Costanti del classico nell’arte del XX e XXI secolo
di // pubblicato il 23 Marzo, 2009
... la trasversalità del concetto di ‘Classico’
"Ogni epoca, per trovare identità e forza, ha inventato un’idea diversa di classico”; niente di più efficace di queste parole dell’archeologo Salvatore Settis per spiegare i contenuti della mostra curata da Bruno Corà, con l’obiettivo di far conoscere quanto e cosa ci sia di classico nell’arte contemporanea.
Questa rassegna, in programmazione dal 22 Febbraio al 29 Giugno presso il palazzo Valle, meraviglia del barocco catanese, progettato dal grande architetto Vaccarini, rappresenta il luogo ideale per ospitare l’importante manifestazione. Il restauro del palazzo è stato curato da Alfio Pugliesi, mecenate siciliano sempre alla ricerca del bello, presidente e promotore della fondazione Pugliesi Costantini, nata con lo scopo di ricercare ed esporre opere dell’arte antica, moderna e contemporanea.

Oltre settanta opere di ben noti artisti contemporanei, provenienti da musei, collezioni private e fondazioni varie sono state selezionate dal curatore che racconta: "Misurazioni della spazio-temporalità si possono considerare le proposizioni di Piero Manzoni, di Joseph Beuys e dello stesso Vittorio Messina, pur così distanti cronologicamente e dal punto di vista della concezione. Le linee di Manzoni, come i buchi o i tagli di Fontana, anelano alla spazialità illimitata. Beuys registra l'onda sismica con un diagramma da lui inventato e disegnato come energia che lo attraversa in quanto pulsione vitale".
L’individuazione delle analogie emergenti nelle opere di artisti così tanto diversi sia per appartenenza temporale, che per rappresentanza dei più svariati stili, è l’occasione ideale per il visitatore che si troverà impegnato ora in momenti particolarmente riflessivi, ora in momenti semplicemente contemplativi.

Anche Pugliesi al riguardo afferma: “Spesso, a prima vista non riesco a stabilire una connessione tra molte opere contemporanee e gli autori classici perché abbiamo una visione del classico molto ben definita. L’interrogativo che vuole porre il curatore è se esistono collegamenti evidenti o solo concettuali tra l’artista e il passato. Anche se apparentemente non vi è nulla, molte volte invece l’artista ha pescato nel passato elaborandolo poi in una concezione moderna. Sono piuttosto riflessioni su un tema non ancora sviluppato”.

Bruno Corà attraverso i suoi undici percorsi, nei quali troviamo Medardo Rosso, De Chirico, Martini, Arp, Giacometti, Melotti, Pomodoro, Castellani, Kandinskij, Malevic, Albers, Picasso, Matisse, Fontana, Rothko, Lo Savio, Bassiri, Accardi, Fabro, Nunzio, Anselmo, Kounellis, Pistoletto, Paladino, Long, Buren, Klein, e tanti altri ancora è riuscito a svelare il rapporto, per lo più nascosto, di questi artisti con il passato.
In questo contesto colpisce la modernità de “La ruota di bicicletta” di Marcel Duchamp, una delle attrazioni più originali della mostra. Ricordo inoltre Bishan Bassiri, che vive nel mio paese al quale ha regalato importanti interventi permanenti, noto fin dagli inizi degli anni Ottanta per le sue creazioni nate attraverso l'utilizzo di materiali diversi, innovativi: superfici di cartapesta e di alluminio, ferro, bronzo, elementi lavici, elaborazioni fotografiche.
Nell’atrio del magnifico palazzo Valle a dare il benvenuto ai visitatori, troviamo due installazioni di Giovanni Anselmo e Jannis Kounellis, esponenti dell’Arte Povera.

L’anticlassicismo, le più estreme ricerche estetiche del ventesimo secolo e degli inizi del ventunesimo, sono attentamente analizzate in questa mostra, assolutamente da non perdere, che ha l’audacia di svelare che cosa ci sia di classico nell’arte moderna.