Dalla Vita all’immagine di Santa Chiara

di Silvia Groppa // pubblicato il 31 Maggio, 2010

L’iconografia dei santi risente fortemente delle leggende che ne raccontano la vita. La Leggenda ha per la chiesa un fine educativo, quindi tramite essa vengono trasmessi gli insegnamenti morali e spirituali del santo e la sua trasposizione ai fini di una lettura iconografica. Della Leggenda di Santa Chiara Vergine si possiedono alcune versioni manoscritte, il testo più puntuale risulta essere quello di Tommaso da Celano, biografo di San Francesco.
Dalla Leggenda è possibile trarre gli attributi iconografici che sostengono la riconoscibilità della Santa che, come francescana, viene raffigurata prevalentemente in età giovanile, talvolta anche avanzata, solitamente vestita con il saio nero e marrone dell’ordine, scalza o con indosso dei sandali. La tonaca è raccolta in vita da un cordone, con tre o cinque nodi, simbolo dei tre voti o della devozione alle cinque “sante piaghe”, generalmente il mantello è dello stesso colore della tonaca, il velo è nero a simboleggiare la sua consacrazione come sposa di Dio, talvolta questo è bianco in riferimento alla sua verginità. L’abito della Santa esprime tutte le implicazioni che sono state ravvisate nell’abito di San Francesco: povertà, umiltà e penitenza.
Per una più puntuale analisi dell’iconografia di Santa Chiara vorrei passare in rassegna alcune immagini clariane, testimonianze dei momenti più significativi della sua vita.

La vita

S. Chiara con la pissideChiara d’Assisi primogenita di una nobile famiglia di cavalieri, nasce nel 1194 da Favarone di Offreduccio di Bernardino e da Ortolana.
Si narra tra le varie leggende che il nome di Chiara non le venne dato per caso. La madre, alla vigilia del parto si recò a pregare nella Cattedrale di San Rufino, quando sentì una voce che le predisse: “Oh, donna, non temere, perché felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo”. La bambina fu battezzata in quella stessa chiesa, dove riceverà in seguito gli insegnamenti spirituali.

Questo racconto giustifica le diverse immagini che ritraggono Chiara che porta una lampada o una lanterna processionale. Attributi che compaiono nelle raffigurazioni in riferimento al nome della Santa, infatti Chiara deriva dall’aggettivo clarum, inteso in senso fisico e morale, si veda l’opera di Jacopo Chimenti (Firenze 1551-1640), detto l'Empoli, S. Chiara con la pisside, nel Conservatorio di Santa Chiara di San Miniato.

Il “voto di povertà”

Chiara pervasa da una grande spiritualità e da sempre affascinata dall’esempio di San Francesco, aveva deciso di unirsi a lui, rinunciando ad ogni bene e facendosi monaca, così all’età di diciotto anni lasciò la casa paterna. Era la notte dopo la Domenica delle Palme (18 marzo 1212) quando la giovane fugge da una porta secondaria della casa serrata da un mucchio di legna e una pesante colonna di marmo che ne impediva l’apertura ma che la giovane fanciulla, investita da una forza soprannaturale, riuscì a forzare.
Raggiunse la Porziuncola, o chiesetta di Santa Maria degli Angeli, dove ad aspettarla c’era Francesco con i suoi frati. Qui il Santo per sottolineare la sua condizione di penitente le tagliò i lunghi capelli biondi e la vestì con il saio francescano, consacrandola alla penitenza e alla rinuncia del mondo per abbracciare sorella povertà
Questa decisione scatenò l’ira dei familiari che le avevano trovato già uno sposo e cercarono di riportarla a casa contro la sua volontà, lei che a quindici anni era già sicura che il suo unico e solo sposo sarebbe stato il Signore. San Francesco la mise al sicuro dapprima nel monastero benedettino di San Paolo delle Badesse presso Bastia Umbra, per poi condurla definitivamente fuori le mura d’Assisi nella Chiesina di San Damiano che era stata restaurata dallo stesso Francesco. Qui visse per quarantadue anni, di cui ventinove scanditi dalla malattia, iniziando alla vita religiosa quasi una cinquantina di donne. Più tardi anche la sorella Agnese, di soli quindici anni, raggiunse Chiara; successivamente vennero la terza sorella di Chiara, Beatrice seguita dalla madre Ortolana, oramai rimasta vedova.
Chiara volle dare vita ad una famiglia di sorelle claustrali povere, dedite alla preghiera per sé e per gli altri, chiamate dapprima Damiantine (ovvero Povere Dame recluse di San Damiano) e dopo la morte di Chiara, Clarisse. Francesco nel 1215, la fece badessa della nuova comunità, carica che ricoprì per quarant’anni. 
Tavola con Storie della vita della Santa
Questo titolo giustifica le immagini in cui la Santa viene ritratta con il pastorale da badessa, come si può vedere nella Tavola di Santa Chiara, eseguita per la Basilica di Santa Chiara ad Assisi, dal Maestro di Santa Chiara nel XIII secolo.
Al centro campeggia l’immagine della Santa con ai lati otto riquadri che ne ricordano i momenti più significativi della sua vita. La tavola va letta dal basso a cominciare da sinistra: dove troviamo il Vescovo Guido che porge a Chiara un ramoscello di olivo, seguito da Chiara che è accolta alla Porziuncola dai frati, quindi la vestizione, l’intervento del padre che vuole costringere la figlia ad abbandonare l'intenzione di prendere i voti. A destra troviamo: Agnese che viene trattenuta nel seguire la sorella, di seguito il miracolo del pane su cui compare la croce davanti agli occhi del Papa, la Santa sul letto di morte ed infine i funerali della Santa presenziati dal Papa.

Chiara condusse una vita eucaristica, scandita dal silenzio, dalla preghiera, dalla ricerca costante di altissima povertà. Il suo “voto di povertà” era così profondo che si auto infliggeva penitenze fatte di ripetute e prolungati digiuni, di setole di porco portate sulla nuda carne, di notti in bianco passate prostrata a terra in preghiera. Chiara era severa con se stessa tanto era benevola con le monache, si riservava le incombenze più umili come cambiare le sorelle inferme e baciare i piedi infangati delle suore che tornavano dalla questua. Non si risparmiò questi cilici nemmeno durante la sua malattia, e nonostante fosse allettata continuava a filare delicati corporali per la celebrazione della Santa Messa, tessendone più di cinquanta che fece inviare alle chiese povere della provincia di Assisi. 
Benedizioni di Santa Chiara affresco
Inoltre le fonti raccontano che ogni giorno verso le tre di pomeriggio ricordava la Passione di Cristo, e abbracciando un crocifisso piangeva fino allo sfinimento, quello stesso crocifisso da lei tanto amato che le ricambiava il suo amore con miracoli e prodigi che accadevano di solito quando Chiara tracciava quel segno di Croce con cui pareva trasmettere sui malati e sulle cose il suo appassionato amore per Cristo: Lorenzo Lotto (1480-1556), Particolare delle benedizioni di Santa Chiara, affresco, Oratorio Suardi Trescore.

Salvatrice della sua stessa casa

L’ostensorio è il simbolo iconografico più diffuso e viene messo in rapporto al noto miracolo con il quale Santa Chiara avrebbe messo in fuga le truppe imperiali di Federico II quando, nel 1243, assalirono le porte di Assisi e tentarono di assediare San Damiano. Chiara nonostante sia da tempo molto ammalata e costretta a letto, si fa portare da due sorelle fino alla porta del monastero, porta davanti a se l’ostensorio d’argento contenente l’Eucarestia, lo sfiora con le mani e prega il Signore di vegliare sulle sue sorelle perché lei non può più salvarle ed è in quel momento che le fonti raccontano che le due sorelle che la sorreggevano udirono la voce di un bambino, proveniente dal tabernacolo, che rispondeva alla loro Madre: “Io ti difenderò sempre”. Dopodiché, Chiara prese l’ostensorio e lo espose ed una luce accecante avrebbe spaventato le milizie saracene facendole fuggire dal convento e da Assisi. Momento rappresentato nell’opera di Giuseppe Cesari (1568-1640), Santa Chiara ferma l’assedio di Assisi, oggi all’Hermitage di San Pietro Burgo. L’ostensorio diviene l’attributo per eccellenza, non solo perché illustra il miracolo più strepitoso della Santa ma si apprende dalle testimonianze del “processo di canonizzazione” che la Santa molto probabilmente non mostrò l’ostensorio ai soldati, ma pregò nel refettorio di fronte alla pisside confermando quel senso di potere riposto nella preghiera.
Santa Chiara ferma l’assedio di Assisi
Così come gli episodi della vita stanno alla base dell’iconografia, questi possono diventare significativi per fare di un santo patrono.
Santa Chiara è patrona delle ricamatrici, dei doratori, delle lavandaie e dei pittori sul vetro, patronati scelti in base all’attività della Santa nel ricamo e per analogie con il significato del suo nome e per la specificità di alcuni suoi attributi iconografici. Inoltre nel 1958 è stata dichiarata da Papa Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni in virtù del famoso prodigio che si compì l’ultimo Natale di Chiara: mentre le monache si recavano a pregare nella Chiesa di San Francesco, Chiara ammalata rimase sola nella sua cella quando all’improvviso cominciò ad udire il suono degli organi ed i canti che si celebravano nella lontana Chiesa di San Francesco e fenomeno ancora più grande riuscì persino a vedere il Santo Bambino tra le braccia della Madonna.

La “Regola di povertà”

Ottenne da Francesco una prima Regola fondata sulla povertà, per ripagare Chiara della devozione spirituale e dell’obbedienza che manifesta entro le mura del monastero in contemplazione e preghiera in difesa dell’assoluta povertà. Questo è il tema centrale della sua esperienza mistica, da cui Chiara non vuole essere dispensata nemmeno dal Cardinale Ugolino, Vescovo di Ostia e protettore dei Minori nonché futuro Papa Gregorio IX (1227-1241) che volle farla ravvedere sulla Povertà, ricordandole che le avversità della vita sono impreviste ed un qualche possesso, seppur limitato, avrebbe garantito la sopravvivenza sei suoi monasteri. Ma Chiare non volle ricevere nessuna dispensa ed il Papa si piegò al suo volere concedendole il privilegio di povertà, confermato da Papa Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253.
La Santa che sempre più malata volle salvare fino all’ultimo la povertà del suo convento componendo una Regola. Alla vigilia della sua morte nel 1252 Papa Innocenzo VI si recò al monastero di San Damiano per portare sino al capezzale della Santa la sua benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la sua Regola dell’Ordine delle Clarisse, il giorno dopo l’11 agosto 1253, Chiara muore a sessant’anni. Venne proclamata Santa nel 1255 da Papa Alessandro IV per mezzo della bolla Clara claris praeclara. Mentre, nel 1260 il suo corpo venne traslato dalla Chiesa di San Damiano alla Basilica di Santa Chiara ad Assisi eretta in suo onore, dove venne deposto in una cripta sotto l’altare maggiore.

Chiara e Francesco

Il rapporto fra Santa Chiara e San Francesco è stato sempre molto forte e caratterizzato da un innamoramento spirituale sublimato nella divinità, e dalla condivisione del “voto di povertà” per amore del Cristo povero, il problema non era di avere persone o comunità povere, ma di avere persone e comunità “ricche di povertà” e questo è possibile solo se ci si abbandona al Signore che si spogliò di tutto e si fece povero, salvatore del mondo. Dalle Leggende si intuisce che entrambe sono misticamente legati l’una all’altro, un legame umano di tipo paterno e filiale, non sponsale, anche se per paura di cadere in tentazioni regolavano severamente i loro incontri. Francesco chiamava Chiara la sua “pianticella” e Chiara chiamava Francesco “il nostro Padre”. L'immagine risale forse al fatto che la madre di lei portava il nome di Ortolana e perciò si diceva che Chiara era stata da lei coltivata “come una piantina fruttifera nel giardino della Chiesa”. Fu Francesco a farla crescere e maturare, quando ella, diciottenne, si rifugiò da lui per chiedergli di consacrarla al Signore; ma è indubbio che Chiara assorbì la prima linfa dalla madre, donna di eccezionale forza e dolcezza. Il giglio, quasi sempre presente, è simbolo della purezza di spirito e della verginità. Altri fiori e piante appaiono nell’iconografia clariana, fra questi la campanula (simbolo di tenacia), il ramoscello d’ulivo (emblema della pace francescana) e la palma (che venne donata a Chiara dal Vescovo d’Assisi la Domenica delle Palme precedente alla notte nella quale si monacò).
Per questo si veda il particolare realizzato nel 1325 da Giotto per la Cappella Bardi, nella Chiesa di Santa Croce a Firenze, in cui la Santa è raffigurata con la palma.
Santa Chiara
Mentre nel particolare della Basilica Inferiore di San Francesco d’Assisi realizzato da Simone Martini tra il 1322 ed il 1326, si vede la Santa reggere un’esile croce manale.
Santa Chiara
Questi attributi iconografici, potrebbero richiamare il tema della temperanza e dell’obbedienza corollari a quello della solerzia. Santa Chiara, infatti, fu solerte in tutto: nella preghiera, nello svolgere le attività più umili, nonostante il suo ruolo da abbadessa al quale si dedicò sempre con estrema sollecitudine. Cosicché la lanterna o la fiaccola, che a volte la definiscono iconograficamente, potrebbero richiamare il suo animo vigile, oltre ad offrire analogie con il suo nome riferito alla luce, ed il bastone pastorale o la croce manale simboli di autorità esercitata dalla Santa badessa.

Lo straordinario e profondo rapporto tra Francesco e Chiara si caratterizza per il silenzio, essi si sono scambiati pochissime parole, quasi solo quelle riferite nelle fonti. C’era una stupenda riservatezza tra loro, quasi eccessiva, tanto che il santo veniva a volte rimproverato dai suoi frati di essere troppo duro con Chiara. Solo alla fine della vita, vediamo questo rigore nei rapporti attenuarsi e Francesco cercare sempre più spesso conforto e conferma presso la sua “Pianticella”. Francesco, infatti, prossimo alla morte si rifugia a San Damiano, ed è vicino a Chiara quando intona per la prima volta il cantico di Frate Sole e di Sorella Luna, con quell’elogio di “Laudato si’, mi Signore, per sora luna e le stelle in celu l’hai formate chiarite et pretiose et belle”, che sembra scritto pensando a Chiara. Invece di guardarsi l’un l’altro, Chiara e Francesco hanno guardato nella stessa direzione. Chiara sopravvisse a Francesco ventisette anni, e rimase sempre fedele e vicina al suo Padre Spirituale che accompagnò sino al suo letto di morte; infatti, il giorno successivo alla morte di San Francesco, avvenuta il 4 Ottobre 1226, Santa Chiara e le consorelle onorano la salma che sostò in San Damiano durante il trasporto alla Chiesa di San Giorgio per la tumulazione. Immagine rievocata nell’ultimo affresco con le storie del Santo realizzato da Giotto (1267-1337), Compianto delle Clarisse, nella navata della Basilica Superiore di Assisi.
Compianto delle Clarisse

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. S. Chiara con la pisside
    Jacopo Chimenti, detto l'Empoli, Conservatorio di Santa Chiara di San Miniato
  2. Tavola con Storie della vita della Santa
    Assisi, Basilica di Santa Chiara
  3. Benedizioni di Santa Chiara affresco
    Lorenzo Lotto, particolare, Oratorio Suardi Trescore
  4. Santa Chiara ferma l’assedio di Assisi
    Giuseppe Cesari, Hermitage di San Pietroburgo
  5. Santa Chiara
    Giotto particolare, 1325 cm. 230x70 Cappella Bardi Santa Croce, Firenze
  6. Santa Chiara
    Simone Martini particolare dell’affresco con Santa Chiara Cappella di San Martino, Basilica Inferiore di San Francesco d’Assisi
  7. Compianto delle Clarisse
    Giotto, particolare dell’affresco con le Storie di San Francesco, navata della Basilica Superiore, Assisi

In copertina:
Tavola con Storie della vita della Santa
Assisi, Basilica di Santa Chiara

Bibliografia
- P. Zeffirino Lazzeri,
  La vita di Santa Chiara, raccolta e tradotta da
  tutte le fonti conosciute e completa col testo
  inedito del Processo di Canonizzazione per un
  Francescano toscano del cinquecento
,
  Quaracchi, Tip. del collegio di
  S. Bonaventura, 1920.
- G. Leone,
  L’iconografia di Chiara d’Assisi in Calabria,
  celebrazioni per l’VIII centenario della
  nascita della Santa
,
  Cosenza, Chiostro di S. Francesco d’Assisi,
 1994.