Da sopra (giù nel fossato)
di // pubblicato il 15 Marzo, 2010

Ancora per una volta in Italia, ci si trova di fronte ad un progetto che manifesta la volontà di creare una simbiosi tra i luoghi storici della città e le manifestazioni più rappresentative dell'arte contemporanea, dando il via un dialogo sempre più vivo e dinamico.
Succede a Bari, nel fossato del Castello Svevo (storicamente attribuito a Ruggero il Normanno, edificato nel 1311 su strutture preesistenti di origine bizantina), in occasione di una mostra "Da Sopra (Giù nel fossato)" a cura di Achille Bonito Oliva, che si inserisce nel più complesso progetto «Puglia Circuito del Contemporaneo», finalizzato alla promozione e la diffusione dell’arte contemporanea e la valorizzazione di contesti architettonici e urbanistici nelle regioni del Sud Italia.

Le opere di quindici artisti italiani e internazionali saranno accolte nel fossato del Castello da oggi al 16 maggio 2010 dando la possibilità al pubblico di avere un nuovo punto di vista nei confronti dell'arte... in tutti i sensi.
Per un verso perché, come sottolinea il curatore stesso, "Normalmente l’arte richiede una contemplazione distanziata e frontale. In questo caso invece lo spettatore vive il privilegio di uno sguardo con una diversa prospettiva – giù nel fossato – dove sono disposte sculture, installazioni, opere luminose e sonore che vaporizzano nello spazio circostante un’immagine di un’arte che segue un percorso ascensionale: dal basso verso l’alto."
Una forma espressiva in ascensione, che giunge diretta allo spettatore/ viandante eliminando quell'invisibile barriera cognitiva che spesso ostacola l'interiorizzazione delle opere a visione frontale.

I quindici artisti che esporranno nella storica sede non si limiteranno tuttavia a "portare" i loro lavori.
Il nucleo del progetto risiede infatti nel creare, anche sotto questo punto di vista, una relazione tra passato e presente lavorando anche qui sulla distanza, non fisica come nel caso precedente, ma temporale; distanza tra gli spazi, le opere e le modalità di lavoro dei diversi artisti che tuttavia si rendono collettivamente parte di una sorta di gesamtkunstwerk convergendo in un progetto che include performance, suono, arte visiva, installazione e diretta relazione tra luogo- pubblico e opera.

Si passa quindi dall'installazione sonora del newyorkese Vito Acconci "Display Structure for Sound Cloud" (2005), in cui una nube di suono ascende, appunto, per raggiungere lo spettatore, fino al video della brasiliana Naria Teresa Alvarez, "Bruce Lee in the Land of Balzac" (2007) in cui elementi bucolici si mischiano a scene degne di China Town.
Sono invece concepite esplicitamente per lo spazio coinvolto le installazioni di Marco Bagnoli e Lara Favretto "Torre del Silenzio" (2010) e "Confetti Canyon" (2010) così come "Passi Bari" (2010) di Alfredo Pirri; a queste si aggiungono altre opere che colgono dall'arte l'opportunità di comunicare messaggi sociali e di riflessione nei confronti della civiltà contemporanea, come avviene nell'opera di Subodh Gupta "Gandhi's three monkeys" (2007-2008), tre impressionanti volti di grandi dimensioni che prendono vita all'interno del fossato.
Di grande impatto, tra le altre, l'opera site specific di Jenny Holtzer, intitolata "For Bari", che riconduce alla serie di truisms per cui l'arista si è fatta ricordare, negli anni, da un pubblico sempre più vasto.

Una mostra, come si è detto che ha anche l'obiettivo storico- scientifico di riprendere le fila di un discorso più ampio sulla storia dell'arte contemporanea, sulle avanguardie, come i gruppi Gutai, Fluxus e le pratiche dell'happening, della performance; nonchè delle forme artistiche concettuali, e sui protagonisti della seconda metà del '900.
E' sempre nel fossato che Alan Kaprow traspone il suo lavoro "Yard (Version n.9)" (2003) ; dialogando con lo spettatore, ancora una volta; così come, analogamente, il giapponese Kazuo Shiraga, con "Please come in" (1953) invita esplicitamente alla partecipazione rievocando quello che è il principio generatore dell'opera performativa.

Questi sono solo alcuni dei nomi presenti in questo progetto, che contribuisce a dare ancora più valore all'arte pubblica come "ponte" spaziale, temporale e cognitivo tra l'arte e il pubblico: una mostra sulla distanza concepita allo scopo di avvicinare individui e luoghi percorrendo la strada della contemplazione "dall'alto" e del dialogo tra le arti per colmare le distanze tra l'artista e il mondo, tra l'opera e lo spettatore; tra generazioni e modalità differenti di "vivere" l'esperienza artistica.
