Cosa fa la mia anima mentre sto lavorando?
di // pubblicato il 13 Dicembre, 2010
“Collezionare arte contemporanea significa non avere nostalgia dal passato”
(Paolo Consolandi)
E' con questo criterio che il noto collezionista milanese ha scelto di interagire col suo tempo, e a pochi mesi dalla sua scomparsa, il MAGA di Gallarate ha deciso di rendergli omaggio con una mostra che ripercorre le principali tendenze dell'arte contemporanea nazionale e internazionale dagli anni Cinquanta ad oggi.
Attraverso una selezione di straordinarie opere dell'importante collezione Consolandi, la rassegna curata da Francesca Pasini ed Angela Vattese, ha dato prova della grande sensibilità e lungimiranza e dello spiccato intuito di Paolo Consolandi.
Circa duecento opere di altrettanti artisti compongono l'allestimento suddiviso in sette nuclei tematici: Oltre la materia, Orizzonti, Scrivere e scriversi, Dialoghi eclettici, Corpo e mente, Ritratti, Autoritratti; sezioni tematiche all'interno delle quali le opere di artisti storici dialogano e si mettono in relazione con quelle degli artisti più giovani sostenuti dal collezionista.

Il titolo della mostra Cosa fa la mia anima mentre sto lavorando? si riferisce all’opera di Fischli & Weiss, immagine guida della mostra scelta in rappresentanza della collezione, oltre che frase emblematica della personalità e della vita di Paolo Consolandi.
Le curatrici della mostra, Francesca Pasini e Angela Vattese, di lui hanno detto: “la sua intuizione si è sempre rivolta allo stato nascente delle ricerche, così troviamo le opere germinali di Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Giovanni Anselmo.. ma anche la foto della prima performance di Vanessa Beecroft, la mano trafitta da una matita dell'indisciplinato studente Maurizio Cattelan, i primi lavori di Alberto Garutti, Stefano Arienti, Grazia Toderi, Elisabetta Di Maggio e molti altri”.

Nato a Milano nel 1921 e notaio di professione, Paolo Consolandi inizia a comprare arte negli anni Cinquanta, al fianco della moglie Franca, archeologa. Intima e personale, ma al tempo stesso profondamente animata da senso civico, la collezione è stata sempre un monito anche per le istituzioni pubbliche, come un dire “questo si può fare”, si può cercare di seguire il presente a qualsiasi età e in qualsiasi condizione.

Come scrive Angela Vattese (Sole 24 ore, 2010) “Gusto Consolandi ne ha avuto, e molto. Ma per poterlo coltivare ha fatto le valigie almeno dieci volte l'anno: per visitare una fiera a Miami, una mostra a Istanbul o una galleria di Parigi. Ha capito, con umiltà insospettabile data la personalità da ammiraglio, che non si nasce imparati in fatto d'arte e tantomeno riguardo al contemporaneo, che il senso pieno dell'oggi lo si impara vivendo, viaggiando, e sapendo che non si avrà abbastanza tempo”.
Analogie cronologiche e di intuizione critica affiancano dunque la collezione privata Consolandi e quella pubblica MAGA, istituendo confronti e paralleli interessanti che dicono moltissimo sull'energia culturale che permeava l'Italia all'indomani della seconda guerra, quando entrambe vedono la propria nascita.

Il MAGA, inaugurato nel 2010, con i suoi 5000 mq è un polo per l'arte contemporanea prestigioso, funzionale, propulsivo, capace di calamitare il grande pubblico e invitarlo a sentire il museo come un vivace luogo di incontro e di dialogo culturale.
I laboratori didattici e uno spazio performativo sono il luogo fondamentale per lo svolgimento delle attività creative rivolte agli studenti, al pubblico e ai bambini. Mentre gli adulti guardano le mostre e la collezione del MAGA, i piccoli possono sperimentare opere gioccatolo libere e creative in uno spazio dedicato a loro con accesso libero, la ludoteca, in cui sarà possibile divertirsi con giochi e progetti ideati da artisti quali Enzo Mari e Bruno Munari.
