Crux Dolorosa. Un crocifisso del Trecento lucchese

di Ellegi // pubblicato il 27 Febbraio, 2010

E’ sempre una grande emozione quando dalle pieghe di questo “museo diffuso” che è il nostro paese affiorano e si svelano capolavori d’arte che sembravano dimenticati o sconosciuti. Questa volta a uscire dall’ombra e svelarsi in tutta la sua bellezza è uno straordinario lavoro dell’arte gotica italiana, un crocifisso ligneo del Trecento lucchese, recentemente selezionato dalla Galleria Longari e oggetto di un attento restauro che ne ha riportato alla luce le qualità originarie dell’intaglio.

Lo splendido manufatto gotico, di autore anonimo, arricchirà, per tutto il periodo quaresimale fino al 5 aprile, il Museo Diocesano di Milano grazie alla mostra "Crux Dolorosa. Un crocifisso del Trecento lucchese”. Al lavoro è dedicato anche un volume monografico edito da Allemandi & C. con i saggi critici di Luca Mor e Guido Tigler arricchito dai resoconti dell’intervento di restauro, da preziose fotografie e completato da un ricco apparato iconografico di repertorio sui crocifissi di area lucchese fra la metà del Duecento e la metà del secolo successivo.

Un lavoro importante che delinea e aggiorna con nuovi elementi gli studi sul “crocifisso gotico doloroso” e sulle diverse interpretazioni che ne sono state date da Maestri attivi nell’Italia centrale a cavallo tra il 1250 e 1350. Sono messi a confronto e documentati per la prima volta, grazie alla ricca campagna fotografica realizzata per l’occasione, tutti i crocifissi databili nel periodo citato. Alcuni sono addirittura inediti, tutti provenienti della ricca e antica diocesi di Lucca accompagnati anche da quelli di altre aree del centro Itali, tutti quelli per che permetto confronti più stringenti.

Il volume “Un crocifisso del Trecento lucchese. Attorno alla riscoperta di un capolavoro medievale in legno”, presentato in questi giorni al Museo Diocesano di Milano Paolo Biscottini, Carlo Bertelli, Monsignor Franco Giulio Brambilla insieme con gli autori, ha offerto l’occasione di aprire una tavola rotonda dove sono stati presentati i lavori di restauro e la monografia con la partecipazione del pubblico.

Ripercorrendo le tappe di questa importante scoperta si ricorda che il complesso restauro conservativo, di cui è stato oggetto il prezioso manufatto, è durato oltre due anni e mezzo e che il confronto con gli storici dell’arte coinvolti ha permesso il ripristino filologico delle braccia del Cristo, oggi disposte secondo quella che doveva essere la marcata inclinazione originaria.

La collocazione storico-geografica dell’opera è confermata grazie a una serie di confronti in relazione alle opere riunite sotto la sigla del “Maestro del Crocifisso di Camaiore”. Lo storico dell’arte Giovanni Previtali per primo nel 1981, seguito poi da altri studiosi, ha tentato intorno ad un altro famosa “Crux dolorosa” quella della collegiata di Camaiore, di ricomporre come in un puzzle le opere che potessero provenire da una stessa bottega .

Una grande omogeneità stilistica accompagna le opere, per lo più crocifissi, che appartengono a un gruppo di intagliatori attivi in Italia centrale, i quali secondo alcuni critici, hanno dato interpretazioni più pacate del tema del “crocifisso gotico doloroso” rispetto ai prototipi più drammatici attribuiti a maestri tedeschi che si ritrovano nelle stesse regioni.

Il Cristo crocifisso intorno al 1300, probabilmente sotto gli influssi teologici che ideologici come ad esempio dalla contemplazione della croce di San Bernardo e di S. Anselmo diventa sempre più l'oggetto centrale degli interessi mistici. E’stata avanza tata l’ipotesi che gli echi più ampi del naturalismo gotico e le tendenze immanentistiche francescane abbiano portato alla contemplazione mistica della crocifissione e che l'iconografia del crocifisso si sia pertanto arricchita con una nuova tipologia che, senza sopprimere forme già esistenti, abbia trovato il suo proprio sviluppo nel crucifixus dolorosus. Il tema del Cristo in croce subisce un mutamento essenziale: dalla rappresentazione della vittoria sulla morte si arriva alla consapevolezza della realtà delle sofferenze e della morte di Cristo in un risvolto che tiene insieme al divino e la natura profondamente umana. Osservando la Crocifissione Longari si apprezza questo grande naturalismo che evoca la realtà delle sofferenze della croce. Il corpo del Cristo pende da una croce mancante, alla quale è affisso anche se idealmente con i tre chiodi. Le braccia, allungate, magrissime, distese in forma di Y, sostengono il corpo inerte. L'ossatura delle costole sporge dalla cassa toracica deve è visibile la composta ferita del costato.

Il basso ventre e le gambe sono coperte fin sotto le ginocchia dal panno del perizoma. Il piede destro poggia su quello sinistro, ambedue affissati con un unico chiodo. La tensione anatomica del dolore è sottolineata dalla smorfia agonizzante del volto e dalla bocca semi aperta descritta dai particolari anatomici, come per esempio il sensibile innesto della lingua, la caratterizzazione etnica della fisionomia e l’intensità commovente dell’espressione. Una opera che per le sue molteplici valenze storiche, artistiche e sacre è ancora da continuare a studiare e approfondire tessendo legami e connessioni e continuando a far luce sulla complessa relazione fra “crocifissioni dolorose” e territorio di riferimento.

 

Dettagli

Immagini del Crocifisso

Catalogo: Edizioni Allemandi & C.

IN COPERTINA
un particolare del volto

Mappa

Dove e quando

Crux Dolorosa. Un crocifisso del Trecento lucchese

  • Date : 26 Febbraio, 2010 - 04 Aprile, 2010
  • Indirizzo: Museo Diocesano, Milano, Corso di Porta Ticinese 95
  • Sito web

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