata arricchita dal particolare allestimento con scenografie di Bob Wilson e musiche e ambientazioni sonore composte da Laurie Anderson.
Dopo Torino, il tour si concluderà a Yokohama. Quando i reperti torneranno a "casa", Frank Goddio spera possano essere custoditi in un unico sito per essere mostrati al pubblico egiziano.

Robert Wilson spiega il progetto di allestimento alla Reggia: "I miei punti di partenza sono la luce, l'architettura, la proporzione degli spazi, il suono e come l'insieme di tutti questi elementi possa aiutare a vedere l'opera d'arte. Quasi sempre, infatti, contemplare le opere d'arte in un museo è molto difficile perché siamo distratti da ciò che vediamo intorno e da ciò che sentiamo; spesso è difficile apprezzare un'opera anche perché non è ben illuminata. Quello che io cerco di fare è organizzare tutti questi elementi per consentire al pubblico di osservare le opere con pù attenzione. Questo è il mio obiettivo principale: come presentare opere d'arte in uno spazio ed in condizioni dove possano essere chiaramente osservate come capolavori. Dal mio punto di vista, infatti, molte mostre sono troppo intellettuali. Assomigliano a quelle cattive insegnanti di liceo che sanno fare solo noiose lezioncine. Io personalmente preferisco non leggere le didascalie, ma apprezzare un'opera d'arte per ciò che l'artista ha fatto, per la forma, la linea... Per raggiungere questo risultato, progetto la struttura dello spazio espositivo come una sorta di itinerario di viaggio, con una sala che sostiene per somiglianza o fa da contrappunto alla successiva.ha focalizzato l'attenzione sulla struttura dello spazio e sull' impatto emotivo che ne deriva, artificio che paradossalmente è quello che permette a un oggetto d'arte di essere opportunamente mostrato, illuminato e messo in risalto".
Quindi, manipolando lo spazio esistente, l'allestimento racconta una propria storia, mette in scena una propria autonoma rappresentazione.
Al visitatore sono offerti nuovi e sorprendenti punti di vista attraverso dieci ambienti che si succedono e si articolano tra di loro con geometrica simmetria.

All'inizio un'installazione di immagini (video, foto, disegni) fornisce informazioni storiche e geografiche di supporto. Si accede poi a uno spazio pensato per dare al visitatore l'esperienza di immersione, quasi di decompressione, le luci si spengono e i colori si fondono in un nero volutamente inquietante con il suono di onde oceaniche scroscianti per arrivare di fronte a uno dei monumenti più straordinari trovati a Heracleion, tipico esempio di propaganda reale dei Tolomei.
La sala successiva capovolge improvvisamente le caratteristiche dello spazio precedente: un grande spazio bianco e pieno di luce che ospita un unico piccolo e prezioso oggetto su un piedistallo, il vaso canopo con il coperchio in forma di testa di Osirdie e il corpo decorato con scene sacre (vaso, simbolo del mistero dell'imbalsamazione, icona della speranza nella vita eterna dopo la morte). Ora il suono è calmo e meditativo.
Proseguendo, si apre una sala senza soffitto, la musica è grave e trionfante: statue ed enormi sculture di pietra come alberi di una foresta sommersa. Il pubblico può muoversi liberamente intorno alle opere e rapportarsi con le dimensioni di alcune di esse.
A partire da questa sala gli oggetti delle tre città vengono presentati secondo un accostamento tematico, mantenendo comunque ben riconoscibile la provenienza da Heracleion, Canopo e Alessandria.

La sala successiva stravolge nuovamente lo spazio e la percezione del visitatore, posto ora a confronto con le piccole dimensioni degli oggetti: come in un alveare sottomarino trovano posto recipienti e vasi nelle pareti lunghe, monete e gioielli nelle pareti corte.
Mi fermo con il racconto perchè troppo suggestivo per essere ulteriormente anticipato.

Il catalogo, Umberto Allemandi edizioni, è indispensabile per portare a casa un frammento di tanta bellezza.

 

Didascalie & Dettagli

Egitto. Tesori sommersi
Venaria Reale
fino al 31 maggio 2009
Informazioni

Copyright immagini pubblicate

  • n. 1 Foto: Christoph Gerigk
    Copyright Franck Goddio/ Hilti Foundation
  • n. 2 Foto: '”Egitto. Tesori sommersi” 
    Copyright Compagnia di San Paolo by Guido Fino
  • n. 3 Foto: '”Egitto. Tesori sommersi” 
    Copyright Compagnia di San Paolo by Guido Fino
  • n. 4 Foto: '”Egitto. Tesori sommersi” 
    Copyright Compagnia di San Paolo by Guido Fino
  • n.5 Foto: Christoph Gerigk
    Copyright Franck Goddio/ Hilti Foundation

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