Dancalia, un’avventura italiana

di Adele Tacchi - pubblicato il 06 Ottobre, 2009 in Libri e pubblicazioni

La Dancalia è un’area geografica ai confini fra Eritrea ed Etiopia dove, in questa depressione della crosta terrestre (600 Km quadrati di deserto salato, 120 metri sotto il livello del mare) si assiste a quei fenomeni che hanno contribuito alla formazione del nostro pianeta.

In questo luogo unico si incontrano tre faglie tettoniche e la Rift Valley è la fossa tettonica che attraversa l'intera Africa orientale.In un futuro geologico, qui cambierà la geografia, terra in movimento che si sta spezzando e fra trenta milioni di anni 'intero Corno d'Africa sarà una immensa isola separata dal resto del continente. Qui, ribolle il lago di lava dell'Erta Ale, uno dei quattro vulcani al mondo perennemente in attività.

La Dancalia, deserto di sale e di lava (la coltre salina ha uno spessore di tre chilometri), occupa la regione settentrionale della regione degli Afar, antica popolazione di un milione e mezzo di persone che vivono fra Eritrea, Etiopia e Gibuti.

La Dancalia è anche un' ossessione, una passione, un'avventura italiana perché sia nel XIX° che nel XX° secolo, centinaia di spedizioni hanno cercato di svelare i segreti di una regione estrema, esploratori attratti da queste solitudini e che hanno lasciato pagine straordinarie di storia.

Questa stessa passione ha contagiato Luca Lupi, vulcanologo di formazione, appassionato di storia e geografia.
La Dancalia è meta difficile e obbligata per chi ama i vulcani e Lupi, a metà degli anni '90, riuscì a raggiungere l'Erta Ale, a viaggiare fra le lave di quella terra, impresa tutt'altro che semplice, per poi tornarvi molte altre volte con spedizioni che segnarono il suo destino.
Per oltre dieci anni, Lupi ne ha scandagliato i segreti, studiando e censendo oltre seicento spedizioni, raccogliendo testimonianze, libri, diari, fotografie e incontrando gli eredi di quei vecchi esploratori e attualizzando storie dimenticate.

Il risultato è racchiuso in due opere grandiose per una enciclopedia di questa terra grazie al contributo dell'Istituto Geografico Militare, il sotesgno economico dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e l'editore Tagete di Pontedera.
Uscito nel febbraio scorso, il primo volume, 704 pagine a colori, accoglie duemila personaggi citati, mille e cinquecento immagini, documenti storici, foto inedite, carte geografiche e foto satellitari dove si scopre la presonalità di chi vi vive e quella di chi ha cercato di esplorarla.

Il secondo volume è stato presentato ieri e se le esplorazioni della Dancalia del secolo '800, quelle descritte nel primo volume, furono caratterizzate soprattutto dalle scoperte di natura "geografica" finalizzate alla scoperta di strade che aprissero nuove vie economiche per i commerci tra altopiano etiopico e Mar Rosso, quelle del secolo successivo, descritte nel secondo volume, ebbero per gran parte una fortissima caratterizzazione "geologica".
Escludendo i periodi di esplorazioni "coloniali" e "militari", finalizzati alle conquiste territoriali e alla conoscenza del territorio per fornire dati cartografici di supporto alle truppe, la maggior parte delle spedizioni ebbero come scopo la scoperta della "geologia" dell'Afar, a cominciare da quelle di Giotto Dainelli ed Olinto Marinelli del 1905-06.
Nella prima metà del secolo, le spedizioni erano finalizzate soprattutto alla scoperta di giacimenti minerari (salgemma, solfati e minerali vari, petrolio) per valutarne le potenzialità e quindi per organizzarne lo sfruttamento.
La lunga epoca dei fratelli Pastori rappresenta in maniera esemplare l'impegno italiano in Dancalia nel settore minerario senza dimenticare quello degli esploratori Vinassa de Regny e Cavagnary per conto della Miaforit, o l'azione dell'ingegnere minerario Ludovico Marcello Nesbitt e del suo antagonista Raimondo Franchetti che condusse nella sua spedizione scienziati ed esperti minerari vari.

Con la conquista dell'Etiopia la ricerca mineraria venne organizzata con modalità ancora più sistematiche soprattutto per il petrolio come la missione A.G.I.P. del 1937-38.
Nella seconda metà del secolo, dopo la caduta dell'AOI, alcuni italiani rimasero ancora molti anni in Dancalia e nelle regioni etiopiche per continuare a sfruttare la loro esperienza nel settore minerario. L'impegno scientifico italiano in Dancalia si spostò poi alla geologia pura che ebbe come massimo periodo di punta quello compreso tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, soprattutto per l'opera delle grandi spedizioni universitarie e centri di ricerca in quanto tutti i geologi del mondo la consideravano area ideale per la comprensione del processo di formazione di un nuovo oceano a partire dalla frammentazione di una massa continentale.
Studi interrotti forzatamente dai gravi eventi politici che portarono alla caduta di Hailè Selassiè e lla presa di potere del DERG (1974) e successivamente l'ascesa del dittatore Menghistù.

A partire dall'inizio degli anni ‘80 l'azione italiana nel campo geologico riprese soprattutto nell'esplorazione geotermica e nella ricerca dell'acqua che alcune società, sfruttando le conoscenze e il personale tecnico-scientifico cresciuto in quel periodo, lavorarono per alcuni anni nella Dancalia meridionale, in Etiopia e a Gibuti.
 
Il secondo volume, pur riportando e citando ogni esplorazione del Novecento, approfondisce maggiormente ed evidenzia il fondamentale contributo scientifico dato dagli italiani nella conoscenza di questo quasi sconosciuto luogo della Terra.

I due volumi sono un esperienza avvincente e anche un gran bel regalo per i ragazzi.

Extra

Dove e quando

Dancalia. L’esplorazione dell’Afar, un’avventura italiana

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