Donatello svelato

di Eleonora Belli // pubblicato il 13 Settembre, 2012

Lo scorso 13 giugno è stato presentato, presso i locali del Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il restauro della Madonna con Bambino in terracotta dipinta della pieve di San Francesco a Citerna (PG). L’opera, rinvenuta nel 2004 dalla dottoressa Laura Ciferri e da lei, con parere condiviso da Giancarlo Gentilini, Corrado Fratini, Alfredo Bellandi, e Arturo Carlo Quintavalle attribuita a Donatello, è arrivata nei laboratori dell’OPD nel 2005, dove, dopo una lunga campagna di restauro durata sette anni, è stato possibile riportare alla luce l’altissima qualità del modellato e della cromia, coperti da numerosi strati di ridipintura frutto di interventi precedenti.
Donatello, Madonna Citerna,
Il lavoro ha avuto inizio presso il Centro di eccellenza SMAArt del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Perugia, e l’Istituto CNR di Scienza e Tecnologie Molecolari di Perugia, dove una lunga campagna di indagini non invasive ha permesso di individuare fin da subito la persistenza della cromia originale e, conseguentemente, di selezionare un numero limitato di campioni da prelevare e studiare per ottenere informazioni più dettagliate sulla complessa stratigrafia della policromia.
La rimozione del modesto rifacimento ottocentesco, di cui i restauratori hanno voluto lasciare testimonianza non rimuovendo la firma dell’autore dell’antico intervento che recita: A.D. 1839, Amato del Citerna restaurò, ha permesso di riportare alla luce l’autentico colore del manto della Vergine, bianco all’esterno, con decorazioni in oro raffiguranti delle corone, simbolo della regalità di Maria, racchiuse in un fiore dai petali anch’essi ornati con motivi vegetali, e blu ultramarino all’interno. La stessa veste della Madonna, rosso lacca, si è rivelata essere ricoperta di disegni in oro che riproducono delle piume dentro a delle losanghe, che ha fatto supporre si trattasse di un’allusione alla casata dell’ignoto committente dell’opera.
Donatello, Madonna Citerna,
La pulitura dei volti è stata, tuttavia, l’atto che ha confermato, in via definitiva, l’attribuzione a Donatello. Sotto al puerile rimaneggiamento operato dal Del Citerna, sono finalmente riemersi i delicati incarnati rosa pallido, realizzati secondo la tradizione su base di terra verde, come si evince dalle trasparenze delle velature, i capelli realizzati in foglia d’oro, e i lineamenti plastici e vivi, caratteristici della lavorazione plastica donatelliana. Le labbra tornite e carnose arancio rosato e i lunghi occhi a mandorla marrone chiaro, sono elementi presenti in altre opere del periodo giovanile dello scultore fiorentino, come dimostrano il volto di Eva nelle formelle del cassone nuziale del Victoria and Albert Museum di Londra e dell’Opera del Duomo di Firenze, o le Madonne in faldistoro del medesimo museo londinese e di Detroit. La ritrovata espressione di realistico timore del Bambino, il quale, con uno sguardo spaventato, cerca con movenze rapide e concitate il conforto dell’abbraccio materno, come a volersi difendere da coloro che saranno la causa della sua Passione e Morte, è anch’essa motivo frequente nei gruppi donatelliani, come documentano, oltre agli esempi già ricordati, La Madonna della mela del Museo Bardini e la Madonna Kress della National Gallery of Art di Washington. Mirabile è stato altresì l’intervento di reintegro della mancanza plastica del fianco sinistro del Bambino, prodotta con molta probabilità dalla caduta sull’opera di un corpo contundente durante il terremoto che colpì Citerna nel 1917.  I restauratori hanno, infatti, riproposto il modellato dell’anca di Gesù creando un impasto di materiale che si accordasse cromaticamente con l’incarnato, in modo da creare un insieme armonico fra parte aggiunta e contesto originario, ma che allo stesso tempo permettesse immediatamente, ad una visone ravvicinata, di individuare la sua natura di integrazione.
Donatello, Madonna Citerna,
Il restauro della Madonna di Citerna ha, inoltre, sollevato non poche polemiche circa la correttezza di condotta sulla pressoché totale rimozione degli interventi precedenti. A questa problematica ha risposto in maniera puntuale ed esaustiva Marco Ciatti, Soprintendente dell’Opificio, nel suo saggio di presentazione di fine lavori: Sono particolarmente intriganti le tematiche teoriche che il caso della Madonna di Citerna ci sollecita: il resturo come momento di conoscenza, la rimozione o no dei rifacimenti del passato. Il primo tema è stato ormai dimostrato da una infinità di casi, molti dei quali appartengono ormai alla storia del resturo […]. Il secondo, strettamente legato al primo, ci conduce ad uno dei dibattiti più frequenti nel campo del restauro e che, nonostante più volte siano stati ricordati i parametri teorici per una sua corretta analisi, vede spesso assumere posizioni superficiali e intransigenti. Varrà allora la pena ricordare che non esistono  regole costanti per cui sia sempre giusto eliminare o, all’opposto, mantenere i rifacimenti. 
Donatello, Madonna Citerna,
Non ci rimane quindi che ammirare un altro capolavoro fittile donatelliano, in tutto il suo ritrovato splendore, che rimarrà visibile nelle sale del Museo dell’Opificio  delle Pietre Dure di Firenze fino al prossimo 29 settembre.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Donatello, Madonna Citerna,
    l'opera prima del restauro
  2. Donatello, Madonna Citerna,
    l'opera dopo il restauro
  3. Donatello, Madonna Citerna,
    particolare del volto del bambino dopo il restauro
  4. Donatello, Madonna Citerna,
    un momento del lungo e delicato lavoro di rimozione delle dipinture

In copertina:
Donatello, Madonna Citerna, dettagli dell'opera dopo il restauro

Mappa

Dove e quando

La Madonna di Citerna. Un capolavoro restaurato

  • Fino al: - 29 Settembre, 2012
  • Sito web

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