De Chirico a Firenze
di // pubblicato il 04 Marzo, 2010
Per chi mi etichetta firenzeconcentrica ecco un'ulteriore prova di quel teorema!
Pur non avendo mai fatto mistero del forte legame con la città, respingo però al mittente le accuse di sbilanciare il Magazine per un esagerato campanilismo.
Associazione culturale senza scopo di lucro formata solo, indipendententemente da studi, età, sensibilità o preparazione, da "innamorati d'arte" che riferiscono emozioni, dove non esistono, e non ci saranno in futuro, succursali, delegati o incaricati diversi dalla sede fiorentina perché qui è nata l'dea e qui arriva chi desidera contribuire al suo sviluppo.
Lo ribadisco avendo scelto, per la mostra aperta la settimana scorsa a Palazzo Strozzi, di parlarne solo attraverso la lettura in chiave fiorentina considerando come Marica da settimane abbia anticipato e dettagliato l'evento e un'altra delle nostre giovani storiche dell'arte, il mese prossimo, ne approfondirà ulteriori aspetti.

Lavoro eminente dei curatori, ma di grande godibilità con un plauso al direttore James Bradburne per aver fatto posizionare discalie sotto ogni opera per falicitare un percorso non semplicissimo, se non si conosce bene la materia, rendendolo fruibile anche alle famiglie proprio per le tre diverse colorazioni dei pannelli.
Impossibile restare indifferenti di fronte a immagini provenienti da quell'iniziale corrente Metafisica che nel corso del Novecento si articolerà in movimenti diversi.
La Metafisica, se non l'ultimo in assoluto, è certamente fra gli ultimi grandissimi contributi italiani all'arte internazionale e concordo con quanti sostengono che per la modernità l'invisibile sia stato il grande amore la cui passione si sia poi declinata nel renderlo visibile esattamente come fu l'invisibile a dare impulso alla modernità di produrre la sua opera e oggetto dello struggente desiderio. De Chirico per primo si pose lo scopo di "far vedere ciò che non si può vedere" con il risultato straordinario dei suoi dipinti, in particolare quelli del periodo metafisico.

La mostra di Palazzo Strozzi permette a quest'arte di tornare alle origini, dove ha trovato ispirazione vasta e complessa tanto da coinvolgere i maggiori pittori esposti insieme a De Chirico: Max Ernst, Magritte, Balthus... pittura europea, internazionale, la cui genesi è stato un movimento interiore in piazza Santa Croce nell'ottobre 1909.
Andate in Santa Croce, e come suggerisce la soprintendente Cristina Acidini, escludendo segnaletica stradale, bancarelle, motorini e rumori, ritroverete immutata la spazialità della piazza dove fondale è la policromica facciata di marmi in stile neogotico della basilica (realizzata tra il 1853 e il 1863 dell'architetto Niccolò Matas ispirtosi al duomo di Siena e di Orvieto prendendo però esempio da Emilio De Fabris con Santa Maria del Fiore), le due corsie di palazzi e lo spazio prospettico di un ulteriore palazzo. Osservando bene vi accorgerete come niente sia combiato, sono visibili tutte le condizioni che ispirarono De Chirico. Sta alla nostra sensibilità ritrovarle in una realtà unita al suo grande passato.
Del resto che cos'è oggi piazza del Duomo pedonalizzata se non una grande installazione metafisica che ha ritrovato, nel silenzio e negli spazi, la dimensione perduta negli anni... un'arte che ha qui le sue radici, la sua ricchezza, la sua ragione di essere.
Tutti gli artisti che svilupparono questo spunto non furono certo degli istintivi, ma eleborarono formazioni culturali complesse e De Chirico plasmò lo straordinario spessore formativo trasportandolo in una pittura lontana dal modo spirituale e traducendolo in un linguaggio di illustri antefatti.

La mostra trova naturale estensione attraverso Firenze, alla Galleria degli Uffizi, al corridoio degli autoritratti, alla Galleria d'arte Moderna, luoghi del '900, ma anche alla cappella di Maso di Banco in Santa Croce, radici che in De Chirico hanno assorbito, ed espresso, l'introspezione della nascita della psicanalisi moderna.
Infatti, nei titoli delle opere, parole come nostalgia, serenità, enigma, infinito, inquietudine, lontananza, nostalgia, serenità, arrivano all'annima prima di sollecitare lo sguardo.
Spazialità di forte impronta rinascimentale che Firenze offriva, e offre, a chi sa ancora oggi vederla... all'alba in piazza della Santissima Annuziata.