Darbar. Musica a Oriente
di // pubblicato il 06 Febbraio, 2011
Nel tentativo di illustrare la cultura orientale attraverso tutte le piccole sfaccettature che la compongono, il MAO - Museo d’Arte Orientale, sposta il proprio “occhio di bue” sulla musica. Fondamentale quanto l’arte il cinema e il teatro, questo settore è da considerarsi mezzo privilegiato per aprire la propria mente e abbandonarsi ad antiche suggestioni.
La rassegna musicale in programma dal 10 febbraio al 21 aprile 2011 possiede un nome piuttosto evocativo e cioè DARBAR, termine che indica il luogo deputato agli eventi artistici negli antichi palazzi del Maharaja e che porta con sé reminescenze di tradizioni, usi e costumi che ancora oggi sopravvivono in bilico.
Il programma si articola in una serie di concerti dedicati a paesi dell’Asia Centrale e Orientale, accompagnati da incontri con musicisti ed esperti del settore in grado di fornire l’apporto didascalico-informativo necessario alla loro piena fruizione ed interpretazione.
Completano l’insieme una serie di proiezioni cinematografiche e di documentari video proprio incentrati sulla musica asiatica
Per le caratteristiche del Museo e soprattutto della sala che ospiterà i vari incontri si è deciso di soffermarsi sulle tradizioni musicali di estrazione classica e popolare tralasciando i fenomeni musicali più contemporanei così come le musiche con una spiccata impronta rituale che rischiano, essendo decontestualizzate, di essere mal interpretate o non comprese.
I concerti toccano la Mongolia con il gruppo Transmogolia, formato da allievi del Conservatorio di Ulan Bator, che inaugurerà la rassegna. Si prosegue con la presentazione delle varie tradizioni proprie dell’Afghanistan, a ragione considerato il paese crocevia dell’Asia e per questo un vero e proprio melting pot sonoro. Il contributo dei due musicisti/musicologi inglesi John Baily e Veronica Doubleday sarà fondamentale per stabilire un contatto con una realtà così particolare; frequentando il paese da oltre quarant’anni sono considerati i due principali esperti e studiosi di musiche afghane del mondo.
Proseguendo verso est ci imbattiamo nella Cina che si esprimerà in un eccezionale concerto di pipa e erhu. Il primo permetterà di conoscere uno degli strumenti più antichi del mondo i cui tremolii, pizzicati, rumori e altre sonorità si combinano per creare vive descrizioni di genere; il secondo è qualcosa che si avvicina molto a livello organologico al violino e l’impiego nella realizzazione di composizione di carattere occidentale è prova di quanto vicine possano essere due realtà geograficamente all’opposto.

Una sorta di “tavola” lunga creata dalla perfetta unione tra due tipi di legno diversi diventa la rappresentante ufficiale della Corea; particolarmente coinvolgente è la performance che la vede protagonista in quanto il musicista è costretto, vista la mole dello strumento, a sedere per terra per meglio reggerne il peso, pizzicando contemporaneamente le corde sia con le mani che attraverso un plettro di bambù dalla forma di matita. Vibrati e melodie regnano sovrane, intrufolandosi nei pieni e nei vuoti circostanti, avvolgendo le menti e gli animi.
L’Indonesia rilancia con un programma di musica da camera per gamelan, la cui particolarità risiede nel fatto di essere un’entità i cui strumenti sono costruiti e intonati per suonare assieme ed è assolutamente impossibile che strumenti di gamelan diversi possano creare la medesima armonia. Da considerarsi come agglomerati musicali a sé stanti, le note che via via nascono e si uniscono sono state più volte dì ispirazione a compositori di musica classica come Claude Debussy che nel 1889, all’Esposizione Universale di Parigi, ne rimase tanto affascinato da utilizzare in seguito citazioni dirette di scale, melodie, ritmi o tessuti musicali uditi in precedenza.

Intorno a questo nucleo centrale si andranno addensando una serie di incontri con esperti del settore che si faranno autori di interessanti approfondimenti su alcuni aspetti dei concerti e sulle culture di riferimento, in modo tale da fornire delle linee guida che permettano agli ascoltatori di avvicinare musiche che a prima vista sembrano lontane ed incomprensibili.
Gli scaffali delle librerie così come delle biblioteche sono ricolme di libri che trasformano l’Asia in un territorio da vivisezionare, da frammentare e studiare in ogni dettaglio: la musica è uno di questi segmenti identitari se non, a volte, il perno attorno a cui ruotano miti, pratiche e tradizioni. Prendere per mano il curioso, accompagnare lo scettico, chiedergli di accomodarsi e di “accendere” tutti i sensi…poi solo musica!
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