Democrazia trionfante! Al Teatro di San Carlo per l’ultima replica dei Pagliacci

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 30 Luglio, 2011

La presenza costante di Minerva assisa in trono nel grande velarium di Giuseppe Cammarano per la Sala del Niccolini pare proprio portare bene alla Fondazione Teatro di San Carlo, in piena ripresa e in grado di fronteggiare adesso anche pericoli improvvisi.

Dopo una stagione che ha visto il Massimo napoletano ripristinare il suo storico splendore e ampliare i luoghi deputati alle rappresentazioni - con l’aggiunta del Cortile del Maschio Angioino e dei Giardini, del Cortile d’Onore, del Teatrino di Corte di Palazzo Reale - lo scorso 24 luglio lo sciopero indetto dalla sola sigla sindacale FIALS stava per minacciare l’andata in scena dell’ultima replica dei Pagliacci di Leoncavallo, debuttato il 17 luglio con la regia di Deniele Finzi Pasca e fiore all’occhiello della kermesse estiva.
Il Teatro di San Carlo, però, rinvigorito del restauro ultimato nel 2010 e forte dell’esperienza di chi sta per compiere 275 anni, per rimediare all’inconveniente ha scelto la via della democrazia e della trasparenza, rispettando sia la decisione degli scioperanti sia i diritti degli spettatori e degli artisti e tecnici non aderenti.

Il pubblico viene fatto accomodare. “Abbiamo lavorato affinché le porte del teatro fossero comunque aperte”, così Rosanna Purchia, sovrintendente del Teatro di San Carlo, dal palcoscenico, salutando gli spettatori, spiega come sia stata garantita la recita. Ringraziando poi Salvatore Nastasi, commissario del Teatro, giunto da Roma per incontrare i lavoratori, e il buon senso delle maestranze sancarliane, Rosanna Purchia dichiara:

“I biglietti non sono stati annullati per consentire al pubblico di scegliere liberamente se restare per ascoltare un Pagliacci in scena con il solo accompagnamento al pianoforte, oppure firmare alla nostra biglietteria il modulo per richiederne il rimborso”.

Chapeau a un’azione così ‘giusta’ e ‘rispettosa’ che sottolinea la voglia di ricominciare a vele spiegate dopo il commissariamento da parte dell’Istituzione fondata da Carlo di Borbone, sovrano di Napoli e di Sicilia, nel 1737.

Il pubblico, rimasto in sala, confidando nel buon esito della messa in scena, accompagnata al pianoforte dal solo Francesco Pareti e diretta da Donato Renzetti, con applausi scroscianti ha espresso alla fine il proprio gradimento per una versione dei Pagliacci forse ancor più ‘verista’ della solita alla quale siamo abituati.

Le atmosfere create dall’accompagnamento pianistico, conferendo più spessore alla voce degli interpreti e accostate al sipario dove Ruggero Leoncavallo (1857-1919) è colto nell’atto di comporre, ci proiettano all’interno del clima culturale in cui l’opera è nata.

La regia di Daniele Finzi Pasca, avvalsosi di Maria Bonzanigo per le coreografie e Hugo Gargiulo per le scene, oltre a sottolineare l’aspetto metateatrale già presente nel libretto di Leoncavallo, fa del corpo il fondamento della propria idea creativa. Si dà, così, maggior mobilità alla compagnia di canto e il palcoscenico accoglie gli stessi acrobati-danzatori della Cie Finzi Pasca, multipli di Nedda questi con già indosso il nero del lutto.
La sapienza espressiva e i virtuosismi tipici del Cirque du Soleil e del Cirque Éloize - realtà artistiche con le quali Finzi Pasca ha collaborato - fra trapezi, anelli e lazzi, modellano i ‘fatti’ di Montalto Uffugo su una ‘pista circense’ dominata dall’acqua – richiamo, forse, alle lacrime che verserà Nedda.
In un ribaltamento poderoso, gli abitanti del paese calabrese sono chiamati a ‘vestire la giubba’ – con i variopinti costumi ideati da Giovanna Buzzi - mentre il gruppo guidato da Canio ricorda quattro ‘abbonati’ pronti per una serata di gala.
Chi è spettatore e chi è pagliaccio? S’innesca, così, il ‘cortocircuito d’identità’ tra uditorio, attori e parti, rafforzato progressivamente dall’andamento drammaturgico della pièce.

Dovendosi, però, preparare al proprio lazzo, anche la piccola compagnia di comici indossa i ‘panni del mestiere’, ad eccezione di Nedda/Colombina (Kristin Lewis), vittima di un Canio/Pagliaccio (Carl Tanner) che con una precisione dal sapore orientale si trucca ai limiti dell’ aire de jeux, preparandosi lentamente a sostenere il ruolo dell’uxoricida. Anche Silvio (Simone Piazzola), contadino del luogo e oggetto del tradimento, scoperto cade sotto i colpi del marito offeso, mentre Tonio/Taddeo (Dario Solari), il deforme motore del dramma, cosparge di ‘sangue finto’ i doppi di Nedda, ormai vendicato del rifiuto della donna.

E così alle palme, emblema di mediterraneità, che già decorano il Tempio dei Borbone, sorreggendone persino il palco reale, si aggiunge quella per l’originale resa dei Pagliacci del napoletano Leoncavallo, titolo andato in scena in prima assoluta nella Milano del 1892 al Teatro dal Verme.

 

Dettagli

In foto:

I Pagliacci del 24 luglio al Teatro di San Carlo:
nel golfo mistico Francesco Pareti,
diretto da Donato Renzetti
© Francesco Squeglia

Pagliacci (reg. D. Finzi Pasca)
© Luciano Romano – Teatro di San Carlo

Pagliacci (reg. D. Finzi Pasca)
© Luciano Romano – Teatro di San Carlo

Pagliacci (reg. D. Finzi Pasca)
© Luciano Romano – Teatro di San Carlo

Pagliacci
libretto e musica Ruggero Leoncavallo
regia Daniele Finzi Pasca
coreografie Maria Bonzanigo
scene Hugo Gargiulo
costumi Giovanna Buzzi
luci Daniele Finzi Pasca e Alexis Bowles

Coro e Coro di Voci Bianche
del Teatro di San Carlo
al pianoforte Francesco Pareti
direttore Donato Renzetti

coproduzione
Teatro di San Carlo –
Fondazione Campania dei Festival

24 luglio 2011
Teatro di San Carlo, Napoli

 

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: via San Carlo, 98/F - 80132, Napoli, Italy
  • Sito web