Dèco: Arte in Italia 1919-1939

di Martina Tinti // pubblicato il 21 Febbraio, 2009

Dopo la Belle Epoque(1880-1915) è ora volta, nelle sale di Palazzo Roverella a Rovigo, del Dèco.
Ma il termine Dèco a che cosa si riferisce esattamente?
Per curiosità sono andata a sfogliare l'Enciclopedia Universale dell'Arte, che riporta questa definizione: art dèco, espressione francese usata per indicare uno stile affermatosi negli anni Venti del Novecento in tutto il campo delle arti applicate (dalla grafica all'arredamento) e anche, per qualche aspetto, nell'architettura. Detto anche "stile 1925" o "stile anni Venti", trasse il nome e la consacrazione dalla grande Esposizione Internazionale del 1925 a Parigi, dedicata alle "arti applicate e industriali moderne".
Scorrendo e continuando a leggere noto subito come di pittura e scultura non si faccia menzione. Il confronto più diretto, essendo una il proseguimento e il cambiamento dell'altra, si può attuare con l'art nouveau. La differenza si può notare sostanzialmente continuando a scorrere la sopradetta Enciclopedia che alla voce Art Nouveau, dopo aver inquadrato il termine come un movimento artistico di fine Ottocento e inizio Novecento, le sue diverse denominazioni , ecc., così recita: la matrice formale più diretta dell' a.n. va cercata nelle tendenze pittoriche - espresse con particolare intensità nella grafica - che in quegli anni contrapponevano al “realismo” della scuola impressionista la ricerca (influenzata dalla pittura giapponese e cinese) di una maggiore stilizzazione della figura in funzione simbolica o semplicemente decorativa. Fra i pittori più rappresentativi..ecc ecc.

Esiste una “matrice formale” anche per l'Art Dèco? Non credo sia così facile rispondere. La mostra vuole però guardare alla pittura e alla scultura del periodo tra le due guerre mondiali attraverso il filtro del gusto Dèco, per cercare un filo comune legato alla decorazione e alla modernità. Le fonti sono varie e anche molto diverse, oltre all'arte floreale anche il Cubismo, il gusto dei Balletti Russi di Diaghilev, l'Oriente, l'arte greca. Si cerca la simmetria, la linearità, la modernità. Gli anni Venti sono anni caotici: irrompe il progresso tecnologico, si avvia una prima produzione di massa, si cerca un'arte più vicina alla vita dell'uomo moderno, la donna strappa alla società la propria indipendenza, la pubblicità diventa importante mezzo di comunicazione. La ricerca di un “modern style” procede lungo strade molto differenti ma tutte espressione del proprio tempo.

Le prime sale rimandano ancora ad influssi di decorativismo Liberty, nel quale anche le figure sono parte integrante della decorazione, presentate all'interno di motivi floreali e lussureggianti. Sempre al centro dell'attenzione è lei, la donna: sensuale, elegante, forte, fatale. Una bellissima sala presenta vari ritratti di donne, tra cui un solarissimo nudo di Guido Cadorin e il ritratto di Wally Toscanini eseguito da Alberto Martini, con un prezioso copricapo che ricorda i costumi teatrali dell'epoca e una posa languidamente dorata. Si può rintracciare bene un cambiamento durante gli anni Venti e poi Trenta nella moda della donna: si accorciano gonne e capelli, gli abiti diventano più comodi e i gioielli meno costosi.Una consapevolezza diversa si nota negli sguardi di queste donne.
Proseguendo si passa attraverso la ricerca di un linguaggio sempre più geometrico, influenze cubiste e quelle futuriste con opere di Balla e Depero e all'opposto il dialogo con il passato di Sironi, Funi, Casorati, Carrà, Campigli.

Di grande suggestione le sezioni dedicate al gusto dell'esotico e dell'orientaleggiante che si insinua all'interno del Dèco in modo molto teatralizzato e se si vuole esagerato, ma di grande effetto. E' l'occhio europeo che guarda un Oriente idealizzato e fantastico dalla Cina al Giappone, dall' Egitto alla Mesopotamia, passando per Venezia e arrivare in Grecia. Ci sono vasi in vetro di Vittorio Zecchin e dipinti che rimandano a Bisanzio e le raffinatissime ceramiche di Giò Ponti che ricercano l'essenzialità e l'eleganza della ceramica greca antica, il richiamo all'antico per eccellenza. In questa ricerca di eleganza non poteva mancare la Venezia del Settecento con carnevali e cineserie, figure frivole e ammiccanti nei pochoir di Brunelleschi e Sensoni.

Ho avuto veramente l'impressione percorrendo le sale di afferrare un po' il gusto di quegli anni tra le due guerre, nei quali si cercava di creare un mondo nuovo, di plasmare un uomo e una donna nuovi poi travolti e lacerati da un altro e terribile conflitto mondiale.

 

Dettagli

Catalogo: Silvana Editoriale  

 

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Locandina della mostra
  • Guido Cadorin
    Nudo e paesaggio fiorito, 1920
    Venezia collezione privata
  • Roberto Iras Baldessari
    La femme nue, 1921
    olio su tela
    cm 70x80
    Museo Civico di Rovereto
  • Achille Funi
    Ritratto di Mario Chiattone, 1924
    olio su tela
    cm 103x103
    Museo Civico di Belle Arti / Collezioni della Città di Lugano

Mappa

Dove e quando

Arte in Italia 1919-1939

  • Fino al: - 28 Giugno, 2009
  • Indirizzo: Palazzo Roverella, Via Laurenti 8/10, Rovigo

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