Dal cuore della Russia al cuore di Firenze: uno scambio di “Tesori” 1/2
di // pubblicato il 31 Maggio, 2011
Il 2011 è un anno ricco di celebrazioni per l'Italia, in particolare per Firenze. Come ben sappiamo, il nostro paese, di cui il capoluogo toscano è stato capitale, compie il suo 150° anniversario, e Firenze giunge alla sesta edizione del programma espositivo Un anno ad Arte, in base a cui le principali sedi del Polo Museale Fiorentino ospiteranno una serie di mostre di grande rilievo. In questa prospettiva, Firenze promuove anche il 2011 Anno Italia-Russia (Anno della Cultura e della Lingua italiana in Russia e della Cultura e della Lingua russa in Italia), attraverso l'esposizione eccezionale dei Tesori del Cremlino, una selezione di centoquattordici capolavori, molti dei quali varcano per la prima volta nella storia le soglie del Cremlino, centro politico e culturale della Russia, per approdare, al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, cuore prezioso della residenza medicea. Nello stesso periodo, dal 20 Maggio fino al 1 Agosto, circa duecento opere della collezione medicea degli Argenti sono esposte presso i Musei del Cremlino.

Un felice scambio di Tesori dinastici tra i più importanti al mondo, quello degli Zar e quello dei Medici, reso possibile grazie alla collaborazione parallela delle istituzioni museali russe e italiane, col sostegno dell'Ente Cassa Risparmio di Firenze, che si affianca al successo ottenuto con l'esposizione della Dama del Liocorno di Raffaello al Museo Pushkin di Mosca e che prosegue con Pallade e il Centauro del Botticelli, cementificando un legame di amicizia che perdura da secoli, in un dialogo all'insegna della cultura e della conoscenza reciproca.

Le sale del Museo degli Argenti rifulgono degli ori, degli argenti e delle gemme preziose che hanno accompagnato i sovrani russi e gli alti ranghi ecclesiastici in ogni occasione della loro vita, dalle cerimonie sacre, ufficiali, alla caccia, e perfino nella vita quotidiana: gioielli, abiti sontuosi, paramenti liturgici, armi, finimenti per cavalli e carrozze, quadri e ricami preziosi. Opere insigni di diversa provenienza (bizantine, persiane, turche, russe e europee) che raccontano la storia di un popolo attraverso i suoi contatti, dal XII al XVIII secolo.
L'Armeria del Cremlino costituisce la “Stanza del Tesoro” degli zar, i cui oggetti sono raccolti sia per la loro valenza estetica, ma anche come cimeli storici, che ricordano eventi politici, diplomatici o religiosi.

Come attestano alcuni capolavori in mostra di fattura bizantina, a partire dalla fine del X secolo la Rus' fu cristianizzata da Costantinopoli - motivo per cui tutt'oggi si parla di Chiesa Russa Ortodossa – ed i rapporti tra i due paesi furono proficui e continui; fino alla fine del Cinquecento la Russia rimase sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli, che inviava un proprio vicario metropolita nel territorio cristianizzato. Si trattava spesso di personalità di spicco di origine greca.che portavano con sé opere sacre, ma anche artisti bizantini, i quali eseguivano manufatti nella nuova sede della corte, e in seguito divennero maestri degli artisti autoctoni, i quali a loro volta rimasero affascinati dalla forte valenza simbolica di cui quest'arte era portatrice. A partire da quel momento, icone e oggetti di culto del Vicino Oriente si diffusero nelle fredde terre moscovite, sia attraverso montature di artisti russi su opere bizantine sia tramite opere create ex novo da maestranze russe. Nei secoli queste sono rimaste fedeli agli stessi modelli, in forma di ossequio, ma anche con la funzione strategica di conservare la tradizione del proprio popolo, poiché fin dal primo sguardo l'osservatore potesse riconoscere in essi la propria identità.

Nell'ambito dell'arte medievale russa, infatti, non si può parlare di periodizzazione stilistica, in quanto l'iconografia non ha subito una vera e propria divisione in stili; ciò non presuppone una fase di stallo o immutabilità, ma significa che bisogna considerare tale arte su un piano diverso da quello occidentale, a cui siamo abituati. L'inventiva non si è concentrata tanto sulla variazione tematica delle opere, quando sul perfezionamento delle procedure tecniche, creandone di nuove, fino a raggiungere livelli eccelsi. Materiali preziosi e tecniche raffinate al servizio del potere terreno e spirituale, specie per quanto riguarda l'oreficeria e la lavorazione ad intaglio dei metalli preziosi.
E' il caso della niellatura, una lega metallica di colore nero ottenuta attraverso la fusione di zolfo, rame, argento e talvolta piombo, che viene stesa nell'incisione dei metalli; al tempo del primo zar Ivan IV detto “Il Terribile” la lavorazione del niello su oro, grazie alla sua sottigliezza, raggiunse una perfezione tale da far sembrare leggero un metallo pesante come l'oro, rendendo anche le sfumature e i dettagli più minuti.

Grande perizia e pazienza presupponeva anche la tecnica della granulazione (in russo, zern), che permette di decorare un manufatto con piccolissime sfere d'oro o argento, allineandole una ad una. O ancora, la lavorazione della filigrana, un intreccio di sottilissimi fili d'oro e/o argento, che conferiscono l'effetto di una preziosa trina sfavillante, sulla quale talvolta veniva applicata una smaltatura al fine di creare effetti cromatici, prevalentemente bianchi o azzurri, in accordo con i gusti di Ivan IV.
Fu così che a partire dal XVI secolo presso la corte dello zar si creò un sistema di laboratori specializzati, chiamati “Palaty”: oltre alle già citate botteghe dell'oro (zolotaja palata) e dell'argento (serebrjannaja palata), importantissima era la produzione di armi (oružejnaja palata), da cui tutto il complesso dell'Armeria del Cremlino prende il nome; non ultimo l'atelier della zarina (caricyna palata), diretto personalmente dalla sovrana per i lavori di cucito, con un riguardo particolare per il ricamo su perle e gemme preziose, finalizzato alla confezione di abiti - o parti di essi, come nel caso delle splendide soprammaniche esposte - e paramenti liturgici destinati sia allo zar che ai patriarchi ortodossi.

Tutto era di proprietà dello zar, in quanto le cattedrali e i monasteri del Cremlino, con tutto ciò che si trovava al loro interno, avevano un particolare status: non appartenevano alla Chiesa, bensì erano parte del tesoro statale. Ed è per questo che l'intero Tesoro del Cremlino, in cui il limite tra sacro e profano è già di per sé molto labile, va considerato, almeno in questa fase, come Tesoro degli Zar.
(continua)