Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera

di Elisabetta Venturi - pubblicato il 11 Febbraio, 2009 in Mostre

Alla conferenza stampa convocata dal Polo Museale Fiorentino, dall'Università agli Studi di Firenze e dall'Ambasciata di Giordania in Italia, la presenza della Principessa Widjan al-Hashemi, Ambasciatore del Regno di Giordania in Italia ha acceso i riflettori sulle ultime scoperte di Petra, frutto di venti anni di ricerche della Missione Archeologica dell'ateneo fiorentino.

Shawbark, fulcro dell'area Egitto-Siria, punto di incontro tra le diverse culture mediovali, dove influenze dell'Europa cristiana incontravano l'Oriente islamico, quando perse la strategia del ruolo fu abbandonata.
Gli scavi italo-giordani l'hanno fatta rinascere dalle sabbie del deserto meridionale della Giordania dopo quasi due millenni e il castello di frontiera riemerso è diventato uno dei maggiori siti monumentali del Mediterraneo.

Le frontiere medievali, radice dell'identità mediterranea, le cui ricerche hanno stimolato una nuova lettura dell'immagine ottocentesca delle "crociate" (ancora usata o strumentalizzata) in favore di una continua compenetrazione in area euro-mediterranea tra Islam e Cristianità.
Dal prossimo 19 giugno, con il contributo economico dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la mostra alla Limonaia della "nostra" Reggia racconterà attraverso reperti inediti degli ultimi scavi, tutti i particolari di una storia affascinante.

Ieri mattina abbiamo scoperto un saggio di quei di reperti con le le più recenti novità della Transgiordania che ha in Petra il polo di notorietà planetaria.
L'emozione e il fascino universale della mitica città delle carovane dell'inceso, l'importanza del lavoro e le scoperte della missione archeologica fiorentina, i criteri innovativi dell'allestimento, daranno al visitatore di Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera la possibilità di viaggiare nel tempo per respirare negli spazi e nella luce del deserto giordano, comprendendo pienamente quali siano gli sforzi per far restituire alla sabbia testimonianze di un pasato millenario.

 

Didascalie & Dettagli

“Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera”
dal 19 giugno al 30 settembre 2009
Firenze, Limonaia di Palazzo Pitti

DIDASCALIE IMMAGINI in ordine di pubblicazione

  • Capitello del palazzo reale nabateo di Beidha (Petra-Beidha, 50-30 a.C.)
    mai esposto
    Il capitello, ritrovato in seguito agli scavi del Centro Americano di Ricerche
    Orientali di Amman (ACOR) nel 2006, mai esposto prima d’ora, proviene
    dal portale della sala o oecus del palazzo estivo dei re nabatei.
    Al centro è raffigurato il dio Pan, che spesso compare insieme a Dioniso,
    figura centrale nel programma decorativo del palazzo.
  • Vasellame da cucina di epoca crociata (Petra-Al Wu’ayra, XII secolo d.C.)
    mai esposto
    I Crociati, insediatisi con i propri castelli all’interno delle rovine dell’antica
    Petra, influenzarono con i propri gusti e con le proprie esigenze culinarie
    la produzione locale di ceramiche di uso comune.
    In un primo momento i nuovi signori latini si rifornirono presso il mercato
    di vasellame prodotto dalla popolazione residente ma, nel giro di qualche
    decennio, si assiste alla produzione di ceramica standardizzata per i nuovi
    arrivati in tutti i siti crociati della regione di Petra
    (Wu’ayra, Wadi Farasa, Beidha e Shawbak).
  • Iscrizione di epoca Ayyubide commemorativa dei restauri di Shawbak
    (Shawbak, XIII secolo d.C.)
    mai esposta
    Gli Ayyubidi, la dinastia di Saladino, governarono la Transgiordania dalla
    conquista di Shawbak (1189) all’avvento dei sultani Mamelucchi (ca. 1260),
    trasformando il castello di XII secolo in una fiorente città mercantile.
  • Architrave scolpita dal palazzo Ayubbide di Shawbak
    (Shawbak, ca. 1208)
    mai esposta
    L’architrave è attribuibile a una produzione musulmana di un contesto
    culturale ‘di frontiera’ sincretico la cui componente cristiana è
    particolarmente riconoscibile grazie alla scelta dei motivi iconografici.
    In particolare il motivo degli alberi “foliati” attinge sicuramente a un
    repertorio cristiano.
    Il registro inferiore del bassorilievo è costituito da un ornato geometrico
     composto da due fasce sovrapposte di elementi poligonali intrecciati
    tipico del repertorio decorativo di epoca ayyubide.
  • Tappeto mamelucco con lo stemma dell’Emiro memelucco Qa’it Bay
    (Egitto, fine sec. XV)
    Tappeto mamelucco, ricomposto da diciassette frammenti rinvenuti
    fra i beni dell’antiquario Stefano Bardini (1836-1922),
    tessuto in due metà, ed oggi conservato in due grandi pannelli,
    uno completo e l’altro, esposto in questa occasione,
    più corto di circa 2,6 metri
    (porzione mancante al Textile Museum di Washington).
    Fa parte di un ristrettissimo numero di esemplari con blasone con
    l’insegna di un Emiro del Sultano mamelucco Qa’it Bay (1468-1496),
    utilizzato tra 1468 e 1516.

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