Durer, Cranach, Holbein in mostra a Monaco di Baviera
di // pubblicato il 20 Dicembre, 2011
Passeggiare in questi giorni a Monaco di Baviera può non essere solo mercatini di Natale e luci colorate. Percorrendo la Theatinerstrasse, fra negozi e colori, si può visitare la Kunsthalle della fondazione culturale Hipo dove è allestita, fino al 15 di gennaio 2012 una ricca e affascinante mostra dal titolo Durer, Cranach, Holbein- La scoperta dell’uomo, ritratti tedeschi fra Quattrocento e Cinquecento. Mostra veramente ricca di opere, circa 170, realizzata in collaborazione con il Kunsthistorsiches Museum di Vienna, dedicata all’evoluzione dell’arte ritrattistica tedesca fra XV e XVI secolo, dove le punte di diamante sono le opere dei tre grandi artisti citati nel titolo, ma corredata poi di tanti altri nomi che, per se sconosciuti ai più, danno conto dell’incredibile cultura artistica d’oltralpe. Formidabili sculture, medaglie, stampe e disegni dimostrano come ogni artista sia stato capace di dare il suo contributo nel fissare le caratteristiche fisiche e morali dei loro committenti.

La mostra è un vero viaggio attraverso la società tedesca durante secoli di transizione, di lotte per l’economia e per le indipendenze politiche delle regioni tedesche, che può essere letta a cominciare dal ritratto di Jacob Fugger il Ricco, realizzato da Durer intorno al 1520 e conservato all’Alte Pinakothek di Monaco. Dipinto dalla conservazione non perfetta, a causa della tecnica usata dall’artista, dove il volto dell’importante uomo d’affari viene reso in modo vibrante dall’ormai famoso artista. Nel ritratto di giovane dama del 1508, considerato il primo lavoro eseguito da Durer durante il suo secondo soggiorno italiano, si coglie tutta la sua maestria nel rendere palpabile la stoffa delle vesti e l’incarnato caldo di questa probabile giovane veneziana. Ma già il ritratto di Elsbeth Tucher, datato al 1499, ci regala l’emozione di una grande opera d’arte realizzata con forte impronta italiana e fiamminga insieme, in una fusione che Durer riuscirà a rendere unica. Il ritratto è stato preso come immagine della mostra, con questo volto della giovane donna che risalta fra il damasco dorato a sinistra ed il paesaggio aperto che si intravede dalla finestra alle sue spalle. Realizzato insieme a quello del marito, il ritratto indaga non solo sulla bellissima veste ma anche sul volto volitivo e sullo sguardo intenso e magnetico.

Fra i tanti ritratti di Cranach il Vecchio presenti in mostra è emozionante il volto del giovane uomo senza barba che proviene da Kronberg, dove lo stile appare molto vicino a quello di Durer, ma con toni più morbidi e semplici. Realizzato intorno al 1500, è un esempio della sua arte precedente al suo cambiamento di stile che avvenne intorno al 1510, con un accento manierista che caretterizzò tutte le sue opere successive. Fu lui che davvero caratterizzò e rinnovò la tipologia del ritratto ufficiale in questo periodo, come si vede bene dai ritratti di Martin Lutero e dei protagonisti della riforma protestante, divenendone il vero cronista.

Con i ritratti di Hans Holbein il Giovane si assiste ad un tripudio di ritratti ufficiali che non rinunciano ad indagare la psicologia del personaggio. Ha infatti saputo cogliere, dietro l'apparenza, le espressioni più personali e significative dei suoi personaggi, cercando di coniugare la tradizione tedesca con le nuove tendenze umanistiche che aveva assimilato a contatto con l’arte italiana. Divenuto ritrattista di corte in Inghilterra nel 1536, a lui si deve il ritratto di Jane Seymour, terza moglie di Enrico VIII, che viene dal Kunst di Vienna. Sembra di poter toccare ogni ricamo del meraviglioso abito della sfortunata giovane, morta di parto poco tempo dopo, così come il sontuoso gioiello che indossa, pendant del copricapo decorato con lo stesso motivo. Il ritratto forse più coinvolgente lo si trova, però in quello di Charles de Solier Lord di Morette, ambasciatore di Francia alla corte di Carlo VIII, probabilmente del 1534, della Gemäldegalerie di Dresda: l’espressione austera e fiera è accompagnata da un abito ricco e prezioso e le mani, una col guanto e l’altra senza, sono una prova di bravura senza eguali.

La mostra rende chiara la funzione sociale del ritratto nella varie categorie sociali e nelle varie soluzioni adottate, ponendo l’accento anche sui modi diversi di ritrarre i committenti, a seconda della loro provenienza sociale e, non da meno, della diversa preparazione ed interesse degli artisti.