Dall’Ottocento veneziano al veneziano contemporaneo

di Amici in Visita // pubblicato il 15 Aprile, 2010

di Daniela Vannini

L’arte veneziana di ieri e di oggi: due prospettive a confronto. Ma anche spunto per nuovi scambi e relazioni estetiche. E’ questo lo spirito che anima la mostra Ottocento veneziano e veneziano contemporaneo aperta al Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra fino al 26 settembre 2010 e promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. Un’ idea convincente ed emozionante che vale la pena scoprire.
Dice bene il direttore del Museo, Giuseppe Rallo, che parla di “confronti temporanei” che accostano celebri dipinti ottocenteschi ad improvvise installazioni create da artisti contemporanei. 
Due sono infatti i filoni di questa rassegna organizzata da Munus in collaborazione con la Regione Veneto: da un lato i paesaggi, i ritratti e le scene storiche che si susseguono lungo gli ampi corridoi della villa proiettandosi verso nuove forme ed espressioni artistiche, dall’altro, che trovano spazio nel parco della dimora settecentesca.

Al tempo stesso i dipinti instaurano una segreta corrispondenza con le opere settecentesche presenti nella villa. Inevitabilmente alzo gli occhi e guardo il grande cielo di Giambattista Tiepolo nell’affresco che celebra la gloria della famiglia Pisani alternando splendide figure femminili a scene di battaglia. 
Si tratta di un viaggio, come dire, “impegnato” per la densità di rimandi e legami che via via si innescano e che lo sguardo curioso e attento del visitatore riesce a sollecitare. Un percorso espositivo - curato da Myriam Zerbi - che attraversa l’Ottocento mettendo in scena gusti e atmosfere che dall’ideale neoclassico si sfaldano in visioni romantiche per poi ricomporsi in una dimensione realista. Ma invita anche ad affacciarsi a uno scenario contemporaneo.
Francesco Hayez, Ippolito Caffi, Guglielmo Ciardi, Ettore Tito, Antonio Rotta e Teodoro Matteini sono solo alcuni dei grandi nomi in mostra.
Passiamo così dall’atmosfera giocosa e spassosa della Sorpresa di Napoleone Nani a una visione intima ed emotiva del Cacciatore di Antonio Rotta. Opere che danno il senso del clima artistico e culturale in cui sono maturate mettendo in luce il rapporto stretto che legava gli artisti di quel periodo all’Accademia di Venezia, fucina di formazione e culla di mutamenti del gusto, e ancora oggi dinamico laboratorio creativo, da dove mosse i primi passi Antonio Canova per approdare successivamente a Roma. 

A questo proposito, trovo particolarmente eloquenti e appropriate le parole che il conte Serego pronunciò davanti al re e alla regina nel 1887 in occasione dell’Esposizione nazionale artistica, preludio della I Biennale di Venezia: “Qui dove ancora aleggia tanta parte del genio che guidò la mano e apprestò le tinte ai Bellini, a Carpaccio, a Tiziano, a Giorgione, a Paolo, a Tintoretto, a tutta la pleiade sacra degl’immaginosi e smaglianti coloritori della Veneta Scuola; qui dove dura e durerà sempre l’incanto di quest’antica sirena mollemente cullata dalle onde placide della sua laguna; fra questi orizzonti così orientali e pure così italiani; fra questo tipo perdurante di grazia e di robusta intonazione, possano essi [i pittori] trovare ispirazioni e soggetto e nuovi ardimenti, che rendono sempre più splendida la corona dell’arte alla gran madre rediviva”. 

L’Accademia, dove si sono formati i grandi del passato, a distanza di 250 anni dalla sua nascita continua ad essere luogo di relazioni e scambi, incubatore di idee per artisti emergenti in cui passato e presente coesistono.
Ma torniamo alla mostra per tuffarci nella Bolla di Sapone di Ettore Tito, raffinato ed elegante ritratto che sembra riportarci in una dimensione labile ed evanescente come quella della bellezza, destinata a svanire, a scivolare tra le pieghe del tempo. 

A questa fa da contraltare la serra sospesa nel tempo realizzata da Elisabetta di Maggio nella Coffee House.
E in un attimo sprofondiamo nell’arte ‘hic et nunc’, del qui e ora, che chiama in causa i nostri sensi, un’arte che si crea nell’istante in cui ci siamo e diventa esperienziale, attiva e persuasiva. Che ora assume la forma di un labirinto di suoni, rumori, vibrazioni, fruscii tattili e ora di un involucro atemporale e impercettibile che gioca sulla trasparenza. Ad accompagnarci in questa esperienza sono le opere di Giorgio Andreotta Calò, Margherita Morgantin, Arcangelo Sassolino e Alberto Tadiello.
C’è un continuum narrativo tra l’interno e l’esterno che pervade l’intera mostra perché l’arte trova sempre il suo linguaggio, sta a noi osservatori decifrarlo o interpretarlo. 
Il catalogo è curato da Umberto Allemandi & C.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • GIACOMO FAVRETTO
    (Venezia 1849-1887)
    La Nina, 1884 circa
    Olio su tela, 95 x 58 cm.
    Collezione privata
  • NAPOLEONE NANI
    (Venezia 1833-1899)
    La Sorpresa, 1891
    Olio su tela
    95 x 153 cm
    Collezione privata
  • VINCENZO CHILONE
    (Venezia 1758-1839)
    Bacino di San Marco, 1805 circa
    Olio su tela
    60 x 80 cm.
    Collezione privata
  • ETTORE TITO
    (Castellammare di Stabia - Napoli, 1859 - Venezia 1941)
    Bolla di sapone, 1894
    Olio e pastello su tela
    99,5 x 48,5 cm.
    Collezione privata


IN COPERTINA
un particolare di
ORESTE DA MOLIN
(Piove di Sacco - Padova, 1856-1921)
Cara, ti xe tanto bela, 1895 circa
Olio su tela
93 x 128,5 cm.
Collezione privata

Mappa

Dove e quando

OTTOCENTO VENEZIANO VENEZIANO CONTEMPORANEO

  • Fino al: - 26 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Museo Nazionale Villa Pisani, Stra, via Doge Pisani 7
  • Sito web

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