Edinburgh International Festival 2010

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 12 Agosto, 2010

El Niño di John Adams, oratorio incentrato sul miracolo della natività, darà quest’anno l’avvio il 13 agosto all’Edinburgh International Festival 2010, fondato nel 1947 da Rudolf Bing e Henry Harvey Wood in cooperazione con le istituzioni locali. Il festival terminerà il 5 settembre con il consueto concerto con fuochi d’artificio della Bank of Scotland.

Il mistero del parto ci indirizza verso una tendenza comune a molti grandi festival europei, sempre più interessati ad invitare artisti provenienti dall’Oceania o dall’America latina.
“Esplorare le culture moderne del ‘Nuovo Mondo’ ”, è questa la missione voluta da Jonathan Mills, direttore del festival dal 2006, per l’anno in corso. E così inizia il percorso di mappatura edimburghese delle Americhe da nord a sud e dell’Australasia.
In questo viaggio globale tra performance, concerti e pièce, però, il fantasma del passato colonialismo pare riemergere. Ne è la prova Caledonia dello scrittore politicamente impegnato Alistair Beaton, analisi del futile tentativo da parte della Scozia di stabilire una propria base coloniale a Panama, in prima mondiale al festival assieme ai ritmi spagnoli di Quimeras della Paco Peña Flamenco Dance Company. 
I centri di sviluppo dei generi tradizionali della cultura occidentale vengono sovvertiti. Così, dalla lontana Australia arriva la risposta alla carente produzione operistica contemporanea europea con le atmosfere dal sapore kafkiano di Bliss, nuova opera di Brett Dean e Amanda Holden (prima europea), ispirata all’omonimo romanzo di Peter Carey. 
Si discutono le radici dei paesi dell’altra sponda dell’oceano. Claudio Veldés Kuri, regista messicano tra i più apprezzati, è messo alla prova nella direzione dell’opera settecentesca Montezuma – musica di Carl Heinrich Grau, libretto di Federico II di Prussia - ardente scontro tra le due forti personalità e culture di origine dell’imperatore azteco e del conquistador Hernán Cortés.
A rappresentare l’America latina è chiamato il Cile con le due compagnie Teatro en el Blanco e Teatro Cinema, quest’ultima - diretta da Juan Carlos Zagal - in Sin Sangre, uno spettacolo tratto dal nostro Alessandro Baricco. 
Ovviamente se si parla di America, non poteva certo mancare New York e quindi Meredith Monk con gli Elevator Repair Service e i The Wooster Group. Questi ultimi due, preferendo entrambi giocare in casa, scelgono lavori di autori statunitensi da mettere in scena, Ernest Hemingway per i primi e Tenesse Williams per i secondi.

Se nella sezione teatro è l’America ispano-anglofona protagonista, la sezione danza dal canto suo offre, invece, differenti prospettive sul Brasile firmate Tanztheater Wuppertal, in Água della scomparsa Pina Bausch, e Grupo Corpo, diretto da Rodrigo Pederneiras con Parabelo e Onqotô.
Si ritorna di nuovo agli Usa, questa volta, però, nella west coast con l’Alonzo King Lines Ballet che spazia nelle due coreografie presentate dalle musiche di Corelli e Poulenc alla Tabla indiana.

Il viaggio continua sino a giungere in Oceania con il coreografo samoano Lemi Ponifasio e la sua compagnia MAU, letteralmente “rivoluzione” lingua samoana, in Tempest: without a Body, lavoro con vaghi richiami shakespeariani, e Birds with Skymirrors, riflessione sulle sensazioni degli ambienti del pacifico.

Il festival è arricchito, inoltre, dai consueti concerti al The Usher Hall che quest’anno accolgono, assieme ai migliori ensemble scozzesi, orchestre dai vari continenti tra le quali la Royal Concertgebouw Orchestra, la Russian National Orchestra, la Minnesota Orchestra e la Sydney Symphony Orchestra. Per quanto riguarda il jazz, invece, l’evento ospita Gunther Schuller e i sassofonisti Joe Lovano e Tommy Smith.

Infine con The Gospel at Colonus, rilettura del sofocleo Edipo a Colono, ambientato nell’America contemporanea, tra i ritmi sincopati dei gospels, del rock ‘n roll, i due cori The Blind Boys of Alabama e The Abyssinian Chancel Choir, sotto la guida del regista Lee Breuer, omaggiano doverosamente le origini canore della tragedia.
Il cerchio si chiude, il globo è stato percorso, il viaggio è finito.

 

Dettagli

In foto:

Adrián-George Popescu
nel ruolo Cortés in Montezuma
(regia di Claudio Veldés Kuri)
© Herman Sorgeloos

Meredith Webster in Dust and light
(Alonzo King Lines Ballet)
© Marty Sohl

Mappa

Dove e quando

  • Date : 13 Agosto, 2010 - 05 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Edinburgh, Scotland, UK
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)