DiVino. Dall’Antichità ad Oggi

di Elena Pratesi // pubblicato il 19 Maggio, 2011

Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere”. (C. Baudelaire)

 “DiVino. Dall’Antichità ad oggi” questa è la mostra innovativa ed originale che aprirà il 21 maggio nei suggestivi spazi di Materima a Casalbeltrame nel novarese, un luogo creato da Nicola Loi, una vera e propria cittadella della scultura, voluta per fare incontrare le arti.
La mostra si presenta come un evento assolutamente d’eccezione sia per l’ampiezza dell’arco temporale che viene preso in esame , in pratica dai primordi della coltura intensiva della vite ad oggi, sia per la rilevanza e il numero dei materiali originali riuniti per raccontare questa lunga, affascinante vicenda.

Sono in tutto 350 i reperti archeologici, in parte esposti per la prima volta in questa occasione, che abbracciano tutte le civiltà vinicole del Mediterraneo, a queste testimonianze storiche si uniscono le sculture contemporanee di Marino Marini e Giuliano Vangi, in un gioco di suggestioni antico-contemporaneo che non potrà non coinvolgere i visitatori.
L’unione di questi due artisti italiani con le fondamentali testimonianze del nostro passato rappresentano il valore aggiunto che caratterizza la mostra, la scelta di esporre opere di questi scultori nasce dal loro essere degli “etruschi contemporanei” che, al pari degli antichi, si sono cimentati nella scultura policroma.

L’evento nasce dalla collaborazione tra lo Studio Copernico, che da sempre si occupa di arte moderna, e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e ARA--Attività di Ricerca Archeologica; la stessa direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Giuseppina Carlotta Cianferoni, nonché curatrice della mostra insieme a Fabrizio Minucci, conferma l’importanza e la portata storica di questa mostra affermando che “L’ampio nucleo dei materiali presentati copre un arco cronologico che va dal III millennio a.C. al XIX secolo d.C.: dalle più antiche testimonianze del Vicino Oriente alla Grecia, dall’Etruria a Roma, per finire, attraverso Medioevo e Rinascimento al periodo Risorgimentale”.
L’esposizione delle opere che compongono la mostra sono suddivise in quattro grandi sezioni.

Si parte dal tema della vinificazione e viticoltura, iniziando dalle sue origini e concentrandosi poi sull’ideologia del simposio greco ed etrusco, con una finestra sul commercio del vino etrusco, giungendo infine alla pratica del banchetto in epoca romana.

La seconda sezione riguarda il mondo del Vicino Oriente e della Grecia; la terza l’Etruria e Roma; l’ultima presenta un excursus sul Medioevo ed il Rinascimento, fino a giungere al periodo Risorgimentale.

Il cuore della mostra è rappresentato dai principali temi che costituiscono la cultura del vino e della viticoltura, intesi come produzione, tecnologia, costume e territorio, viene infatti trattato il tema della coltivazione della vite e della produzione del vino nel mondo antico con particolare attenzione all’Italia, evidenziando gli aspetti – storico, sociale, artistico, antropologico e culturale – del consumo della principale bevanda dell’antichità; lo studio attento delle fonti iconografiche e letterarie offre una ricca documentazione sui vini e sul loro approvvigionamento, nonché sul banchetto e sul simposio.

Un cospicuo nucleo di materiali mostrano, a volte con pitture vascolari, altre volte con lastre fittili a rilievo o piuttosto con materiali lapidei, la tradizione della produzione del vino, la vinificazione e l’ideologia del simposio legata al culto di Dioniso.

Se parliamo della Grecia infatti non possiamo ignorare il suo fondamentale contributo alla diffusione della “bevanda di Dioniso”: la mitologia Greca riconosceva anche un dio del vino, Dioniso, che rivelò agli uomini i segreti della produzione della bevanda, l'iniziazione al culto di questa divinità prevedeva bere vino e in suo onore si celebravano le cosiddette “Orge Dionisiache”, delle vere e proprie feste dedicate al vino.
Di questi banchetti si segnala una scena sulla lastra fittile a rilievo da Murlo datata al VI secolo a.C., piuttosto che scene di vendemmia e pigiatura dell’uva su vasi attici a figure rosse, come la grande kylix “a occhioni”a figure rosse o il cratere del pittore di Firenze, databili tra la fine del VI e la metà del V secolo a.C..
Legate ancora al banchetto si possono ammirare alcune urne etrusche in alabastro, di cui la più imponente è un’urna bisoma con coniugi a banchetto proveniente dalla tomba dei Calisna Sepu a Monteriggioni (SI).

La cultura del banchetto in Etruria è grandemente testimoniata dai corredi funebri che sono stati rinvenuti e qui presenti, ad esempio, con un corredo in bronzo proveniente da San Cerbone (Populonia), un corredo in ceramica etrusco corinzia e bucchero o con un grande foculo di produzione chiusina

Una statua in marmo che rappresenta un Dioniso bambino ci conduce al tema del culto di Dioniso nella tradizione della viticoltura, della produzione e consumo del vino, la tipica ceramica della fine dell’età repubblicana ed inizio di quella imperiale, la terra sigillata italica, introduce alla tradizione del banchetto romano

Nella seconda sezione vengono messi in esposizione numerosi oggetti che documentano la cultura materiale legata al vino nel modo del Vicino Oriente antico, a partire dal III millennio fino al VI sec. a.C.,un gruppo di materiale proveniente dall’Anatolia rappresenta una delle più antiche testimonianze della tradizione vascolare legata al vino.

Imponenti calici micenei provenienti da Rodi ci conducono nelle mense dei grandi principi dei poemi omerici, che al pari dei loro eredi già erano legati al culto del vino e con questo brindavano per suggellare patti e alleanze, festeggiavano vittorie e celebravano riti funebri: il rogo di Ettore, come quello di Patroclo, viene spento con del vino “tutta la notte il rapido Achille dall’aureo cratere con duplice coppa prendendo il vino, lo versava al suolo, bagnava la terra chiamando l’ombra del misero Patroclo.”(Iliade XXIII 218-221) “Ma quando figlia di luce brillò l’Aurora dita rosate, il popolo si raccolse intorno al rogo d’Ettore luminoso; e come convennero e furono riuniti, prima spensero il rogo con vino scintillante, tutto, la dove aveva regnato la furia del fuoco.” (Iliade XXIV 788-792

La terza sezione presenta una grande quantità di materiale da banchetto, con un’ abbondante varietà di forme proveniente in massima parte dalle necropoli dell’Etruria laziale e toscana. In questa sezione si presenta inoltre un nucleo di forme in vetro provenienti da Damasco, testimonianza della tradizione dei maestri vetrai damasceni.

La mostra si conclude con l’esposizione di alcuni boccali medioevali e rinascimentali, per culminare con un gruppo di bottiglie e bicchieri in vetro recuperati dal relitto del Polluce, affondato nel 1841”.
Le conoscenze necessarie alla domesticazione della vite, alla produzione del vino e al suo consumo, l’ideologia del simposio e il commercio di questo importante coagulante sociale: sono questi gli aspetti che oggi, forse troppo spesso, diamo per scontati ma che affondano le loro radici nelle terre e nelle società dei popoli che si affacciavano sul bacino del Mediterraneo più di 6000 anni fa.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Cratere attico a colonnette a figure rosse
    (scena di spremitura):
    Dioniso e satiri che spremono l'uva
  • Cratere attico a colonnette a
    figure rosse con simposiasta:
    Scena di banchetto
  • Attica a figure nere di tipo A
    (scena di vendemmia):
    satiri che vendemmiano
  • Statua di satiro in marmo,
    età romana 
  •  Askos ad anello con decorazione dipinta
    White painted III da Cipro,
    Geometrico (850-750 a.C.)
  • Anfora: Dioniso con il capro, tra menadi.
    Prov.sconosciuta.
    Gruppo di Leagros: 520-510 a.C.


IN COPERTINA
un particolare di
Lastra fittile a rilievo tipo “Campana”
Fine I sec. a.C. inizi I sec. d.C.
 

Catalogo edito da Copernico ed Ara Edizioni

Mappa

Dove e quando

DiVino. Dall’Antichità ad Oggi

  • Date : 21 Maggio, 2011 - 05 Agosto, 2011
  • Indirizzo: Materima, Via Umberto I, 2, Casalbeltrame (No)
  • Sito web

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