Dietro al Muro - L’arte di Banksy

di Luigi Conidi // pubblicato il 14 Settembre, 2011

Superato l'entusiasmo per le dimensioni esplose, la mole di persone nelle strade e nei palazzi, l'intermittenza delle architetture, la formidabile efficienza e capillarità dei trasporti, Londra mostra un volto nuovo e – sebbene forse prevedibile – inatteso. Comincia con una grigia sensazione di inospitalità; si sente allora l'esigenza di andare a scomporla, e in questa nebbia si intravvedono sensazioni meglio definite. Su se stessi uno schiacciante anonimato, lo sguardo costante delle telecamere; nei propri simili, la fretta patologica e i confini ben delineati dello spazio personale.
Uno
L'ossessione per il controllo e l'auto-controllo, in questa e in altre convulse metropoli, ha contribuito alla genesi della cosiddetta street-art. Inizialmente sfida al decoro e attestazione di libertà; più di recente preziosa costante nelle collezioni d'arte più all'avanguardia (l'opera di uno dei primi e più importanti street-artists, Shepard Fairey, è oggi esposta al MoMA di New York); nelle sue manifestazioni meglio riuscite, questa forma d'arte riesce ad essere un efficace e polemico commento sul paesaggio urbano e la sua gestione.
Due
La street-art, polimorfa come l'ambiente in cui si dispiega, non prevede una tecnica ma tante: la vernice è una di queste, ma troviamo anche i manifesti, i mosaici, lo stencil (immagini aerografate attraverso un cartone intagliato), talvolta installazioni vere e proprie. Allargando lo sguardo, si tratta di qualunque cosa interferisca con, e – almeno nell'intenzione degli autori – abbellisca, la città. Proprio il concetto di interferenza è centrale, perché questa è un'arte che avviene di notte, nei canali, sui tetti, più o meno di nascosto; da un punto di vista legale, essa ricade nel vandalismo.
Tre
La storia della street-art londinese è ormai indistricabile da quella di Banksy. Di lui si sa poco, avendo sempre tenuto un rigoroso anonimato: nato a Bristol, lì ha iniziato la sua carriera facendo graffiti nei primi anni '90, ma è spostandosi a Londra intorno al 2000 che ha cominciato a far parlare di sé con i suoi stencils. Una bambina che perquisisce un soldato, due poliziotti che si baciano, una guardia reale che urina contro al muro: questi alcuni dei soggetti il cui stampo nettamente antimilitarista fece scalpore e fu, per molti, la cifra caratterizzante di questo artista. Sempre in queste immagini, però, troviamo anche il sovvertimento dei ruoli tradizionali (che spesso passa per una provocatoria chiamata in causa dell'infanzia), la sorpresa, la difformità rispetto alle previsioni che, ad un'analisi più approfondita, sembrano essere il vero interesse di Banksy. Un chiaro esempio di questo è dato dal suo stencil raffigurante una cameriera nell'atto di sollevare il muro (dipinto) per spolverare come se fosse una tenda, scoprendo così il muro (vero). È un'attestazione esplicita del fatto che i muri e la città possono essere diversi, e in maniera imprevedibile, da come li viviamo; che anche l'elemento architettonico più funzionale come il muro può avere una doppia vita.
Quattro
Da una riflessione come questa, non necessariamente originale, Banksy ha saputo trarre conseguenze interessanti negli anni a seguire. Interventi diretti sugli oggetti della città,  come un'iconica cabina telefonica rossa, piegata e sanguinante dopo aver ricevuto una picconata, lasciata in una stradina laterale nel periodo in cui la British Telecom ne avviava lo smantellamento. Una serie di dipinti contraffatti, che l'artista ha cominciato ad appendere in giro per i musei accanto alle tele reali. Abbiamo poi, come impresa più affascinante e immaginifica, le nove illustrazioni eseguite nel 2005 sulla barriera israeliana della West Bank. Fra loro alcune viste sul mare, in porzioni di muro “demolite” da figure di bambini. Nel 2010, Banksy ha presentato al Sundance il suo primo film Exit through the gift shop, che gli è valso una nomination agli Oscar come miglior documentario (e che meriterebbe, francamente, un articolo a parte).
Cinque
L'altra faccia di questa medaglia, naturalmente, sono le critiche che Banksy attira regolarmente. Lo si accusa di compiere un facile antagonismo, con accostamenti grafici evocativi ma in fondo poco significativi; o di combattere le battaglie giuste sul terreno sbagliato, i muri, ossia la proprietà privata. Queste scritte, queste silhouette che appaiono e scompaiono spesso nel giro di pochi giorni, hanno però aderito così bene alle pareti di Londra da poterne quasi diventare una metafora. Il “sistema” viene attaccato rivolgendogli contro alcune delle sue stesse icone; l'aggressore è celebre, influente e senza volto. Dappertutto ma da nessuna parte, come a volte possono sembrare il “giusto”, il “bello”, l'identità in una città dalle molte anime senza nome, che caoticamente procede secondo programma.

Mappa


View Banksy - Top current London locations (artofthestate.co.uk) in a larger map

 

Traduzioni

Dettagli

Didascalie immagini

  1. “Park”, 2010, Los Angeles (courtesy of Banksy)
  2. “Napalm”, 2004 (courtesy of Banksy)
  3. “Flower painter”, 2007, Londra (courtesy of Banksy)
  4. “Kissing coppers”, 2005, Brighton. Lo stencil è un facsimile eseguito nella stessa posizione dell'originale, trasferito nel 2008 per proteggerlo da imbrattatori
    (© 2011 Luigi Conidi)
  5. “I remember when all this was trees”, 2010, Detroit (courtesy of Banksy)

In copertina:
(courtesy of Banksy)

Dove e quando