Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio di Trento

di Federica Falleri // pubblicato il 01 Agosto, 2014

Timagora, Parrasio, Polignoto,
Protogene, Timante, Apollodoro,
Apelle, più di tutti questi noto,
e Zeusi, e gli altri ch'a quei tempi foro;
di quai la fama (mal grado di Cloto,
che spinse i corpi e dipoi l'opre loro)
sempre starà, fin che si legga e scriva,
mercé degli scrittori, al mondo viva:
  e quei che furo a' nostri dì, o sono ora,
Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino,
duo Dossi, e quel ch'a par sculpe e colora,
Michel, più che mortale, angel divino;
Bastiano, Rafael, Tizian, ch'onora
non men Cador, che quei Venezia e Urbino;
e gli altri di cui tal l'opra si vede,
qual de la prisca età si legge e crede:
    questi che noi veggiàn pittori, e quelli
che già mille e mill'anni in pregio furo,
le cose che son state, coi pennelli
fatt'hanno, altri su l'asse, altri sul muro.
Non però udiste antiqui, né novelli
vedeste mai dipingere il futuro:
e pur si sono istorie anco trovate,
che son dipinte inanzi che sian state.

(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, canto trentatreesimo, I-III)

Già ai tempi dell'Ariosto la fama dei fratelli Dossi era paragonabile a quella di Michelangelo e Leonardo. L'eccentrico Giovanni Francesco Luteri, detto Dosso, il più famoso dei fratell, ottenne commissioni dalle più importanti corti rinascimentali e la mostra in corso al Castello del Buonconsiglio è allestita proprio nelle sale che, per la decorazione a fresco del "magno palazzo" del cardinale Bernardo Cles e vescovo di Trento, fu imprigionato,  con il fratello Bastiano, dal settembre 1531 giugno 1532.
Il principe vescovo Bernardo Cles, consigliere degli  imperatori Massimiliano I  e Carlo V,  grande umanista,  amico di Erasmo da Rotterdam e  cardinale  che sfiorò l’elezione  a pontefice, ha per  Dosso parole di elogio e ammirazione. Del resto, Dosso arriva a Trento preceduto da grande fama tanto da essere pagato il doppio rispetto ai colleghi Fogolino e Romanino, anche loro impegnati a rendere magnifica la residenza principesca. 
Dosso Dossi - Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio (manifesto)
Ideato dalla Galleria degli Uffizi di Firenze nell’ambito del progetto  “La città degli Uffizi”, il percorso espositivo riunisce una quarantina di dipinti che, mentre mettono a confronto le opere di Giovanni e Battista, dialogano con gli affreschi del castello in simbiosi con il legame che unì i Dossi alla città del Concilio che diede i natali  a loro padre Niccolò Lutteri e dove visse prima di trasferirsi  a Mirandola sul finire del Quattrocento. Lì a Mirandola, verosimilmente giovanissimo, Dosso iniziò il percorso formativo che lo portò a conoscere i più grandi maestri del Rinascimento. 
Per scandire le tappe artistiche di Giovanni (non si conosce la data di nascita esatta, ma la si stima intorno al 1486, e comunque non oltre il giugno 1487)., l'attualizzazione degli studi ha portato alla luce nuovi documenti che permettono di tracciare un inedito ritratto del pittore e una revisione della delicatissima problematica circa la collaborazione instauratasi a Trento tra i due fratelli. 
Nella complessa pittura di Dosso, originale, elegante ed allegorica, affiora costantemente l’influenza dei grandi maestri: da Venezia apprende la lezione di Giorgione ( in mostra vi sarà il celebre Suonatore di flauto della Galleria Borghese), da Roma conobbe la maestria di Raffaello ( in mostra alcune stampe da Raffaello di Marcantonio Raimondi) , con Tiziano ( in mostra vi sarà il ritratto di un cavaliere di Malta proveniente dagli Uffizi) vi fu un costante colloquio artistico, a Ferrara  incontrò  Michelangelo ( in mostra due magnifici disegni di Casa Buonarroti). 
Dosso Dossi, Sacra Famiglia 1527-28,
Dagli inizi del Cinquecento divenne ben presto il pittore favorito dei duchi di Ferrara, abbandonando la corte soltanto in due occasioni, la prima a Pesaro al servizio della duchessa Eleonora di Urbino e la seconda a Trento quando affrescò diversi ambienti del Castello del Buonconsiglio.  Vita di corte, la sua.  Dalle vallate trentine alla corte degli Este a Ferrara, vale a dire in uno dei centri culturali più raffinati del mondo d’allora. Qui, ma anche altrove, trovò una committenza intelligente, stimolante, non contraria, anzi apertissima ad accogliere le sue meravigliose creazioni che risentono e risuonano di storie sacre, mitologiche con il filtro dell’invenzione, delle conoscenze alchemiche, di una sottile vena di intelligente ironia e divertimento.

La mostra, curata dallo storico dell’arte  Vincenzo Farinella con Lia Camerlengo e Francesca de Gramatica, e coordinata da Franco Marzatico, si sviluppa in sezioni e l'allestimento nelle sale dossesche con la convocazione di altre  opere dello stesso ambito cronologico, di poco precedenti o posteriori la realizzazione della decorazione del castello, permette di ben focalizzare l'attività svolta dai due fratelli nel terzo e quarto decennio del Cinquecento, prima e dopo dell'intervento nella residenza del Principe vescovo Bernardo Cles.
Dosso Dossi, Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù, 1523-1524 circa,
Trai capolavori di Giovanni è presente anche Giove pittore di farfalle quadro enigmatico quanto la Tempesta  del Giorgione . La storia del dipinto, conservato fino a qualche anno fa al Kunsthistorisches  Museum di  Vienna ed ora custodito nel  Castello  del Wawel a Cracovia, ha affascinato gli studiosi per il messaggio che cela   e per la  straordinaria qualità esecutiva. Opera confiscata nel 1939 dai nazisti alla famiglia del conte Lanckoronski, è una delle più significative prove  della maturità del pittore ferrarese.
 

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Dosso Dossi - Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio (manifesto)
  2. Dosso Dossi, Sacra Famiglia 1527-28,
    olio su tela, cm 236 x 17, Musei Capitolini, Roma
  3. Dosso Dossi, Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù, 1523-1524 circa,
    olio su tela, 111,3×150 cm, Cracovia, Castello di Wawel

In copertina:
Dosso Dossi - Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio (manifesto)

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