Da Firenze in Cina
di // pubblicato il 02 Marzo, 2010
Quasi 9.500 chilometri. Tanto separa la città di Firenze dalla “Perla d’Oriente”, per tutti Shanghai.
La metropoli cinese si pone infatti come prima tappa, il 10 marzo 2010, della mostra From the Collections of the Uffizi Gallery. The Genres of Paintings: Landscape, Still Life & Portrait Paintings; un’esposizione unica, protagonista di un viaggio della durata di 18 mesi, che toccherà cinque città e altrettante sedi museali in Cina.
Un sodalizio sino-italiano che si rinnova, muta nell’aspetto, abbandonando la classica ed immobile struttura fissa, ed adottando la nuova e sempre più diffusa forma itinerante.
A questo proposito dichiara la Dott.ssa Cristina Acidini (Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze): “Il lungo viaggio di questi quadri è come un’ambasceria fiorentina e italiana in questo grande Paese, quale pegno per un futuro di scambi culturali – ma anche, e soprattutto, umani – sempre più intensi e fruttuosi”.
L’arte e nella sua accezione più ampia, la cultura, come strumento quindi con cui instaurare una proficua relazione con il colosso asiatico, proseguire un dialogo cominciato nel XVI secolo con l’arrivo dei missionari e dei gesuiti su suolo cinese e mai chiuso.

La particolarità delle 82 opere esposte, tutti dipinti tranne quattro commessi in pietre dure, risiede nell’essere state scelte tra quelle conservate nella riserva del museo fiorentino, o nelle sale non facenti parte del percorso di visita ordinario della Galleria, con lo scopo da un lato, di non privare le migliaia di visitatori dei capolavori notoriamente presenti e dall’altro, promuovere un patrimonio nascosto ma di grande levatura.
Selezionati in base al tema dei Generi della Pittura, i quadri coprono un arco temporale piuttosto ampio, che va dalla fine del XV secolo alla seconda metà del XX, delineando le tre grandi categorie artistiche di cui si fanno reggenti: Paesaggio, Natura morta e Ritratto.
Sottolineando un’ideale vicinanza con le tematiche della pittura tradizionale cinese articolata anch’essa in Paesaggi, Ritratti, Uccelli ed Animali, Fiori e Piante, l’espressione figurativa presente in mostra mira ad esaltare la maestria di più di 50 autori italiani ed europei, tentando di creare un percorso chiaro e lineare apprezzabile, e sopratutto comprensibile, dagli osservatori con gli occhi a mandorla. Con un occhio di riguardo alla didattica, l’esposizione si arricchisce, poi, di percorsi specifici per le scuole e per tutti quegli artisti cinesi interessati ad entrare nell’orbita creativa occidentale, vogliosi di riempirsi gli occhi di luci ed ombre, fantasia e realtà.

La sezione dedicata al Paesaggio permette al visitatore di intraprendere un viaggio all’interno di luoghi, città, paesi e panorami naturali che, variamente, gli artisti interpretavano con assoluto rigore o con fervida immaginazione. Al pari di un dipinto shan shui cinese (tradizionalmente inteso come dipinto di paesaggio), all’osservatore viene demandato di attraversare fiumi, superare colline, immergersi in radure boscose spesso incontaminate e silenziose, entrare in comunione con l’ambiente circostante. Tra i capolavori esposti ritroviamo, per esempio, la Venere della pernice di Tiziano, in cui l’ambiente naturale avvolto da una leggera bruma, esalta la placida beltà dei soggetti raffigurati; o ancora, vedute aventi come protagonista la città di Firenze e non solo. In un mirabolante viaggio nel tempo attraversiamo, poi, il seicento del Guercino, di Claude Lorrain, passando accanto al settecento veneziano, con vedute del Canaletto e del Ricci; venendo infine scaraventati nel secolo appena trascorso con Giacomo Balla.

Quasi seguendo un immaginario filo d’Arianna, ci troviamo davanti agli elementi costitutivi dell’ambiente naturale sopra citato; non più scorci ed ampie vedute ma Natura morta o anche Natura in posa, per la presenza di numerosi dipinti con immagini di animali.
Composizioni che vivono non solo della classica dicotomia frutta e fiori, ma anche della presenza di pesci, farfalle e volatili. È plausibile azzardare un interessante parallelo tra uno dei soggetti cardine dell’arte occidentale e uno dei temi fondanti dell’arte estremo orientale: il virtuosismo e la maestria cinese insiti nella dettagliata ripresa di fiori e piante, simbolicamente e spesso associati ad animali specifici, è in grado di diventare nelle mani degli osservatori, uno strumento di decodificazione parziale di opere vicine ma profondamente differenti. Quelle esposte sono poi raffigurazioni tanto accurate, da costituire un vero e proprio inventario degli alimenti e degli oggetti in uso sulle tavole europee nel periodo e nel luogo di creazione.

Termina la mostra, infine, la sezione dedicata ai Ritratti: stimolante resoconto bidimensionale di alcune importanti personalità del periodo, nonché dell’abbigliamento, delle acconciature, delle pose tipicamente occidentali che li caratterizzano. La sezione prende avvio da un nucleo di ritratti databili dalla fine del Quattrocento ai primi del Cinquecento, proseguendo poi con alcune effigi della famiglia granducale fiorentina, fra cui quelle del granduca Cosimo II e del Cardinale Leopoldo, solo per citarne alcune.
Proprio al Cardinale si deve l’idea di raccogliere autoritratti degli artefici più famosi di ogni luogo e di dar vita ad una collezione che, oggi, è la più ricca e famosa al mondo.
Donne e uomini, mezzi busti e figure intere si pongono davanti al pubblico; occhi luminosi, sguardi fieri e bocche dischiuse in un sussurro sembrano quasi invitare l’osservatore al dialogo, un’immaginaria conversazione pronta per essere intrapresa in qualsiasi momento.

Un’interessante intervista al Direttore della Galleria degli Uffizi e curatore della mostra, Antonio Natali, permette poi non solo di chiarire alcuni aspetti riguardanti gli obbiettivi del percorso espositivo, ma soprattutto di stimolare una riflessione sul rapporto Oriente/Occidente in ambito artistico, partendo dal punto di vista di uno storico dell’arte di indubbia esperienza:
Dott. Natali, numerosi studi in ambito sinologico nonché esperienze dirette, mi hanno portato a pensare che numerosi cinesi tendono ad avere una visione distorta, talvolta parziale, dell’arte occidentale; conseguenza forse, della mancanza di effettivi strumenti interpretativi. Un’esposizione come quella organizzata mira ad avere una sorta di fine educativo?
“Certo una delle mie aspirazioni è quella di far conoscere artisti occidentali non così noti in Oriente ed insieme portare a conoscenza, tramite i generi della pittura, non solo i medesimi ma anche i diversi aspetti della cultura italiana ed europea che rappresentano.
È chiaro che l’intento è anche quella di creare un’esposizione educativa, in cui trasmettere concetti diversi rispetto alla cultura cinese che li riceve; d’altra parte, dal mio punto di vista, questa mostra vuole essere anche uno strumento educativo per noi italiani, noi direttori di musei, per noi storici dell’arte, che credo dovremmo sforzare un po’ il nostro estro, stimolare la nostra intelligenza e mettere alla prova le conoscenze che abbiamo per evitare di presentare sempre capolavori feticcio e invece proporre, come nel caso di questa mostra, opere che costituiscono la riserva degli Uffizi. Di sicuro la posizione è del tutto privilegiata perché parlando della riserva della Galleria non parlo di opere di quinto livello, ma di opere eccellenti di importanti artisti; in questo modo, il visitatore non si sentirà in alcun modo sacrificato, in quanto i lavori esposti sono parimenti ricchi di poesia e di grande bellezza. E..mi permetta, senza presunzione, di parlare di fini educativi anche per ciò che concerne gli aspetti etici della conservazione e tutela del nostro patrimonio artistico”
Certamente ammirevole la scelta fatta. Spesso, poi, si parla dell’influenza formale dell’arte occidentale sull’arte cinese (con l’arrivo dei Gesuiti, per esempio, a cavallo tra il XVI e il XVII secolo giunsero in Cina elementi come il chiaroscuro e la prospettiva); le tematiche della pittura tradizionale cinese sono simili. È ragionevole, secondo lei, pensare che la mancata assimilazione dei dettami artistici cinesi da parte dell’Occidente (almeno in questo periodo) dipenda dalla posizione di “conquistatori” e convinti depositari di una cultura considerata più forte da parte di missionari e affini?
“Non credo che la cultura cinese sia stata e sia così debole, anzi. È una cultura di grande nobiltà e tradizione e parlare di superiorità o inferiorità e non di diversità, ritengo sia sinonimo di scarsa intelligenza.
Peraltro, e faccio l’esempio del Giappone come Paese estremo orientale che conosco maggiormente in seguito a vari viaggi, la curiosità e la conoscenza che essi hanno dell’arte occidentale è spesso superiore alla nostra riguardo l’arte orientale.
A questo proposito posso aggiungere che in Cina terrò due lezioni, una a Shanghai ed una a Pechino sugli Uffizi e sul suo patrimonio artistico, e sono convinto che mi troverò davanti ad un gruppo di uditori non a totale digiuno di arte occidentale, ma che avranno grande consapevolezza di ciò di cui parlerò”
A proposito di questo, pensa che in un Paese completamente in balia del turbinio consumistico e in cui, spesso, l’interesse nei confronti dell’ambito artistico occidentale è di tipo strumentale (penso soprattutto all’arte contemporanea cinese), ci sia ancora spazio per un apprezzamento effettivo e puro dell’arte dell’ovest?
“Credo proprio di sì. È la prima volta che mi reco in Cina e non mi posso porre di certo nella posizione di giudice. Quando un artista è impegnato in un’indagine personale della forma, ritengo sia geneticamente propenso ad essere influenzato dalla propria tradizione e qualora si impegni in un lavoro di ricerca che coinvolge un’altra cultura, è per lui inevitabile un confronto con una tradizione così ampia e radicata come quella occidentale”.
Un’ultima domanda. Quale pensa sarà l’impatto delle opere esposte sugli osservatori cinesi?
“Di base penso che qualsiasi visitatore cinese, nel momento in cui decide di recarsi ad una mostra del genere, sia mosso dalla curiosità di vedere come si dipingeva in Occidente. L’impatto iniziale sarà di sicuro piuttosto duro, ma credo che queste opere possano suscitare un movimento interiore tale da incentivare la voglia di documentarsi anche a posteriori; qualora ci siano le possibilità, direttamente nei luoghi in cui queste opere sono nate e, laddove queste siano assenti, tramite internet o i numerosi libri di storia dell’arte a loro disposizione. In un momento in cui la Cina è ricchissima di stimoli di ogni tipo, anche questa esposizione si pone nel medesimo ruolo di incoraggiamento nell’approfondire la situazione artistica occidentale”
Cinque i secoli di arte occidentale attraversati, ottantadue le opere in mostra, cinque le città cinesi scelte (Shanghai, Shengyang, Guangzhou, Chengdu, Pechino); incalcolabile il lavoro sinergico di Mario Resca (Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale al MiBAC), il Dott. Antonio Natali, la Dott.ssa Cristina Acidini e delle due società coinvolte, una italiana (Contemporanea Progetti di Firenze) ed una cinese “China Italy Museum League (Beijing) Culture Media Co.,Ltd.”, smisurata la qualità dei quadri. Senza eguali l’ammirazione che, immagino, coglierà i visitatori.
Concludo con un’affermazione del Dott. Natali stesso: “Si instaurano effettive relazioni umane solo quando si smette di parlare!”. Giusto.
