“Divi e paparazzi”: sguardi inediti sulla dolce vita

di Mafalda // pubblicato il 01 Marzo, 2010

Su La dolce vita − il capolavoro di Federico Fellini che quest'anno compie 50 anni − si è scritto tutto e forse anche troppo. Ma su quello spaccato dell'Italia degli anni '50 che il Maestro etichettò appunto “dolce vita” forse no: ecco dunque che Giovanna Bertelli con il suo libro Divi e paparazzi ci porta per mano attraverso quel contesto, fornendoci così uno sguardo inedito sui “retroscena” di questi ambienti patinati che hanno fatto sognare più di una generazione.

In occasione della presentazione tenutasi recentemente a Firenze, l'autrice ha illustrato le ragioni e gli spunti di questo lavoro così particolare. Attraverso una vasta documentazione fotografica composta da oltre 150 immagini recuperate dagli archivi personali di quei fotografi d'assalto dell'epoca, che a seguito del film furono poi universalmente conosciuti come “paparazzi” − per chi non lo sapesse Paparazzo era appunto uno dei personaggi del film − ma anche dalle pagine di riviste pubblicate tra il '58 e il '60i, l'autrice ricostruisce il contesto che ispirò Fellini e al quale egli attinse largamente per il suo capolavoro. L'opera è stata infatti possibile grazie al paziente lavoro di Giovanna Bertelli sull'archivio di fotografi del calibro di Tazio Secchiaroli e Pierluigi Praturlon. Ecco quindi nuovamente in scena sulle pagine di rotocalchi d'annata fedelmente riprodotti in quadricromia − si nota persino l'ingiallimento dovuto al tempo − il meglio di quel che oggi chiamiamo gossip sulle star del cinema, ma anche sulle altre celebrità di quegli anni: sfilano di fronte all'obiettivo impietoso i nobili dell'aristocrazia italiana ed europea, personaggi politici di spicco, reali stranieri in esilio e stelle del jet-set mondiale, molti dei quali transitavano o risiedevano stabilmente a Roma.

Niente di nuovo, per un occhio poco attento: in fondo siamo ormai abituati agli scatti “rubati” alla vita quotidiana dei (più o meno) famosi di turno, e le nuove tecnologie permettono a tutti di fotografare il malcapitato divo, nel caso si avesse la fortuna di trovarselo di fronte. Ma così non era nel '58, quando Fellini cominciò a pensare alla realizzazione de La dolce vita: in un assenza di reality show con ospiti famosi che offrono la propria privacy al miglior offerente, le celebrità erano trattate con una certa deferenza − nota la Bertelli − e in genere per fotografarle si chiedeva il permesso: queste erano le foto che finivano sulle riviste di un certo spessore. Ma una nuova serie di pubblicazioni si stavano diffondendo: i rotocalchi, destinati ad un pubblico popolare e meno colto, proponevano una comunicazione diversa, con meno testo e più immagini, notizie sensazionali e scoop su scandali e "cronaca rosa".

Una piccola grande rivoluzione

Nello stesso periodo si sviluppa una nuova generazione di fotografi che da un lato non sono più interessati alle istanze neo-realiste fino ad allora dominanti, dall'altro letteralmente abbandonano le regole della buona educazione della fotografia “minore” destinata appunto al mercato editoriale, e cominciano invece a praticare una fotografia “d'assalto”, con scatti rubati, appostamenti notturni fuori dai locali alla moda, rocamboleschi inseguimenti in auto. Un genere insomma considerato decisamente poco nobile, anche da chi lo praticava, e che solo recentemente è stato rivalutato, ma che ebbe immediatamente presa sulla stampa popolare: è l'invenzione di un genere, un momento di svolta nella storia della fotografia, ma anche del costume e dei media, la fine di un'epoca e l'inizio di un nuovo modo di creare − dal punto di vista dell'editoria − e di recepire − dal punto di vista del lettore − le notizie, che ora oltre a informare devono anche intrattenere e appassionare. Ecco allora le storie d'amore tra innamorati famosi di passaggio in Italia, delle quali ogni scaramuccia finiva su un numero delle riviste specializzate quasi fosse una puntata di un fotoromanzo − altro genere decisamente popolare al tempo. Ma nelle case degli italiani entrano anche scandali di più vasta portata documentati con dovizia di particolari, basta rammentare il caso Piccioni e l'omicidio Montesi, ma anche il celebre spogliarello del Rugantino che fu immortalato proprio da Secchiaroli e che tenne banco a lungo sulle riviste, non solo scandalistiche − alcune pagine le troviamo proprio in Divi e paparazzi ed è impossibile non notare la somiglianza con lo spogliarello del film di Fellini. Non è un caso se molte delle scene del film si sovrappongono a fatti di cronaca di quegli stessi anni e che ebbero una notevole esposizione mediatica grazie proprio alle foto scattate dai fotografi d'assalto, come il presunto miracolo dell'apparizione della Madonna − un servizio realizzato dallo stesso Secchiaroli nel '58 − o il già citato spogliarello del Rugantino.

Ecco quindi il senso della celebrazione dei 50 anni de La dolce vita, non solo per il valore estetico e per la rivoluzione in termini di linguaggio cinematografico che l'opera rappresenta, ma soprattutto per aver colto e rappresentato alcuni punti di svolta della società e del costume dell'Italia a cavallo tra gli anni '50 e '60. Il merito di Divi e Paparazzi dunque consiste soprattutto nel distaccarsi dal film, limitandosi a ricostruire il clima sociale e culturale che l'ha originato. Giovanna Bertelli, che è un'apprezzata storica della fotografia ed una professionista della ricerca fotografica d'archivio, compie questa operazione con grande eleganza e delicatezza, riproponendoci materiale documentario originale, e non limitandosi alle sole foto: le pagine delle riviste sono infatti riproposte integralmente, ed è possibile leggere gli articoli che le accompagnano, gustandosi i particolari di cronaca e le sfumature del linguaggio. Soprattutto il testo ci aiuta a comprendere meglio il valore anche estetico di quegli scatti apparentemente “improvvisati”, ma in realtà eseguiti con grande maestria e professionalità, con inquadrature studiate, esposizione quasi perfetta e la capacità di cogliere i personaggi in pose incredibilmente espressive cogliendo al tempo stesso tutti gli elementi del contesto necessari per rendere la foto immediatamente comprensibile. Una qualità fotografica ben lontana dalla fotografia scandalistica di oggi, molto più attenta alla quantità che alla qualità.

Grazie a questa varietà di livelli di lettura Divi e paparazzi è un libro destinato ad un vasto pubblico: se gli appassionati di cinema troveranno una vera miniera di informazioni circa il materiale che ha ispirato Fellini, chi si occupa di editoria, fotografia o comunicazione potrà immergersi in un vasto repertorio visivo composto da documenti originali, e allo stesso tempo gli amanti del gossip potranno sfogliare quelle pagine che hanno letteralmente fatto la storia dell'editoria scandalistica e popolare.

 

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Didascalie

  • Copertina di Divi e paparazzi
  • Nel video: un breve corto sperimentale che prova a ricostruire la trama de La dolce vita vista dagli occhi di Paparazzo, uno dei personaggi minori del film. (© NightMoonFilm)

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Giovanna Bertelli
Divi e paparazzi - la dolce vita di Fellini
Ed. Le Mani, 2009
pp. 200
ft. 21x28, ill. b/n. e colore
ISBN 978-88-8012-476-4

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