Da Delacroix a Kandinsky: a Bruxelles è di scena l’orientalismo
di // pubblicato il 29 Ottobre, 2010
Gli artisti europei hanno subito da sempre il fascino dell'Oriente: i colori, le donne, il sottile mistero di un mondo così diverso durante i secoli questi elementi sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo, soprattutto grazie alle grandi opere di pittura che rappresentavano soggetti esotici. Questi ultimi, soprattutto ispirati al Medio Oriente e al Maghreb, testimoniano nel corso degli anni quel fenomeno culturale trasversale che è conosciuto come “orientalismo”, e che ha accomunato epoche e paesi diversi.
Fino al 9 Gennaio a presso i Musées royaux des Beaux Arts di Bruxelles, sarà possibile ammirare gran parte di queste opere riunite in un'unica grande mostra, De Delacroix à Kandinsky, l'Orientalisme en Europe.
L'Orientalismo è un tema che si è sviluppato nel corso dei secoli estendendosi a varie forme di espressione artistica e culturale – dalla poesia alla pittura all'architettura, contagiando poi il “nuovo” medium fotografico. Come osserverà molto più tardi Edward Said nel suo celebre testo Orientalismo:
(..) ciò che designerò col termine orientalismo: vale a dire un modo di mettersi in relazione con l'Oriente basato sul posto speciale che questo occupa nell'esperienza europea occidentale. L'Oriente non è solo adiacente all'Europa: è anche la sede delle più antiche, ricche, estese colonie europee; è la fonte delle sue civiltà e delle sue lingue: è il concorrente principale in campo culturale; è uno dei più ricorrenti e radicati simboli del Diverso. E ancora, l'Oriente ha contribuito, per contrapposizione, a definire l'immagine, l'idea, la personalità e l'esperienza dell'Europa (o dell'Occidente). Nulla, si badi, di questo Oriente può dirsi puramente immaginario: esso è una parte integrante della civiltà e della cultura europee persino in senso fisico. L'orientalismo esprime e rappresenta tale parte, culturalmente e talora ideologicamente, sotto forma di un lessico e di un discorso sorretti da istituzioni, insegnamenti, immagini, dottrine, e in certi casi da burocrazie e politiche coloniali.
E. Said, Orientalism, Feltrinelli, 1999 (p. 11-12)

L'Orientalismo, che ha appunto radici lontane, trae però un rinnovato slancio alla fine del 18° secolo, quando a seguito della spedizione Napoleonica in Egitto giunge in Europa una gran quantità di informazioni, merci, oggetti d'uso comune e opere d'arte. In seguito le mire colonialiste delle varie potenze europee nei confronti dell'impero ottomano alimentano questo interesse per il Levante durante tutto il 19° secolo. L'orizzonte di intellettuali e artisti si espande – letteralmente – oltre il confine “classico” del Grand Tour, che vedeva Roma come meta finale: con la liberazione della Grecia dal dominio ottomano, lo sguardo del viaggiatore può liberamente rivolgersi verso ciò che resta dell'Ellade della classicità. Anche se alcuni orientalisti, tra i quali Ingres, non visiteranno mai realmente il Levante, un gran numero di pittori ha invece la possibilità di vedere con i propri occhi luoghi e paesaggi solo sognati: è il caso di Delacroix, che su ordine del re Luigi Filippo si imbarca verso il Marocco, per accompagnare la delegazione in visita al sultano (1832); come per molti suoi colleghi, il viaggio è l'occasione per esplorare un nuovo mondo, fatto di luci e colori molto diversi da quelli delle metropoli europee già industrializzate.

I confini dell'Oriente ottocentesco si estendono dall'Andalusia spagnola – che per molti europei è ancora la terra dei mori, un territorio pressoché sconosciuto – al Maghreb e fino al Medio Oriente. Lungi dall'essere un ritratto fedele di luoghi visitati, l'Orientalismo rappresenta piuttosto – come già sosteneva Said – l'immagine dell'oriente radicata in Europa: un luogo dalla cultura arcaica, popolata da mercanti dalle vesti colorate, languide odalische, paesaggi esotici, bagni turchi dall'atmosfera voluttuosa e complicate architetture che si adattano perfettamente a un certo tipo di edonismo romantico. Al contrario, nell'arte di questo periodo non c'è posto per rappresentare la grandezza di paesi che hanno avuto invece un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale.

Solo la crescente importanza delle scienze – compresa la nascente etnografia – porterà gli artisti figurativi verso una corrente che potremmo definire verista: ecco allora comparire in bozzetti e carnet de voyage non solo rappresentazioni realistiche di paesaggi ed architetture, ma anche e soprattutto i ritratti accurati delle varie etnie che compongono questo mondo complesso che tanto incuriosisce gli studiosi.

Il risultato però sarà lo sviluppo di una pittura che potremmo definire “di genere” – molto popolare tra il pubblico europeo – che propone scene di vita quotidiana nei paesi orientali: si tratta di opere che mostrano spesso un realismo di tipo "fotografico", al di fuori del tempo, nelle quali tutte le tracce di occidentalizzazione sono state accuratamente rimosse, e non è raro che i pittori usino modelli in abiti contemporanei per rappresentare storie dell'antichità classica o storie bibliche, come se luoghi e persone fossero rimasti uguali a sé stessi nell'arco dei secoli.

Solo verso la fine del 19° secolo compare uno sguardo realmente moderno sull'Oriente: da Renoir che rappresenta l'Algeria con un approccio molto distante da quello dell'Accademia, per giungere agli artisti delle avanguardie che talvolta trovano proprio nei colori di questi paesi l'ispirazione per una nuova concezione della pittura, libera dalle costrizioni della forma.

Completa la mostra una galleria di opere a tema “orientalista” selezionate tra quelle appartenenti alla collezione permanente d'arte del 19° secolo dei Musées des Beaux Arts, con opere di autori Belgi come Portaels, Gallait e Evenepoel.

(..) ciò che designerò col termine orientalismo: vale a dire un modo di mettersi in relazione con l'Oriente basato sul posto speciale che questo occupa nell'esperienza europea occidentale. L'Oriente non è solo adiacente all'Europa: è anche la sede delle più antiche, ricche, estese colonie europee; è la fonte delle sue civiltà e delle sue lingue: è il concorrente principale in campo culturale; è uno dei più ricorrenti e radicati simboli del Diverso. E ancora, l'Oriente ha contribuito, per contrapposizione, a definire l'immagine, l'idea, la personalità e l'esperienza dell'Europa (o dell'Occidente). Nulla, si badi, di questo Oriente può dirsi puramente immaginario: esso è una parte integrante della civiltà e della cultura europee persino in senso fisico. L'orientalismo esprime e rappresenta tale parte, culturalmente e talora ideologicamente, sotto forma di un lessico e di un discorso sorretti da istituzioni, insegnamenti, immagini, dottrine, e in certi casi da burocrazie e politiche coloniali.