Da Rembrandt a Gauguin a Picasso passando per Piero della Francesca nell’autunno di Rimini
di // pubblicato il 28 Settembre, 2009
di Elisa Mazzagardi
Con i chiari di luna di questi tempi, forse, saremo costretti a farci qualche piccolo regalo in meno, ci toglieremo qualche viziaccio e i nostri tour saranno meno esotici, ma da veri appassionati d’arte, quali siamo, come rinunciare a un viaggio a Boston? Niente paura, non c’è nessun aereo da prendere, ma non è nemmeno uno scherzo: sarà una delle maggiori bellezze di Boston a spostarsi in Italia, parlo delle straordinarie collezioni del Fine Arts Museum.
Il merito di simile impresa va riconosciuto a uno dei più famosi imprenditori d’arte che abbia mai calcato la nostra penisola, parlo di Marco Goldin, direttore di Linea d’ombra ed eccellente conoscitore delle linee di interesse del pubblico.
Apologie di questo personaggio, capace d’imprese impossibili, si sono ripresentate, con regolarità, all’apertura di ogni mostra che ha curato e tracciano il profilo di un novello Re Mida e di straordinario esperto dell’arte moderna.

A Rimini, resa suggestiva dalle tinte autunnali e dalle strade vuote tipiche della stagione fredda, approderanno, in Castel Sismondo, sessantacinque capolavori della pittura europea dal Cinquecento al Novecento.
Un’occasione irripetibile per conoscere l’incantevole patrimonio dell’istituzione americana, le cui sale sono temporaneamente chiuse al pubblico per i lavori che porteranno, nell’autunno del 2010, all’inaugurazione della nuova, immensa ala progettata da Norman Foster.
L’approccio, promette il curatore, non sarà quello specialistico, ma la mostra realizzata sull’idea di continui e significativi accostamenti tematici, si presenterà coma un libro di storia dell’arte aperto per chiunque, rivolto a chi gioisce nel sentimento del colore e della storia.

I ritratti di Tintoretto e Moroni si specchieranno nel celeberrimo ritratto di Edmondo e Teresa Morbilli dipinto da Degas nel 1865. Lo strazio di una sublime deposizione di Veronese sarà posto accanto all’allagato buio di un quadro superbo di Francesco Del Cairo con la testa di san Giovanni Battista. O l’amore filiale dipinto negli stessi anni da due pittori, uno famosissimo di Salon, Bouguereau, e da Renoir. E, di più, un’incredibile sequenza di ritratti che partendo da capolavori di Velásquez e Rembrandt si tende fino a quell’indimenticabile grande tela di Picasso con il ritratto cubista di una donna, realizzato nel 1910.
Nessuno sembra esser lasciato indietro, l’apertura spaziale che copre tutta l’Europa, non viene meno sul piano temporale, muovendosi da El Greco a Canaletto fino a Gauguin.

Un libro di storia dell’arte si apre sulle strade di una città dimenticata dall’interesse culturale, identificata e bollata come luogo del turismo di massa, tra granelli di sabbia e discoteche, destinata a vivere nel fervore dei mesi estivi per poi assopirsi tra le nebbie dei rigori invernali, quando il piatto paesaggio marittimo si tinge suggestivamente di blu, grigi plumbei, e bianchi accecanti.
La malinconia spontanea dei film di Fellini, la grande semplicità della gente stridono forse con le vestigia di un passato importante e questa mostra, forse, farà scattare la molla per un interesse nuovo, rivolto ai luoghi che la ospitano.
Bisogna partire dal tempio Malatestiano sotto al dipinto di Piero della Francesca, oppure “fermarsi proprio sotto l’arco d’Augusto, al centro di quella che è stata la cruna dell’ago di un Impero. Qui, da Roma, approdava la Flaminia. Per questo arco partiva l’Emilia verso il Po di Piacenza. Chiunque da Roma voleva risalire al cuore del Nord di qui doveva transitare”
Sono le parole di Antonio Paolucci, direttore dei musei vaticani, e riminese doc, che propone quattro itinerari per scoprire la città oltre la sabbia con il progetto Piero della Francesca e i tesori d’arte a Rimini. Il primo è dedicato alla “Rimini romana” che ha nell’Arco di Augusto, nel Ponte di Tiberio, nel Foro romano e nella straordinaria, recente scoperta della Domus del chirurgo, le sue principali tappe. Un secondo capitolo, immenso per importanza, riguarda “L’età malatestiana” e trova come punti di straordinarietà la Rocca Malatestiana (ovvero quel Castel Sismondo che ospita la mostra “Da Rembrandt a Gauguin a Picasso. L’incanto della pittura. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston”) e soprattutto il Tempio Malatestiano.

Poi “L’arte riminese nel Museo della città” con i grandi momenti: il Trecento Riminese, il Rinascimento e il Seicento. E, infine, “La chiese di Rimini”: quelle propriamente in città (Sant’Agostino, San Giuliano, San Giovanni Battista) e quelle nell’immediata periferia, veri scrigni di notevoli opere d’arte.
“Per troppi decenni, infatti, questa identità -conclude Paolucci - è rimasta sepolta sotto una spessa coltre di sabbia, […]questa è l’altra Rimini, quella alle spalle del mare e della spiaggia, lontana dalle luci dell’industria della vacanza e del divertimento, tanto sconosciuta quanto fondamentale nel determinare il carattere, la personalità e l’identità di questo territorio”.