Danza Urbana XIV
di // pubblicato il 25 Settembre, 2010
Il binomio architettura/danza, basato sulla comune riflessione e incisione che queste due arti hanno sullo spazio tramite il movimento dato da masse o da corpi, ha trovato il suo exploit proprio nelle sperimentazioni del passato XX secolo. Rifiuto dei luoghi deputati al pubblico spettacolo e colonizzazione di luoghi diversificati ed eterogenei per forma, capienza, funzione, ma sempre prestando attenzione alla forza drammaturgica implicita che il luogo sprigiona. Da tali premesse scaturisce Danza Urbana - Festival Internazionale di Danza nei Paesaggi Urbani che, sotto la direzione artistica di Massimo Carosi, attento osservatore e programmatore dei femoneni underground, ha concluso la sua XIV edizione svoltasi a Bologna dal 1 al 11 settembre.

L’eterogeneità dei luoghi animati si contraddistingue quale caratteristica principale del festival. Quest’anno si è passati dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, che ha accolto la Compagnia Le Supplici di Fabrizio Favale, alle piazze e strade cittadine, aire de jeux per le compagnie spagnole Nabeirrarùa danza, Mopa e Cristina Rizzo, dal MAMbo per ZDDNTR e Alessandro Sciarroni alla Pensilina di un ex-mercato per il laboratorio di Simona Bertozzi.
La variegata offerta è stata coronata in conclusione dalla II variazione su Il lago dei cigni firmato Enzo Cosimi che, dopo l’interessante Il lago - Odette/Odille investigation, debuttato a Danza Urbana nel 2008, sceglie di nuovo il festival bolognese per la prima assoluta di La stanza del principe.
Se il primo momento del trittico, non ancora conclusosi, tramite un’installazione performance, rifletteva sulla protagonista femminile del capolavoro di Petipa/Ivanov adesso l’interesse si vocalizza su Siegfried, romantico principe in cerca dell’amore perfetto e caduto nella trappola di Rothbart.
Il pregevole lavoro di Cosimi, basato su contrasti e cortocircuiti drammaturgici, individua nell’opposto della regalità la chiave di sviluppo prioritaria. Ecco allora che l’istallazione, ospitata nella galleria Neon > Campobase, offre varie immagini di barboni semidormienti, ripresi durante le calure del meriggio estivo, coniugate a proiezioni in scorcio di un lago ghiacciato berlinese e di una foresta innevata del nord Europa. Sotto le immagini di Sua Maestà la Povertà cordoni da Grand Hotel delimitano la sagoma disegnata di un ipotetico cadavere ritrovato. Nel luogo del delitto, sul capo della sagoma è posta una corona di cartone, ravvivata da una candela accesa. Bruitages e morceaux della partitura ciajcovskiana arricchiscono ulteriormente la drammaturgia dell’ambiente. Chi è morto? In che circostanza? Il povero è principe? O il principe è diventato povero? Il balletto imperiale con tutte le sue meraviglie produce come effetto l’emarginazione dei più poveri? Tutte domande suscitate dall’ambiente ideato da Enzo Cosimi.

Sul senso primario della danza, quale momento di giubilo e consacrazione della festività, si concentra Dies Festi di Simona Bertozzi, epilogo del laboratorio condotto dalla coreografa nei mesi precedenti. La coralità ed il senso di unione hanno contraddistinto la coreografia, eseguita da un gruppo eterogeneo composto da danzatori e performer che, sviluppando carole e movimenti attinti alle danze del folklore, animano la Pensilina dell’Ex-mercato di Via Fioravanti, inondata dalla luce calda del crepuscolo. Bruitages e madrigali accompagnano i salti e i cerchi dell’ensemble sotto le enormi le volute in cemento. La coesione è conclusa. I residui della festa, rappresentati dai tocchi di colore rosso e giallo, impermeabili indossati precedentemente dai performer, ne sono l’ultima testimonianza.
Tra gli stranieri invitati è senza dubbio il norvegese Stian Danielsen con il suo solo a catturare l’attenzione. In Cargo, sviluppato su improvvisazioni jazz, Danielsen sfrutta pendenze in cemento e scale per le evoluzioni del suo corpo estremamente duttile che in spirali, segmentazioni, salti e ondulazioni arricchisce con tocchi ironici la sua coreografia.
L’appuntamento del MAMbo con la giovane danza d’autore - nel contesto del progetto Anticorpi -di Notaro, Zedda e Sciarroni è stato caratterizzato da formalismi e da algidi presupposti di taglio analitico-speculativo, quali l’attesa per ipotetici party di compleanno o la riflessione dei e sui colori o ancora il concetto di superficie e superficiale.
Negli spazi della Pinacoteca Nazionale in Un sottile ricamo fatto sul nulla, lavoro dal titolo un po’ criptico, di Fabrizio Favale ha offerto un dittico composto dal un proprio solo e da un trio. Nel solo, in costume nero con un copricapo di piume in testa, Favale - accompagnato da sonorità che richiamano i rumori degli sterpi arsi dal fuoco e i canti di uccelli o i versi di animali - in giri continui, rallentamenti e movimenti tipici del regno animale crea una sorta di entità “Natura”, simbiosi mistica tra fauna e flora.
La seconda parte dell’opera è costituita, invece, da un trio formalista nel quale due donne ed un uomo tessono incastri e pose con ampio uso delle braccia, gioco tra stasi e cambiamenti di ritmo continui, irradia i vettori del movimento verso una pluralità di direzioni spaziali, offrendo una nuova metodologia di fruizione artistica per il Salone degli Incamminati della pinacoteca bolognese.