Da Petra a Shawbak
di - pubblicato il 13 Luglio, 2009 in Mostre
Un evento veramente speciale arricchirà quest'anno la calda estate fiorentina: apre i battenti oggi la mostra Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera allestita nei locali della Limonaia del Giardino di Boboli. L'esposizione si aggiunge così agli eventi della rassegna Un anno ad arte che ci accompagneranno fino all'autunno e che abbiamo già avuto l'occasione di recensire: Il Fasto e la Ragione, Ferdinando de’ Medici, Maiestate tantvm! e Robert Mapplethorpe, la ‘perfezione nella forma’) e alla mostra Ginna Futurista ancora aperta presso Palazzo Pitti.

L'esposizione ripercorre la storia di Shawbak, l'antica città che insieme alla vicina Petra ha rappresentato per secoli la principale via di transito tra l'Occidente e il Vicino Oriente. Una storia, quella narrata nella mostra, che emerge oggi grazie ai 20 anni di ricerche condotte dalla Missione Archeologica dell'Università di Firenze in quest'area della Giordania meridionale: i reperti recuperati durante gli scavi sono unici nel loro genere, e molti non sono mai stati esposti al pubblico, e possono ora essere ammirati anche grazie ad accurate ricostruzioni e all'ausilio di supporti multimediali che trascinano lo spettatore in un vero e proprio viaggio nello spazio – da Petra a Shawbak – e nel tempo – dalle origini nabatee passando per la dominazione romana, bizantina per giungere al periodo medievale.

Frontiere e confini
Tutta la parte di altipiano della Transgiordania sul quale si situano Petra e Shawbak, ha da sempre avuto un ruolo importante dal punto di vista economico, strategico e politico, data la sua posizione di confine tra il Mediterraneo e la Penisola Arabica: entrambe le città sono situate infatti in corrispondenza degli unici valici dell'area e non a caso da qui transitavano le antiche carovane, che con i loro flussi di uomini e di merci mettevano in comunicazione Oriente e Occidente.
La città di Petra si afferma infatti proprio per il suo ruolo di roccaforte dei Nabatei e presidio di tutta la vallata. Sarà quindi importantissima per i Romani, che la conquistano nel 106 a.C. Il ruolo di Petra resta centrale anche in epoca bizantina, ma si interrompe nel momento in cui la frontiera del limes arabicus – come i romani definirono questa arteria – cede e l'invasione persiana fa sì che la città venga definitivamente abbandonata. Solo nel XII secolo l'area ritroverà il suo ruolo strategico di “porta” tra Mediterraneo e Oriente, quando cioé Baldovino I, re di Gerusalemme sceglierà Shawbak per costruire sopra una precedente base latina, un imponente castello crociato che sarà un'importante avamposto medievale tanto per i crociati quanto per le dinastie islamiche che si avvicenderanno nell'area. Shawbak raccoglie l'eredità di Petra e diventa di fatto la porta tra Mediterraneo e mondo arabo.
La Transgiordania come terra di frontiera più che di confine, un varco permeabile al passaggio di beni, ma anche di idee, lingue e culture piuttosto che come perimetro che divide: questa la chiave di lettura di tutta la mostra, che si snoda a partire dalla presentazione dei manufatti nabatei, proseguendo con reperti di epoca romana, per poi transitare gradualmente l'attenzione del visitatore verso cuore dell'esposizione: l'evoluzione del castello di Shawbak, avamposto crociato che assume ben presto la struttura non tanto di un castello quanto di una vera e propria città e che sotto il dominio delle dinastie islamiche degli Ayubbidi e dei Mamelucchi si trasformerà ulteriormente in un raffinato centro urbano.
Documentare e raccontare
Oltre a documentare le scoperte archeologiche di Petra e in particolare di Shawbak con pezzi inediti e incredibilmente ben conservati, la mostra rappresenta un tentativo – riuscito – di raccontare una storia: una rilettura, basata su una solida base scientifica e storiografica, dell'esperienza delle crociate medievali come momento culmine di incontro tra culture, al di là dello scontro militare e del contrasto ideologico che sono invece stati tramandati nelle cronache più conosciute.

Una storia che continua con la conquista del Saladino, il quale sviluppa l'insediamento crociato adattando l'architettura delle costruzioni per creare una raffinata città islamica, senza però rinnegarne la struttura esterna.
Lo straordinario valore della mostra consiste infatti nel rendere visibile la stratificazione di culture materiali e di riferimenti estetici ed iconografici che si può leggere nei manufatti come nell'architettura di Shawbak: un sincretismo che parte dai reperti di epoca latina sul quale si è innestata la struttura medievale e che si materializza infine in uno dei pezzi più interessanti della mostra, un'architrave del palazzo Ayubbide che riporta fregi con motivi di tradizione islamica a piccole palme di origine cristiana.

Inoltre alcuni reperti esposti provengono da collezioni italiane, in particolare Toscane, a ulteriore testimonianza della circolazione di beni nel bacino del Mediterraneo, prima, durante e dopo le imprese crociate, una lunga tradizione nella quale si iscrive il progetto stesso della mostra, frutto di una collaborazione tra enti e istituzioni Italiane e Giordane. Tutte testimonianze dell'esistenza di un substrato comune a tutto il bacino del mediterraneo, frutto di un dialogo che è durato per tutta l'antichità e che in realtà si è interrotto solo con l'avvento dell'era moderna.
Questo originale progetto museografico ha inoltre il pregio di cucire insieme i lembi di passato emersi dagli scavi sfruttando non solo le classiche ricostruzioni illustrate, ma anche materiale multimediale e tecnologie interattive, di fatto permettendo al visitatore di approfondire le parti desiderate del percorso, creando un'esperienza personalizzata.

Una nota importante riguarda l'attenzione verso il pubblico con disabilità visive: la mostra è stata concepita per venire incontro ai visitatori ipovedenti e non vedenti: non solo sono a disposizione le descrizioni dei pannelli in Braille – anche acquistabili presso la Stamperia Braille di via Nicolodi, Firenze – e didascalie ingrandite per ipovedenti, ma fornendo un percorso integrativo tattile; infatti alcuni reperti chiave sono privi di qualunque barriera o teca, permettendo così di toccare liberamente i manufatti. Inoltre a partire da Settembre saranno predisposte visite guidate per ipovedenti e non vedenti.
Da non sottovalutare inoltre l'ulteriore livello di lettura proposto: molti dei pannelli forniscono un quadro completo delle metodologie utilizzate per i rilievi e per l'indagine archeologica, riuscendo a comunicare bene al grande pubblico il ‘dietro le quinte’ di una scoperta di tale portata.
Interessanti infine anche gli eventi collaterali previsti: un workshop dedicato alla “Comunicazione in archeologia” e una rassegna di film a tema (il programma sul sito ufficiale), a ingresso libero ma su invito presso l'Altana del Castello di Calenzano, con titoli che spaziano da Indiana Jones e l'ultima crociata e Brancaleone alle crociate, fino a I cavalieri che fecero l'impresa e Captain Abu Raed vincitore allo scorso Sundance Film Festival.
Tanti modi insomma per raccontare a un pubblico il più possibile vasto e diversificato la magia del passato e le radici condivise del Mediterraneo che emergono dai resti di Petra e Shawbak.