Cortocircuiti fiorentini
di // pubblicato il 15 Maggio, 2011
Come già riportato da molti quotidiani nazionali, iniziano in questi giorni a Firenze le riprese di un reality show prodotto negli USA. Niente di eccezionale, tutto sommato, visto che questo genere televisivo ormai imperversa da anni anche sulle nostre televisioni. In questo caso però i protagonisti del programma in questione sono un gruppetto di giovani italoamericani già famosi in patria grazie alla loro capacità di incarnare perfettamente tutti i peggiori stereotipi sulle loro origini italiane: irrascibili, volgari, dotati di scarsa educazione e intelligenza ma in grado di mostrare muscoli e curve in abbondanza, per comportamenti e abbigliamento a queste latitudini sono già stati definiti “tamarri”. Più offensivo il termine "guido" (e il femminile "guidette") usato dai ragazzi per auto-definirsi e dal network televisivo per promuovere il reality, che ha una connotazione razzista e che ha suscitato non poche polemiche da parte delle associazioni di italoamericani, che lottano proprio per allontanare certi stereotipi.
Le reazioni indignate di alcuni italiani all'idea di veder sbarcare la produzione di un programma del genere nel Bel Paese, sono state invece liquidate con altre facili generalizzazioni da più di una testata americana: visti gli scandali che tengono banco in Italia, a base di sesso e cattivo gusto, la cafonaggine molesta dello show più irriverente della Tv sarebbe quasi innocente.
Appare quindi curioso il cortocircuito culturale per il quale la “gita” dei tamarri d'oltreoceano alla ricerca delle proprie radici in Italia diventa occasione di interesse sia da parte dei media che dei fan che hanno atteso l'arrivo dei protagonisti nel centro storico – molti in verità gli americani residenti a Firenze, ma non mancavano gli italiani - che evidentemente non si accontentano dei personaggi sfornati dai reality nostrani. Il contrasto con la location della terza serie dello show non poteva essere più stridente: in molti si saranno chiesti perché ambientare le avventure degli 8 “cafoni” in una città come Firenze che sicuramente è conosciuta per il suo valore culturale ed artistico. Sicuramente questa domanda non se la sono posta gli amministratori fiorentini, che hanno concesso di filmare in giro per la città, né i negozianti e gestori che hanno concesso le riprese all'interno dei propri locali.
Anche se senza dubbio la pubblicità è l'anima del commercio, come già abbiamo sostenuto in un altro articolo, forse sarebbe il caso di riflettere su quale pubblicità e quale commercio siano più adatti a una città come Firenze. Fortunatamente c'è chi fornisce eleganti risposte a queste domande, senza generalizzare e senza entrare nel merito di un argomento sul quale forse si è già scritto troppo: la Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze Cristina Acidini ha infatti negato il permesso di girare all'interno degli Uffizi e degli altri luoghi di interesse artistico perché semplicemente il programma sarebbe “incompatibile con la destinazione culturale dei musei fiorentini”.