donne donne…
di - pubblicato il 04 Luglio, 2008 in Mostre
Al Castello di Mansago a Varese la mostra “Donne Donne “: un percorso che vuole delineare il cambiamento della figura femminile nell’Ottocento, un secolo cruciale per la modernità, per un profilo della figura femminile, non solo l’arte del bello ma anche l’analisi della società e dei suoi componenti in un’epoca ricca di cambiamenti ed evoluzioni.
Le protagoniste, questa volta, saranno le donne da cui il titolo della mostra curata ed allestita dal Prof. Silvano Colombo con il contributo di Clara Castaldo, si propone di delineare attraverso l'esposizione di quaranta opere provenienti da collezioni private e dalla Pinacoteca del Castello, i vari ruoli della donna nell'ambito sociale e familiare nel secolo XIX .
Aperta al pubblico fino al 31 agosto, la mostra è articolata in diverse sezioni: Tempi antichi e tempi moderni con eroine bibliche, sante penitenti, e amorevoli modelle ritratte da Hayez, da Induno, da Valaperta; Una galleria di ritratti, dai salotti alle strade in cui sfilano nobili borghesi e popolane opere di Pagliano,Bertini, Molteni, Boldini e Lega; Vita Veneziana in un Campiello raccontata da Favretto e da Milesi; Vita napoletana: per le strade e dai campi con opere di Irolli, Esposito, Di Chirico.

Dai salotti privati sono uscite con grande generosità e disponibilità opere in gran parte inedite che mostrano un filo conduttore attraverso l’analisi della condizione della donna a cavallo tra due secoli, l’Ottocento e il Novecento: quaranta opere per raccontare l’universo femminile, un ventaglio di artisti e di rappresentazioni molto differenti fra loro realizzate con una bravura che sorprende sempre.
Piccole opere su tavola o grandi tele, che vanno lette in ogni singolo particolare, capaci di raccontare e far rivivere con freschezza i vari ruoli della donna nel’ambito sociale e famigliare: la figura femminile è l’eroina biblica o patriottica e la contadina; la dama di un salotto borghese e la popolana che infila perle o che fa addormentare il bambino in una cesta.
“Una nessuna centomila. E’ solo un segnale di attenzione a quale e quanto spazio sia stato dedicato alla figura femminile, intesa socialmente e pittoricamente”, afferma Silvano Colombo curatore della mostra.
Devo ammettere che questa mostra mi ha colpito particolarmente, non solo per le opere esposte, ma per l’argomento trattato, la donna: un soggetto che è stato protagonista della mia tesi di laurea e che con piacere ho analizzato e seguito nelle sue evoluzioni sociologiche, politiche e culturali per comprenderne il ruolo nella storia italiana e non solo.
Il confronto con la figura dell’uomo; il ruolo della donna nella famiglia, madre, moglie ed educatrice dei figli; la lotta per il raggiungimento dei diritti delle donne; l’evidente condizione di inferiorità femminile per imporsi nella sfera polita; i molteplici ostacoli sociali affrontati per guadagnarsi spazio nella sfera pubblica che per definizione è storicamente destinata all’uomo.
Il concetto stesso di donna è stato uno di quelli storicamente meno legati alla realtà e più alla rappresentazione: la donna è una figura fisicamente e spiritualmente debole o forte? Intelligente quanto l’uomo o meno? Capace di scelte autonome o bisognosa del costante appoggio maschile? Sono domande alle quali ogni epoca storica ha cercato di rispondere in modo abbastanza simile, quasi sempre sfavorevole alla donna.
Ma nel nostro caso è l’ottocento il secolo a cui è rivolta l’attenzione della mostra, un periodo in cui predomina la visione romantica della donna, un essere sentimentale e irrazionale, e motivo e fragile.
Della donna si sottolinea costantemente l’alterità, ella può essere superiore o inferiore moralmente rispetto all’uomo, ma è comunque e soprattutto una figura misteriosa, non perfettamente conoscibile perché sfuggente e contraddittoria.

In numerose rappresentazioni le donne hanno la funzione di esprimere il lato sentimentale dell’esistenza, come si può osservare anche in alcune delle opere della mostra, l’atteggiamento dell’abbandono, la morbidezza delle carni e delle vesti femminili.
Dopo la metà del secolo invece i quadri sembrano sottolineare la funzione femminile della rappresentazione del realismo: Le Contadine di Coubert o le borghesi del giovane Fattori e Silvestro Lega, sono figure non identificate personalmente ma espressioni della quotidianità delle azioni e delle emozioni.
Simboli di vitalità, fusione con la natura, grazia e giovinezza, ma anche creature realistiche, credibili, con un pensiero ed una personalità.
Per comprendere meglio quello che è il percorso antologico sulla figura femminile che la mostra propone, riporto di seguito il percorso a tappe dell’esposizione, descritto dal curatore della mostra Silvano Colombo.
Sala A - Sezione Tempi antichi e tempi moderni
- -Qui la figura femminile viene prestata ad incarnare eroine bibliche, sante penitenti per le quali far trasparire un anelito di libertà dal giogo dello straniero, amorevoli modelle che leniscono gli ultimi momenti di Raffaello o che, civettuola mossa, si apprestano a continuare nella posa, o si lasciano andare con calcolata sfinitezza per finire con chi soffre drammatico dolore per l'abbandono dell'amante

Sala B - Sezione Galleria di ritratti, dai salotti alle strade
- -Come in una galleria di nobile dimora, quale in effetti e' quella che ospita i quadri, nella sala B sfilano le immagini dei componenti un ritratto di famiglia, i cui numerosi membri sono messi in posa in un esterno dai fondali montuosi dipinti senza curarsi della mutevolezza della luce ambientale; di una gentildonna misteriosamente affascinante; di stanze borghesi vissute o da ritorni in tarda ora o dal veder dare il latte al proprio bambino dalla balia; di donne come madonne in preghiera o vibranti immagini di vita; di ambienti popolari o di ambienti raffinati che raccontano momenti dell'esistenza ravvivati da un richiamo d'autore o da un galante omaggio goloso
Sala C - Sezione Vita veneziana: in un campiello
- -Nella sala, Favretto e Milesi raccontano con ammiccante garbo mestieri svolti in un ideale campiello veneziano; attorno al Nonno pescatore che fa i complimenti alla nipotina; momenti della giornata ingannati lavorando a maglia in attesa di vendere uova o polli; l'impegno di infilare collane; le confidenze ai margini di un mercato
Sala D - Sezioni Vita napoletana: per le strade e dai campi - Racconti dai monti al piano - Tra i fiori
- -Tre sezioni nella sala D: L'esordio Vita napoletana: per le strade e dai campi e' segnato da pittoreschi momenti della pittura napoletana che al confronto con l'appena goduta veneziana afferma squillante vivacità di suoni e di luci vibranti. Seguono, per concludere, due momenti a tema: Racconti dai monti al piano e Tra i fiori che, superando i modi pittorici di scuole diverse, indicano una tendenza ad esprimersi in taluni soggetti prediletti dagli artisti e ricercati dagli amatori. Una evidente varietà di frammenti usciti dalla disgregazione delle Accademie dove si insegnava la correttezza del disegno, la proprietà dell'informazione storica, la verità della ritrattistica, per uscire dagli studi, dalle aule e vivere dal vivo la mutevole realtà dell'esistenza, nella dimessa caratura dei soggetti e nella assoluta libertà pittorica-.
Un’ultima nota di attenzione va rivolta al catalogo della mostra, innovativo per la sua forma ridotta che lo rende ancora più pratico da portare con sé durante il percorso espositivo, e curato con molta attenzione della descrizione di ogni singola opera esposta, con schede dettagliate, relativa biografia disponibile, con un elenco in ordine alfabetico dei pittori e con il numero che rinvia a quello del percorso in mostra.