Corpo, automi e robot fra arte scienza e tecnologia

di Ellegi // pubblicato il 24 Dicembre, 2009

Deve essere una storia antica quella del rapporto fra l’uomo, il suo corpo e la macchina. Molto antica se già dal fondo nero dei vasi del V secolo a. C. e dalle monete d’argento di Festo, appare il corpo di bronzo di Talos, il gigante capace di incenerire i nemici. Ed è greca e si trova già nell’Iliade la parola automa, usata per descrivere una macchina che funziona con enegia propria. 

Adesso che l’uomo ha già accolto dentro di sé parti meccaniche - come fa notare il direttore del Museo d’Arte di Lugano Bruno Corà - e la macchina sembra emulare e sostituire il corpo, fino a che punto potrà spingersi questo rapporto, questa relazione? Adesso per provare a rispondere a questa domanda, esplorando un vastissimo universo, bisogna andare nel Canton Ticino per una colta, interessante e anche divertente mostra. “Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia”, è l’esposizione organizzata dal Museo d'Arte della città di Lugano in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano e con la partecipazione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e del Museo Cantonale d’Arte di Lugano.

Un appuntamento che si snoda nella città davanti al lago in due sedi diverse: una quella di Villa Ciani ospita la sezione scientifica e storica, che affronta due vaste aree Gli automi nella storia e La robotica, partendo dall’antica Grecia e arrivando all’inizio del XX secolo; l’altra, quella del Museo d’Arte della Città, che accoglie le opere degli artisti dell’età moderna e contemporanea con nuove iconografie del corpo rispetto al meccanico e all’artificiale indagando sul rapporto corpo-macchina, corpo-tecnologia.

Una rappresentazione e un rapporto che spazia fra discipline diverse quello fra il corpo umano e la sua rappresentazione: della fusione uomo macchina alla sostituzione. Disegni, volumi a stampa, produzioni di codici miniati illustrano insieme a modelli in cera, agli automi più incredibili, giocattoli,dipinti sculture, video, installazioni e robot industriali la fusione e la ricerca “dell’uomo artificiale”.

La storia parte dai Greci dalle fonti mitologiche e dai reperti archeologici dell’età classica. Monete, vasi e rimandi sopratutto al mito, poi le scoperte meccaniche e idrauliche degli arabi. Automi, fontane automatiche, e il racconto del piccione in grado di volare grazie a meccanismi di molle e aria compressa, sono una infinita fonte di informazioni, una eredità scientica del mondo greco ripresa dagli arabi e arrivata fino al Rinascimento e alle invenzioni di Leonardo che con i suoi studi sul corpo umano, integra la meccanica e inventa macchine per volare dalle ali d’uccello che si legano al corpo dell’uomo. In mostra sei bellissimi modelli costruiti negli anni Cinquata partendo dall’interpretazione dei disegni del grande Leonardo, fra cui un incredibile progenitore del palombaro e di tamburi meccanici.

A partire dal metà Settecento le cere anatomiche diventano nuovi strumenti di studio e insegnamento nelle maggiori univerisità di medicina. Veri capolavori di precisione descrittiva e realismo scompongono il corpo in tante parti come quelle di una macchina, basta ammirare le inquietanti opere di Clemente Susini

Gli androidi sei-settecenteschi presenti sia con originali d’epoca che con riproduzioni, sono realizzati sotto l’impulso delle nuove scoperte scientifiche e grazie alla sapienza meccanica e ingegneristica della manifattura orologiera svizzera. Pierre e Henri-Louis Jacquet-Droz, pionieri della tecnica dell’orologeria nel XVIII secolo, raggiungono la vetta sia dell’imitazione del corpo umano, sia dal punto di vista della riproduzione di una sua funzione con il Dessinateur, eccezionalmente messo a disposizione dal Musée d’art et d’histoire di Neuchâtel, è in grado di disegnare ben tre diverse immagini.

Dagli automi ai robot, nell’ultima parte dell’esposizone si passa agli automi e robot contemporanei come quelli di Junot o di Pietro Diana, e la possibilità per il visitatore di giocare ad azionare le “macchine” esposte.

Nella sede del Museo d’Arte della Città si concentrano le principali correnti della storia dell’arte del Novecento e contemporanea, illustrando i profondi sconvolgimenti prodotti dalla sempre più massaccia presenza delle macchine nella vita quotidiana a partire dalla seconda rivoluzione industriale e con il movimento Dada che ha trovato un’inesauribile fonte di energia creativa nel crescente conflitto tra uomo e macchina. La macchina, pensata come oggetto che amplifica le potenzialità dell’uomo essendo al suo servizio, è allo stesso tempo avvertita come elemento distruttore che conduce alla menomazione dell’uomo stesso. Gli artisti dada identificano nell’eros e nella sublimazione del meccanico in amore una possibile soluzione. In questo senso risulta centrale l’opera di Duchamp Il grande vetro, realizzata nell’arco di tempo dal 1915 al 1923 di cui sono presenti in mostra alcune acqueforti, le riproduzioni contenute nelle celebri Boîte- en-valise e Fantasma di Duchamp, reinterpretazione in fibre ottiche appositamente creata dall’artista Carlo Bernardini. 

Dalle bizzarre e affascinanti macchine celibi di Marcel Duchamp e Francis Picabia il percorso espositivo prosegue con le glorificazioni futuriste della modernità (Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Mario Sironi), le più inquietanti interpretazioni surrealiste e le creazioni razionali degli artisti legati al Bauhaus (Oskar Schlemmer, Lothar Schreyer, Sophie Taeuber-Arp) fino all’arte contemporanea.

Accanto alle mostre numerose manifestazioni collaterali fra cui una rassegna cinematografica a cura di Luganocinema93, inizitive organizzate da Oggi Musica e pièces teatrali, contribuiscono a rendere l’appuntamento con “Corpo, automi, robot” l’offerta culturale più importante dell’inverno per la città di Lugano. Contributi scientifici di rilievo e rispoduzioni a colori di tutte le opera presenti in mostra nel catalogo bilingue italiano/inglese edito da Mazzotta.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  •  Raymond Meier
     Senza Titolo, 1990
  • Pittore di Talos
    Cratere a volute Attico, fine V sec a. C.
    h 85,5 cm
    Museo Nazionale Jatta, Ruvo di Puglia
    © Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
    Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia
  • Henri-Louis Jacquet-Droz
    Le Dessinateur, 1774
    automa
    141 x 47 x 51 cm.
    Musée d’art et d’Histoire, Neuchâtel 
    Foto S. Iori
  • Enrico Prampolini
    La geometria della voluttà, 1922-1923
    olio su tela
    100 x 150 cm.
    Collezione privata
  • Man Ray
    Etiquette (Coat Stand), 1919-1920
    fotografia vintage print
    23,7 x 15,6 cm.
    Courtesy Fondazione Marconi, Milano
    © Man Ray Trust
  • Sophie Taeuber Arp
    König Hirsch: Wache, 1918 (1981)
    legno, metallo, acrilico
    56 x 18 x 18 cm.
    Museum Bellerive, Zürich



Informazioni

Mappa

Dove e quando

Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia

  • Fino al: - 20 Febbraio, 2010
  • Indirizzo: Museo d'Arte Lugano - Villa Malpensata e Villa Ciani, Lugano
  • Sito web

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