Dmitri Prigov dal Museo Hermitage

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 21 Giugno, 2011

Poeta, sclultore, pittore, drammaturgo, scrittore, pensatore-concettualista; intellettuale nel senso più completo del termine, Dmitri Aleksandrovich Prigov, nato nel 1940 e morto nel 2007 in quella stessa Mosca che lo ha visto come uno dei massimi protagonisti del concettualismo e della storia culturale e che è stato centro nevralgico per la gran parte della sua attività creativa, ha fatto sue, dagli anni Settanta fino agli ultimi anni della sua produzione, tutte le possibili forme di cui uno “spirito artistico” completo può appropriarsi. Senza limitazioni, senza il timore di esplorare.
Contro corrente per natura, nelle parole e nelle azioni, l’essenza di questo artista si manifesta tanto nella sua attività di scrittore e poeta, quanto in quella grafica, attraversandole in un percorso fatto di esperienze molteplici.

E’ forse per questo motivo che Dmitri Prigov ha traslato la poliedricità della sua attività intellettuale nei suoi lavori combinando tra loro dimensioni diverse e attuando uno sconfinamento continuo da un ambito all’altro.
Definire l’attività prigoviana non è facile, cosi come non risulta semplice incanalare il suo lavoro all’interno di una disciplina specifica poichè, analizzandone l’iter, si manifesta nella sua lunga produzione, la volontà, o forse la necessità, di utilizzare i media più svariati per raggiungere un unico intento che può essere riassunto nella ricerca di descrivere l’evoluzione di un paese e di una cultura, quella russa, che negli anni ha subito sia socialmente che politicamente, una serie di imprescindibili mutamenti.

All’interno di un discorso volutamente ampliato, Prigov, attraverso l’utilizzo degli oggetti di uso comune, come i barattoli o i bicchieri, recupera il concetto di oggetto-trovato prendendone tuttavia le distanze e acquisendo, dall'altro lato, autonomia rispetto alla riflessione sul consumismo e alla serialità che stanno alla base della pop-art statunitense.
Non a caso ci troviamo in Russia e la riflessione sul contesto non può venire meno, basti pensare al rapporto con la carta stampata locale, che diventa supporto su cui operare in maniera additiva intervenendo, attraverso la scrittura, direttamente sul testo pre-esistente; quasi a voler far risaltare su tutte quell’unica parola aggiunta manualmente a posteriori.
Emblematicamente, Il giornale in questione è la Pravda (la Verità), che manifesta, anche in questo caso, la volontà di porsi in relazione con una parola che si fa metafisicamente concetto.

Parallelamente, anche gli altri supporti utilizzati trovano una modalità di uso che esula da quelle proposte da altri artisti nel corso della storia dell’arte; il barattolo tra tutti, non contenitore come quello manzoniano, non elemento seriale come nei lavori di Andy Warhol, bensì contenitore di parole, talvolta poesie per cui l’elemento visivo si coniuga con l'elaborazione scritta.
Da qui la contrapposizione tra il l’arte statunitense, figlia di una società in cui abbondano messaggi mediatici dati da oggetti, simboli di un consumismo crescente e l’arte sovietica germinata da un sostrato di slogan e parole che rimandano ad una ideologia ben precisa.
Al di la di ciò che può essere immediatamente percettibile e comprensibile risiede tuttavia nella poetica prigoviana una forte dimensione simbolica che si evolve negli anni tanto che sembra di avere a che fare con artisti diversi, dominati da diverse sensibilità, mentre in realtà è la poliedricità di questo artista a prendere il sopravvento. Un sottile e delicato filo rosso che congiunge l’infinita serie di episodi creativi dell’artista, rosso come la lacrima del grande occhio che negli anni diventa la firma, il marchio di fabbrica dell’artista, tanto da renderlo protagonista di un'installazione in una famosa galleria d’arte italiana nel 1996. L’occhio divino; o forse una sorta di terzo occhio, come quello che accomuna I diversi ritratti realizzati negli anni Novanta.
Se un elemento di connessione deve esserci nella poetica prigoviana questo può essere identificato nella pura parola, intesa come sistema linguistico e strumento che, abbinato all’immagine, attribuisce una forma al pensiero, al concetto, dandone una definizione ai limiti della scientificità: una nomenklatura, per definirla con le parole dell’artista stesso.

Questo forse è ciò che si può evincere dall’analisi del lavoro dell'artista e lo scopo dell'ampia retrospettiva in corso presso la Cà Foscari di Venezia.
Curata da Dimitri Ozerkov, e coordinata nella parte italiana da Silvia Bruni, la mostra ripercorre, attraverso le opere dell’archivio donate dalla famiglia dell’artista al Museo statale Hermitage di San Pietroburgo un anno fa, il percorso di Dimtri Prigov sancendo il legame tra l’università veneziana e il museo russo, che proprio in questo contesto apre le porte della sua collezione contemporanea al Bel Paese.
Il grande museo, non è tuttavia solamente promotore del progetto espositivo ma anche produttore e ideatore di questo evento che raccoglie, con finalità scientifica, disegni, oggetti concettuali, video, documenti circa l’attività prigoviana in tutta la sua poliedrica complessità e poesia (nel senso più completo del termine). E’ proprio al museo russo infatti che nel 2010, a tre anni dalla morte di Prigov, la Fondazione Prigov di Berlino, ha fatto dono del corpus principale dei lavori realizzati negli anni di attività.
All’interno di un discorso più ampio, questa iniziativa rientra in quella costellazione di “eventi collaterali” della 54ª Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia e che rendono questo evento una preziosa occasione per la costruzione di connessioni internazionali.
L’evento espositivo è stato quindi frutto di un lavoro in cui diverse energie si sono attivate: fondamentale il contributo del neonato CSAR (Centro di Alti Studi sulla cultura delle Arti della Russia) dell’Università Ca’ Foscari, fondato nel Marzo 2011, anno della cultura russa in Italia, grazie alla sinergia di un comitato scientifico eterogeneo per nazionalità e disciplina degli studiosi coinvolti; partner organizzativi, come già sottolineato, l'Hermitage e la Fondazione Dmitri Prigov con la collaborazione della Barbarian Art Gallery by Natasha Akhmerova.

All’interno dell'inesorabile flusso di informazioni e di stimoli che circolano in un evento atteso, discusso e così importante nell’ambito delle arti visive come la Biennale di Venezia, una mostra come questa non solo rientra perfettamente in quel clima di internazionalità che inevitabilmente si respira tra i canali e le calli, ma sottolinea lo spirito di dialogo e scambio tra culture e istituzioni, che dovrebbe essere punto focale della ricerca sul contemporaneo.

 

Dettagli

    DIDASCALIE IMMAGINI

    - Untitled (Chairs), composition of 25 sheets.
      1996. Paper, ballpoint pen. 29,6 х 20,9
      © The State Hermitage Museum,
      St. Petersburg / Yuri Molodkovets
    - Untitled «MOUTH-2». 1990S. Paper,
      offset printing, ballpoint pen, gouache.
      25,4 x 29,5
      © The State Hermitage Museum,
      St. Petersburg / Yuri Molodkovets
    - dipinto dalla serie «Gouaches with gears».
      1970.
      © The State Hermitage Museum,
      St. Petersburg / Yuri Molodkovets
    - dipinto dalla serie «Gouaches with gears».
      1970.
      © The State Hermitage Museum, 
      St. Petersburg / Yuri Molodkovets
    - «1365». 1998. Reproduction, ballpoint pen.
      33,6 х 46,8
      © The State Hermitage Museum,
      St. Petersburg / Yuri Molodkovets
    «TATLIN». 2004. , 24,3 х 28,8 .
      © The State Hermitage Museum,
      St. Petersburg / Yuri Molodkovets
     

    IN COPERTINA 

      Dmitri Prigov

     

Il catalogo illustrato, redatto appositamente per l’esposizione, include la prefazione del Prof. Mikhail Piotrovsky, direttore del Museo statale Hermitage, e saggi di Dimitri Ozerkov, Silvia Burini, Elizaveta Butakova, del compositore Vladimir Martynov e del teorico Mikhail Iampolski.

Mappa

Dove e quando

DMITRI PRIGOV. Dalla collezione del Museo statale Ermitage

  • Fino al: - 15 Ottobre, 2011
  • Indirizzo: Ca' Foscari Esposizioni, Venezia, Dorsoduro 3246
  • Sito web

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