Cosa voglio di più

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 14 Maggio, 2010

La precarietà sociale che diventa precarietà dei sentimenti, questo in estrema sintesi potrebbe essere il nucleo centrale di Cosa voglio di più di Silvio Soldini, storia dei nostri giorni, lucida analisi di un adulterio, l’amaro e doloroso ritratto di due vite che s’incontrano nel tempo sbagliato, imprigionate in una fitta trama di vincoli economici e familiari in cui si dibattono e con difficoltà infiltrano la passione.

Anna e Domenico, Alba Rohwacher e Pierfrancesco Favino eccezionali nel regalare selvaggia carnalità a due anime travolte da un sentimento ostinato e inopportuno come una pianta d’ortiche tra le colture di un giardino fiorito, sorprese da una violenta attrazione giunta come ospite indesiderato a stravolgere e santificare due esistenze trascinate dallo scorrere quieto e monotono di una quotidianità senza più entusiasmi.

Anna convive con Alessio, parlano tra loro ma non comunicano, vivono in mondi paralleli separati e destinati a non incontrarsi, rivelatrice la scena in cui discorrendo di Jim Morrison e del cimitero parigino di Père Lachaise è evidente che lei è altrove e lui non è in grado nemmeno di accorgersene e allarmarsi. La frase del leader dei Doors “a volte basta un attimo per dimenticare una vita, a volte non basta una vita per dimenticare un attimo” descrive puntualmente il turbamento di una donna che ormai ha deciso di varcare il confine, lanciandosi oltre il consentito senza più alcun vincolo di sentimento a trattenerla, perché più niente può arginare il crescere di una passione che chiede solo di essere consumata.

Domenico è marito e padre in un’esistenza in cui l’ago della bilancia pende pericolosamente verso il dovere, assediato dalle mille cose cui oggi non si sa rinunciare per l’incapacità diffusa di distinguere il necessario dal superfluo, indicativo il fatto di concedere alla figlia costose lezioni di danza a cui partecipano le compagne di scuola mentre ci sono difficoltà reali ad arrivare a fine mese, e l’irreparabilità di un sentimento che non può avere soddisfazione, perché la distruzione dell’innocenza dei propri figli è un prezzo troppo alto da pagare.

Sincero e mai banale perché intelligentemente la sceneggiatura sceglie di omettere quegli inevitabili passaggi nel deragliamento di un rapporto amoroso in cui anche nella realtà la banalità del dolore annega in quelle frasi fatte e scontate nella loro completa inutilità, Cosa voglio di più è impietoso nel mostrare l’ostinata cecità di chi vive il rapporto di coppia col pilota automatico inserito, pigramente convinto che una volta costruita una quotidianità ci si può comodamente sedere su un divano e le cose viaggeranno da sole senza troppo impegno. Il personaggio di Alessio, il compagno di Anna interpretato da Giuseppe Battiston, è un uomo buono e affettuoso, inconsciamente convinto che sia sufficiente dare affetto, tenerezza, cura e correttezza all’altra persona perché tutto sia a posto, rivelatrice la battuta che pronuncia in risposta ai rimproveri stizziti della compagna infedele che gli chiede perché non l’abbia chiamata al rientro anticipato in casa: “…ma stavi lavorando! …non stavi lavorando? Tanto sapevo che prima o poi saresti tornata!

Alessio non ha la forza o il coraggio, o tutt’e due le cose insieme, per affrontare il dissolversi di un legame provato dal tempo e dall’incuria, preferisce non affrontare l’argomento desideroso di sfuggire il dolore e inconsciamente convinto che la rimozione possa essere una via praticabile per non veder crollare la vita tranquilla che si è costruito intorno.

Soldini che è partito dal racconto di un’amica che gli confidava un’infedeltà per costruire la storia ha dichiarato che suo intento era mettere in scena la realtà, come se si prendesse la macchina da presa per scendere in strada tra la vita che scorre, perciò il film è onesto nel mostrare che quando avviene un tradimento le colpe non sono mai da una parte sola, anche chi viene tradito ha le sue responsabilità. Anna mostra con sincera soddisfazione gli acquerelli che realizza al corso del martedì ma quando la passione epidermica e irrazionale fa irruzione nel suo quotidiano anche questi piccoli entusiasmi impallidiscono, rivelandosi per quello che sono, inadeguati riempitivi per tentare di colmare una solitudine interiore e quel vuoto esistenziale di cui la maggior parte di noi ignora l’origine.

Per la prima volta nel suo cinema Silvio Soldini inserisce scene erotiche esplicite, ma necessarie a descrivere tutta la forza propulsiva/distruttiva della sessualità, capace nello stesso momento di riaccendere la scintilla di un’esistenza appiattita nel grigiore e spingere due anime lacerate a mettere in gioco tutto ciò che hanno costruito nelle loro vite. Cosa voglio di più recita il titolo interrogandosi sulla salute morale e culturale di un paese allo sfascio, dove i valori sono profondamente cambiati e parole come etica e dignità non trovano più collocazione.

Ben scritto nei dialoghi che fin dall’inizio sembrano reali, così pieni di riferimenti a nomi e situazioni che noi spettatori non conosciamo ma che hanno il sapore della verità, Cosa voglio di più sceglie l’angolatura un po’ particolare della cronaca di un tradimento per continuare l’analisi della precarietà, professionale ed economica prima emotiva e dei sentimenti poi, iniziata con Giorni e nuvole, il precedente film di Soldini in cui un uomo si trovava improvvisamente senza lavoro e soffriva l’umiliazione di essere a carico della moglie. La precarietà disorienta, genera paure e insicurezze, così quando persone insoddisfatte non hanno la capacità di capire cosa è importante, di cosa hanno bisogno le loro vite per aspirare alla felicità, si spendono a inseguire effimere emozioni travolgenti, anestetizzanti e inconsapevoli che spesso aumentano il senso di costrizione e le mancanze che dovevano colmare.

La sequenza del risveglio all’alba in Tunisia con i minareti nella luce arancio del sole nascente, lo stridere degli uccelli che s’inseguono nell’aria e il chiacchierare sommesso delle donne intente a lavare i tappeti evoca un ritmo più lento e l’aspirazione a momenti sereni di riposo e pace interiore, in armonia con la nostra realtà più intima che ormai non ci somministriamo quasi più, travolti dai ritmi insostenibili di queste nostre metropoli occidentali. Un bellissimo film, efficace ed eloquente nel raccontare senza dire, lasciando alla sensibilità di chi guarda il compito di leggere la critica acuta e precisa ai tempi che viviamo.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Cosa voglio di più
  • Regia: Silvio Soldini
  • Con: Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Monica Nappo, Tiziana Lepore, Sergio Solli, Gisella Burinato, Gigio Alberti, Fabio Troiano, Francesca Capelli, Danilo Finoli, Martina De Santis, Leonardo Nigro, Adriana De Guilmi, Mauro Marino, Raffaella Onesti, Clelia Piscitello, Ninni Bruschetta
  • Soggetto: Doriana Leondeff, Silvio Soldini
  • Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Angelo Carbone, Silvio Soldini
  • Fotografia: Ramiro Civita, A.D.F.
  • Musica: Giovanni Venosta
  • Montaggio: Carlotta Cristiani
  • Scenografia: Paola Bizzarri
  • Costumi: Silvia Nebiolo
  • Produzione: Lionello Cerri e Ruth Waldburger per Lumière & Co, Vega Film e RSI Radiotelevisione Svizzera
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia / Svizzera, 2010
  • Durata: 121’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina
- Il primo incontro clandestino
  nell’ufficio di lei
- Anna e Alessio, Giuseppe Battiston,
  compagno distratto / Domenico e Miriam,
  Teresa Saponangelo, moglie gelosa
- Anna e Domenico in Tunisia /
  il regista Silvio Soldini
- Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino
  sono gli amanti Anna e Domenico