Dalla Hippie Culture ai formalismi sulle fughe di Bach per l’eclettica Taylor Evening a Modena

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 01 Maggio, 2010

Paul Taylor (1930), coreografo americano tra i più eclettici, con un passato da studente di pittura alla Syracuse University e da campione di nuoto, coniuga e amalgama nel suo stile personale sia suggestioni provenienti dalla vita quotidiana e dalla cultura coeva che esaltazioni formaliste del puro movimento.
Contemplando un ampio spettro di creazioni, nella sua produzione si passa da lavori dalle caratteristiche psicologiche ed emotive, eredi della grande tradizione della modern dance, a pure ostentazioni dell’atletismo del corpo in moto nello spazio, con echi e richiami soventi alle gare sportive.

Le sue ottime doti atletiche gli permisero di danzare come interprete principale, prima con la Merce Cunnigham Dance Company (1953-54) e dopo con Pearl Lang, per poi passare con la decana della modern dance americana Martha Graham (1956-1962) e in seguito esibirsi col NYC Ballet in Episodes di Balanchine (1959). Svariati contatti con i coreografi del panorama newyorkese - oltre a quelli già citati si aggiungono Doris Humphrey, José Limón, Antony Tudor, Margaret Craske, con i quali approfondì lo studio della tecnica del balletto e della modern dance - e l’interesse e le collaborazioni con gli artisti visivi delle neoavanguardie operanti in loco, definiscono il lavoro di Taylor nel segno dell’imprevedibilità e della mutevolezza di stile, dell’apertura a svariate matrici di filiazione e ispirazione.

Dopo aver debuttato come coreografo nel 1952 con Hobo Ballet, fonda nel 1954 la propria compagnia, iniziando pochi anni dopo la sua prima tournée internazionale proprio da Spoleto e guadagnandosi la fama nel 1962 con Aureole su musiche di Handel. Instancabile creatore, i cui con lavori sono accolti all’interno dei repertori delle maggiori compagnie di danza mondiali, nel 1993 fonda la Taylor 2, compagnia formata interamente da giovanissimi, impegnata, oltre che nell’esecuzione di lavori meno complessi dal punto di vista tecnico, nell’organizzazione di lezioni e seminari presso strutture ospitanti. Paul, oggi alla veneranda età di ottant’anni, continuando la propria attività creatrice, fornisce sempre nuovi spunti e modelli alle giovani generazioni di coreografi attraverso mirabili organizzazioni spaziali e strutturazioni del tessuto coreografico.

Al Teatro Comunale Pavarotti di Modena, la Paul Taylor Evening presenta un trittico con due produzioni firmate nel 2008 – Changes e Beloved Renegade – e una della fine degli anni Ottanta – Brandenburgs. Scelte, queste, che esemplificano pienamente la pluralità di interessi compositivi che contraddistinguono il lavoro di Taylor. Infatti, ognuno di questi titoli evidenzia proprie caratteristiche, differenti rispetto a quelle presentate dagli altri.
Changes è un omaggio alla cultura Hippie e al California Dreamin’, forse in ricordo della propria giovinezza e del motto Peace and Love, restaurato in pieno 2008. Tenue analogia, forse, tra la guerra ingiustificata degli anni Sessanta e quella proposta di recente da Bush contro l’Iraq?

Changes, letteralmente “cambiamenti”, si presenta come un’esortazione alla libertà dell’uomo, al ritrovamento della propria spensieratezza e della fratellanza tra individui. Vera e propria necessità di cambiamento, del mondo ma in particolare della società americana, specialmente se si considerano i ben 7 anni di governo dei repubblicani appena trascorsi. I danzatori, vestiti nei variopinti abiti tipici del movimento Hippie firmati da Santo Loquasto, artista visivo che collabora con la compagnia sin dal 1988 per Speaking in Tongues, si dimenano in probabili discoteche, segnalate da semplici luci colorate, o giocano, rincorrendosi e abbracciandosi. Onnipresente è l’atletismo corporeo, tipica cifra di Taylor, con ampi salti, giri e sissonnes, creazione di figure circolari e a spirale. Un ironico e tenero quadretto è offerto: un danzatore in un largo pigiama infantile in preda al sogno è istruito dal proprio Teddy Bear tramutatosi in uomo, forse esaltazione della riscoperta della vita semplice e ingenua dell’infanzia. Il fumo invade l’intera sala del teatro, ecco allora i danzatori uscire barcollanti dalle quinte in preda all’estasi di sostanze stupefacenti. Gioioso quadretto della vita Hippie su musiche coeve, tra le quali spiccano quelle di Lennon/McCartney.

Con Beloved Renegade, si cambia decisamente atmosfera. Sul Gloria del compositore francese Francis Poulenc si celebra la figura di Walt Whitman (1819-1892), poeta nazionale americano del periodo Lincoln. Il lavoro è diviso in sei segmenti, ognuno dei quali scaturisce dai versi di Whitman. La struttura compositiva prevede un’alternanza tra la presenza dei danzatori della compagnia e quella delle due figure soliste. Il solista, forse identificabile col poeta (inteso in senso universale), è attratto dalla danzatrice solista, probabilmente la musa. Essi appaiono del tutto distaccati dal gruppo; sia per la particolare qualità dei loro movimenti, più lirici e trattenuti, che per le pose assunte. La figura maschile entra in relazione con l’ensemble, vestito in delicati abiti color pastello firmati sempre da Loquasto, sorreggendo chi sembra essere tornato dal fronte, richiamo alla guerra di secessione americana, e osservando le scene ludiche di gioia tra coppie d’innamorati prima dell’ipotetica partenza degli uomini per il fronte.
La figura femminile, invece, vestita solamente con un semplice maillot, estranea al coro, canalizza verso di sé l’attenzione del poeta e attraverso dei movimenti, che richiamano la tecnica accademica per aplomb ed elevazione delle gambe, esprime un algido distacco da ciò che sta avvenendo intorno a lei, quasi come fosse una figura superiore. Al termine della composizione un pas de deux ricco di lifts celebra l’unione tra queste due entità, il poeta e la sua musa.

Brandenburgs, sulle note dei celebri concerti brandeburghesi di Bach, presenta costruzioni e organizzazioni geometriche dell’ensemble che armoniosamente creano e disfano figure a tempo di musica. Qui il puro movimento del corpo e la gioia espressa negli slanci costituiscono il fattore principale. Il primo incontro con la musica barocca era avvenuto per Taylor proprio con Bach nel 1961 per Juction, costituendo in seguito un’importante fonte d’ispirazione e terreno fertile di lavoro per il coreografo americano, che sarebbe tornato ancora alla musica di tale periodo, come per Aureole su partitura di Handel. Brandenburgs oppone con grazia i delicati movimenti delle danzatrici, impegnate in giri, ai salti scattanti e atletici dei danzatori, in una coniuctio oppositorum mirabilmente sposata sia alla tessitura spaziale sia alla scansione musicale.

 

Dettagli

DIDASCALIE

  • Changes
  • Beloved Renegade
  • Brandenburgs

foto di Rolando Paolo Guerzoni

 

Changes (2008)
coreografia Paul Taylor
colonna sonora The Mamas And The Papa
musica John Phillips, John Lennon/Paul McCartney, John Hartford
scene e costumi Santo Loquasto
luci Jennifer Tipton

Beloved Renegade (2008)
coreografia Paul Taylor
musica Francis Poulenc (Gloria)
costumi Santo Loquasto
luci Jennifer Tipton

Brandenburgs (1988)
coreografia Paul Taylor
musica J. S. Bach (Concerti Brandeburghesi n. 6-1° e 2° movimento – e n. 3)
costumi Santo Loquasto
luci Jennifer Tipton

Paul Taylor Dance Company
Teatro Comunale Pavarotti di Modena
24 aprile 2010