Cosmopolis

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 08 Giugno, 2012

Affresco delirante delle ossessioni contemporanee Cosmopolis di David Cronenberg è un viaggio metaforico, ma concreto al tempo stesso, nel mondo globalizzato di questo nostro ventunesimo secolo.
David Pattinson offre corpo senz’anima alla rappresentazione di un capitalismo rapace che domina le nostre vite e, quando ve ne fossero, ogni eventuale prospettiva futura.

Il giovane Eric Packer attraversa la caotica metropoli nel giorno di massima allerta per la visita in città del Presidente, dietro i vetri fumé insonorizzati della sua limousine il mondo è distante e irreale, molto meno concreto delle interminabili colonne di cifre che scorrono all’infinito sui suoi display; perché oggi più che mai la realtà è il mercato, non ci sono ideali, non esiste morale, i sentimenti poi sono da tempo atrofizzati e solo impera, unico Dio incontrastato e dominatore, il profitto.

Gli allarmi hanno segnalato attività in movimento che potrebbero mettere in pericolo la sua stessa vita, attraversare la città per rifarsi la sfumatura appare forse azzardato, ma come sottrarsi al richiamo del pericolo e all’inconfessabile smania di emozioni diverse?

Tratto dal romanzo omonimo di Don De Lillo, Cosmopolis segna un nuovo capitolo nel percorso artistico di David Cronenberg. Il regista canadese dopo gli esordi horror [Brood la covata malefica, Il demone sotto la pelle] ha raccontato le mutazioni del corpo [Videodrome, eXistenZ] passando poi a quelle dell’anima [Inseparabili, Spider], il nuovo film vive di echi già presenti nel suo Cinema [soprattutto Crash] ma abbandona ogni rappresentazione fantastica per mettere in scena tutta la concreta crudeltà contemporanea di un mondo in cui i rapporti sociali sono improntati alla prevaricazione.

La serie d’incontri che il giovane rampante protagonista ha nell’arco di ventiquattr’ore, quasi sempre all’interno della sua limousine, diventano di volta in volta confronti serrati tra i personaggi contraddistinti da un linguaggio al limite del rebus e dove ogni parola ha il suo particolare peso specifico.
Opera complessa, difficile da metabolizzare con una sola visione, Cosmopolis ci sbatte in faccia il fluttuare inconsistente di una realtà ancorata al consumismo e all’arroganza del possesso.
Anche l’arte, presente sui titoli di testa con Jackson Pollock e su quelli di coda con Mark Rothko, diventa oggetto di consumo che il protagonista vorrebbe acquisire solo come simbolo di potere, alienato al concetto dell’opera patrimonio dell’umanità che dovrebbe fruirne.

Un mondo distorto dal dominio della finanza, in cui l’economia va in tilt se in un discorso istituzionale l’oratore riprende fiato, in cui tutto è mutuato a principi utilitaristici e voracemente consumato. Tutto, anche le persone.
Il giovane miliardario si sottopone ogni giorno a visite ed esami clinici per rimuovere il terrore della malattia e l’idea della morte, in una società improntata all’apparenza è sintomatico che gradualmente nel corso degli eventi egli perda letteralmente i pezzi per strada. Prima gli occhiali, poi la cravatta, a seguire la giacca… è il capitalismo moderno che sta andando in pezzi mostrando la sua natura di gigante con i piedi d’argilla.

Profetico oltre ogni previsione possibile, il romanzo di Don De Lillo è stato scritto una decade prima del movimento che ha occupato Wall Street e quando un contestatore ha inscenato la protesta lanciando una torta sulla faccia di Rupert Murdock, Cronenberg aveva appena girato la scena analoga che appare nel film.
Eric Packer è il prototipo dello speculatore che vive incolume al sicuro dal mondo nella sua torre d’avorio, il suo consumismo sessuale nega la possibilità di ogni sentimento e le uniche lacrime versate sono quelle per la scomparsa dell’ultimo idolo pop, ennesimo prodotto [anche lui] della società dei consumi dove la morte, meglio se prematura, consegna al mito e fa aumentare le tirature.
Alla fine il capitale andrà in cerca della propria distruzione, forse per i morsi di un barlume di rinata coscienza, più presumibilmente per l’onta di una presa di coscienza che l’orgoglio non può tollerare, il crollo di autostima legato alla constatazione di non essere stati all’altezza.

Cosmopolis con la forza delle sue visioni pone davanti a noi la catastrofe verso cui inesorabilmente si muove l’umanità, il problema dell’esaurimento delle risorse del pianeta è un tema accuratamente rimosso dall’agenda politica del nostro, opulento, mondo industrializzato.
Carl Amery nel sottotitolo del suo Hitler precursore domanda provocatoriamente: “Il XXI secolo inizia con Auschwitz?” L’unica risposta possibile pare affermativa.
La “soluzione finale” di Hitler dava folle riscontro anche a queste problematiche e oggi, pur senza una tale macchina di sterminio, il rifiuto effettivo di risolvere la fame nel mondo di un nord che non ha alcuna intenzione di dividere le risorse con il sud del mondo, abbassando il proprio stile di vita, si concretizza nel genocidio indotto delle popolazioni africane.
Sulla scarsità di risorse come acqua o energia si giocheranno le battaglie geopolitiche di un futuro che ormai è già qui.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Robert Pattinson
è Eric Packer, prototipo di capitalismo selvaggio
(© 2012 Cosmopolis Production Inc. / Alfama Films Production)

- Locandina italiana
- Eric Packer e la sua limousine bianca
- La sfumatura, meta e pretesto / Il sorprendente
  confronto finale tra Eric e Benno
- Alcuni incontri: Benno Levin (Paul Giamatti),
  Elise Shifrin (Sarah Gadon), Didi Fancher
  (Juliette Binoche) e il contestatore Andre Petrescu
  (Mathieu Amalric) bloccato da Torval
  (Kevin Durand)
- Lacrime per l’idolo pop
- David Cronenberg al lavoro sul set con
  Robert Pattinson

© 2012 Cosmopolis Production Inc. / Alfama Films Production

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Cosmopolis
  • Regia: David Cronenberg
  • Con: Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric, Jay Baruchel, Kevin Durand, K’naan, Emily Hampshire, Samantha Morton, Paul Giamatti
  • Soggetto: Don De Lillo dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: David Cronenberg
  • Fotografia: Peter Suschitzky
  • Musica: Howard Shore
  • Montaggio: Ronald Sanders
  • Scenografia: Arv Grewal
  • Costumi: Denise Cronenberg
  • Produzione: Paulo Branco e Martin Katz per Alfama Films e Prospero Pictures in coproduzione con Kinologic Films (DC) e France2 Cinéma in associazione con Telefilm Canada e Talandracas Pictures
  • Genere: Profetico
  • Origine: Francia / Canada, 2012
  • Durata: 108’ minuti
 
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